La favola di Ezio Gori: da ultimo a primo nell'albo d'oro. "Ed io che di Giostra sapevo poco"

Dal 2011 ad oggi sono undici i trionfi che Porta Santo Spirito ha ottenuto sotto la guida del rettore Ezio Gori

Undici lance d'oro. Undici vittorie. Un triplete. Un cappotto. E se a questi si aggiungono i trionfi consecutivi, i successi a Porta Santo Spirito negli ultimi otto anni non sono certo mancati.

Nel 2009 Ezio Gori venne indicato come rettore della Colombina. Per il popolo gialloblu era lui la guida giusta.
”Una scelta - racconta - che ancora oggi non capisco. Io al quartiere sono arrivato da inesperto. Certo, con mio fratello Edo, frequentavo i Bastioni ma non avevo mai prestato troppa attenzione a questo mondo. Gli unici momenti ai quali, fino ad allora, prendevo parte erano le partite di calcetto".

Un arrivo coinciso con l'addio di Carlo Farsetti che, dopo aver vestito per anni i panni del giostratore ed aver strappato agli avversari quattro lance d'oro, migrò verso Colcitrone.

“Quella fu una grande perdita - spiega - lui era il nostro cavaliere di punta. Dopo questo episodio iniziò a prendere corpo un’idea che mi frullava in testa da tanto tempo, ovvero quella di far crescere le nostre scuderie e creare una squadra di giostratori che fossero capaci".

Prima della Giostra del 18 giugno 2011, Porta Santo Spirito condivideva insieme a Porta del Foro l’ultimo posto della classifica con 26 vittorie al proprio attivo. Marco Cherici e Daniele Gori riuscirono a rompere il digiuno conquistando la 27esima lancia d'oro.

“E’ stata la prima vittoria - racconta - successivamente prese consistenza il progetto di investire sui giovani e su un preparatore. Così è cominciata l'avventura di Elia e Gianmaria che, insieme a Martino Gianni, hanno dato gambe, spregiudicatezza e anima a un percorso glorioso". 

Scortecci e Cicerchia, dal 23 giugno del 2012, hanno conquistato insieme ben 10 lance d'oro. Sette di queste sono state ottenute sotto la supervisione del Re della Piazza: Martino Gianni. Un lavoro intenso, preciso, duro e visionario dato che, fino a quel momento, nessun quartiere avrebbe mai scelto di far scendere in piazza due "ragazzi".

Erano davvero giovanissimi - ricorda Gori - però ero convito della necessità di cambiare rotta. Se guardo al passato posso dire di aver vinto 11 lance d’oro, due di queste da inesperto di Giostra. Ho fatto delle scelte e proposto dei progetti che, con l'esperienza acquisita che impone il mio ruolo, forse oggi non avrei il coraggio di riproporre. Ma alla fine siamo riusciti a spingere sull'acceleratore ed oggi sono fiero del fatto che tutti gli altri quartieri hanno copiato il nostro lavoro riprendendo quello stesso progetto che ha creato la coppia Scortecci-Cicerchia. 

Tanto lavoro. Tanta fatica. Impegno straordinario. Ingredienti semplici ma che a Santo Spirito hanno fatto la differenza.

Mi sono sempre sentito ripetere che le giostre si vincono con i giostratori - racconta ancora - vero, dico io, ma la mia visione in questo senso era precisa. I cavalieri potevamo farli noi, in casa nostra, nelle nostre scuderie. Potevamo farli crescere e formarli in un ambiente professionale ma casalingo. Un posto tutto nostro. Il progetto delle scuderie, che fisicamente ha preso il via il 1° aprile 2010, oggi è una realtà. Quando è arrivato a Santo Spirito Martino Gianni avevamo già una struttura capace di accogliere allenamenti e simulazioni di Giostra.

Manca Martino al quartiere?

"Come posso spiegarlo? Lui è il più grande, uno stregone, una persona a cui dobbiamo molto - prosegue -. Solo guardando le carriere riusciva a dire con precisione errori e punteggi. A me manca molto sotto il profilo personale. Sette anni sono tanti e abbiamo condiviso insieme una miriade di momenti. Alla fine siamo diventati molto amici. Poi, per forza di cose, il rapporto si è allentato. La sua partenza è stata una scelta dolorosa ma, pensandoci bene, anche necessaria. I nostri giostratori avevano bisogno di dimostrare il proprio valore in autonomia, indipendentemente dalla sua presenza altrimenti, quello iniziato nel 2011, sarebbe stato solo un lavoro fatto a metà.
Abbiamo dimostrato che possiamo andare avanti anche con le nostre gambe".

Un'eredità enorme quella lasciata da Martino Gianni che è stata fatta propria dalla Colombina.
"Elia e Gianmaria sono due spregiudicati - commenta - loro cercando in ogni modo di spingersi sempre e solo verso il massimo ricercando quel tiro perfetto che fa la differenza. Questa è una mentalità che gli ha insegnato Martino. Per loro l'obiettivo è il centro del tabellone. Non ci sono altri punteggi. Vincere è una prerogativa irrinunciabile. Anche io ovviamente condivido questa filosofia ma, mi rendo conto che qualche volta questo atteggiamento ci è costato caro. Allo stesso tempo, non riesco a pensare ad un'altra maniera di scendere in piazza. In lizza si va per vincere".

Una squadra solida, affidabile e un team pronto a lavorare per il bene del quartiere.
"Non rimpiango niente - spiega - Elia e Gianmaria ci hanno regalato, e continuano a regalarci, gioie fortissime. Dal canto nostro cerchiamo di portare avanti quel lavoro iniziato nel 2011 e far crescere i nostri giostratori. I risultati, anche in Prova Generale, si sono visti dato che sia Taverni che Pineschi hanno fatto un ottimo lavoro. Ma quello che nel tempo ha fatto davvero la differenza è il legame che unisce i nostri "ragazzi". Gianmaria ed Elia, ad esempio, sono grandi amici. Condividono molto più che la Giostra. Era indispensabile che il loro debutto avvenisse in contemporanea perché è proprio questo legame che li rende così terribili e forti. E' raro trovare due cavalieri tanto complementari e disposti ad aiutarsi l'uno con l'altro come fanno loro. Un affetto sincero, scevro da invidie o sentimenti di rivalsa. E non è poca cosa perché in Giostra, dico sempre, il primo avversario di ogni cavaliere è il proprio compagno. Ciascuno vuole primeggiare e puntare su sé stesso i riflettori. Non è questo il caso visto che, ad esempio, per far correre Giostra al proprio compagno Scortecci ha persino rinunciato al proprio cavallo (Napoleone ndr) per darlo a lui. Un atteggiamento mai visto. Certo dobbiamo ancora crescere e migliorarci ma la strada, ne sono certo, è quella giusta". 

Prossimo obiettivo?
"Staremo a vedere - conclude - nel frattempo mi scuso con il mio quartiere perché avevo promesso che a settembre 2019 saremmo stati in vetta all'albo d'oro da soli. Ci siamo ma, abbiamo altri due avversari con noi. Ci lavoreremo sopra e, a giugno, sarà di nuovo Giostra".

Ad oggi, Ezio Gori è il rettore più vittorioso dell'intera storia della Giostra del Saracino. Con le sue undici lance d'oro conquistate ha superato Giancarlo Felici (10) e Faliero Papini (10).

"Questa è per il quartiere che ci supporta e sopporta". Cicerchia e Scortecci: i cecchini della piazza

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