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Archivio Vasari: "Basta tenerlo chiuso in un armadio, è della Fraternita"

Il testamento con le ultime volontà di Giorgio Vasari è esposto all'interno del Palazzo della Fraternita dei Laici

 

"Non può rimanere chiuso dentro ad un armadio". 
Sepolto. Celato alla vista. Nascosto. Visitato di rado da pochi, pochissimi, fortunati.
Così resta l'insieme le lettere che Michelangelo, genio di Caprese, inviava a Giorgio d'Arezzo per raccontare di un tempo tanto antico quanto glorioso.

Pochi, anzi rari, coloro che hanno letto con i propri occhi questi carteggi. I più sono studiosi, ricercatori, ma scarsi i cittadini comuni, i visitatori, i curiosi, gli appassionati.

Quelle inestimabili carte sono custodite all'interno di Casa Vasari in via XX settembre e, da sempre, sono oggetto di un acceso tira e molla giudiziario tra lo Stato e la famiglia Festari, eredi degli scritti redatti più di cinquecento anni fa.

Una situazione complicata quanto ingabugliata, ricca di colpi di scena che non è mai giunta ad un punto.
Ad oggi, nonostante i tentativi messi in piedi nel tempo, quel patrimonio così unico non è quasi mai stato esposto pubblicamente. Almeno non fuori dalla casa museo.

"L'Archivio Vasari torni ad essere pubblico"

"E pensare - spiega Pier Luigi Rossi, primo rettore della Fraternita dei Laici - che l'erede indicato da Giorgio Vasari nel suo testamento olografo è proprio l'istituzione di piazza Grande".

"Io Giorgio lascio i beni ad Arezzo"

Per celebrare questo legame con la città che diede i natali al grande artista, biografo, ingegnere e pittore, dalle 20 alle 23 di questa sera, venerdì 28 giugno, le porte del palazzo di Fraternita rimarranno eccezionalmente aperte.
All'interno delle sale dell'edificio è stato messo in mostra, nelle settimane passate, il testamento di Giorgio Vasari scritto di suo pugno il 25 maggio 1568.

"Il suo volere era chiaro - conclude Rossi - lasciare tutto alla Fraternita. Tutto. Compreso l'archivio che custodisce i suoi preziosi carteggi. E' ora di alzare la testa e fare il possibile affinché un patrimonio dell'umanità di questa portata non rimanga più chiuso dentro ad un armadio".

Il primo rettore Pier Luigi Rossi accompagnerà tutti i visitatori nel Palazzo e illustrerà il contenuto del testamento.

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