"Arezzo Wave momento d'oro della città". I Negrita si raccontano

“Arezzo è meravigliosa, piena di risorse, di luoghi da visitare e da scoprire per i turisti. Mi dispiace vederla perdente contro città come Firenze, Siena, Perugia. Per avere una marcia in più, anche Arezzo dovrebbe offrire alternative al turismo...

“Arezzo è meravigliosa, piena di risorse, di luoghi da visitare e da scoprire per i turisti. Mi dispiace vederla perdente contro città come Firenze, Siena, Perugia. Per avere una marcia in più, anche Arezzo dovrebbe offrire alternative al turismo ordinario".

E' sul ruolo della loro città, sullo stato di salute della risorsa culturale e sulla scena musicale che si soffermano le riflessioni di Pau, Drigo e Cesare, cuore ed anima dei Negrita.

Intervistati da Matilde Banderas i tre musicisti aretini hanno raccontato sé stessi e il proprio rapporto con il territorio in un lungo articolo pubblicato per Up Magazine.

Una riflessione a tutto tondo dove in più di un passaggio vengono affrontati temi quali lo sviluppo cittadino e l'offerta legata all'intrattenimento.

La band, tra le più longeve del panorama nazionale, ha ripercorso il proprio cammino partendo proprio da uno dei momenti più gloriosi (per quello che concerne l'offerta musicale e culturale) vissuti dalla città: gli anni di Arezzo Wave.

“È venuta a mancare la centralità che Arezzo ha avuto per tanti anni - hanno raccontato i Negrita sulle colonne di Up Magazine - Il suo vero momento d’oro è stato il periodo di Arezzo Wave: negozi, ristoranti, alberghi, ogni attività ne ha tratto giovamento. Se c’erano problemi di ordine pubblico nella struttura del campeggio, bisognava intervenire chiudendo o rendendo più sicuro il campeggio, non facendo morire unestival con tutta quella storia”.

Immancabile anche un accenno al progetto di riqualificazione dell'ex mercato ortofrutticolo presentato qualche mese fa e balzato aglio onori della cronaca locale (e non) durante un'altra intervista resa pubblica dal programma tv "Fuori Roma".

“Abbiamo ricevuto l’invito a partecipare al bando direttamente dal Comune e lo abbiamo accolto con entusiasmo, coinvolgendo professionisti al di fuori di Arezzo come lo chef Alessandro Borghese. Con l’obiettivo di dare una scossa culturale e sociale alla città. Ma avere come riferimento soltanto i soldi produce una desertificazione culturale e strutturale, quella che stiamo vivendo in tutta Italia oggi, non solo ad Arezzo”.

L'intervista completa su UpMagazine

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