Vernaccini dopo l'addio a Porta del Foro: "Mi sento vuoto. Ma penso già al futuro"

Con il quartiere giallocremisi è finita in modo brusco e improvviso. La separazione, le polemiche, il cavallo ceduto a Sant'Andrea, gli allenamenti che continuano: intervista a cuore aperto con un giostratore che vuole tornare sulla lizza al più presto

Andrea Vernaccini

Andrea Vernaccini è il grande assente di questa Giostra. Il suo nome aleggia soprattutto su Porta del Foro e non solo perché finora non si è perso nemmeno una serata di prove, sedendosi in tribuna in mezzo alla gente, ma perché è una mancanza che non può non essere notata. Giallocremisi da sempre, prima lancia per tanti anni, tre volte sul cinque senza conquistare la lancia d'oro, è stato messo da parte a poche settimane dalla sfida al buratto: una decisione sofferta per il consiglio e per i quartieristi, lacerante per il diretto interessato, che poco dopo ha rescisso il contratto con la Chimera. Adesso, come si direbbe nel calcio, è svincolato.

Andrea, come stai? Sei deluso, dispiaciuto, mortificato, incazzato?

Non lo so, è uno stato d’animo indecifrabile. Diciamo che mi sento vuoto, ecco. E’ l’espressione che rende meglio l’idea.

Pensi di aver subìto un’ingiustizia?

Non mi va di dire tante cose su questa storia né passare per uno che semina zizzania. Al quartiere voglio bene e chi mi conosce sa che è la verità.

Domenica sera in piazza c’era quello striscione con la scritta “Verna uno di noi”. Ti ha fatto piacere o ti ha messo in difficoltà?

Tutte e due. Di sicuro ciò che non voglio fare è creare casini a poche ore dalla prova generale e a due giorni dalla Giostra.

Allora dicci cosa vuoi fare adesso.

Voglio fare il giostratore, allenarmi in modo professionale. Sono senza contratto ma da questo ambiente non uscirò perché è la mia vita, la mia passione.

Perché la rescissione di contratto? Gli scenari cambiano, magari a settembre sarebbe stato tutto diverso.

Ci ho pensato, ho ponderato tutto per bene e ho deciso una settimana dopo che il consiglio mi aveva messo fuori. Tornassi indietro, lo rifarei.

Martino Gianni, in un’intervista a Teletruria, si è detto sorpreso dal fatto che hai lasciato il tuo cavallo, Brighella, a un giostratore rivale come Vedovini di Sant’Andrea. Com’è andata veramente?

Il cavallo gliel’ho dato dopo che avevo rescisso il contratto. Martino ha insegnato la Giostra a tanti, non posso certo polemizzare con lui. Però su questo abbiamo due opinioni diverse. Io devo anche pensare al futuro.

Cioè?

La Giostra è anche il mio lavoro. Se un mio cavallo viene in piazza, è tutta esperienza che un domani potrebbe servire pure a me. Vederlo sotto la sella di altri giostratori mi aiuta a capire e mi dà indicazioni preziose.

Non ti sei perso un minuto di prove in queste sere. Non ci stai male a vedere gli altri sulla lizza mentre tu devi rimanere a sedere in tribuna?

Alla fine il piacere di vivere la piazza è superiore al rammarico di non esserci. La Giostra è un solievo, perché devo rinunciarci?

Hai qualche rimpianto Andrea?

Per com’è andata a finire? No, assolutamente. Mi sono impegnato al massimo ogni volta, al quartiere ho dato tutto. E’ vero che si può sempre fare meglio, ma sono sereno. Mi dispiace solo non essere riuscito a vincere, io ce l’ho messa tutta.

Qualcuno dice di te che sei troppo buono. E’ vero?

Boh, forse sì. Sono una persona limpida, se devo cambiare carattere per fare un favore a qualcuno, preferisco stare fuori. E sto parlando in generale. 

Se un quartiere ti cercasse per settembre, saresti pronto?

Mi alleno, sto provando tutti i giorni perché se mi chiamano, non posso farmi trovare impreparato. 

Hai già vestito il costume di Porta Crucifera in carriera. Ma con altri colori addosso ti ci vedi?

Io devo ragionare da professionista e, se un quartiere me ne desse l’opportunità, dovrei onorare quei colori. Funziona così ed è giusto così. Credo molto in me stesso, questo voglio dirlo.

Sabato sarai in piazza a vedere la Giostra?

I biglietti ce l’ho, ma devo decidere cosa fare. Sarà un giorno tosto per me.

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