Il bilancio di Sudwave Festival: nel futuro lo "sbarco" a Barcellona e un nuovo format tra classica e rock

Tutte le canzoni studiate ed interpretate dai sei giovani talenti di Woodstock Wave 50 in una playlist ricordo: Sudwave si conclude con l’omaggio al grande festival di musica, allo Spazio Seme

Si chiude questa seconda edizione di Sudwave Festival ed è già tempo di appuntamenti per il prossimo futuro. Numerose e originali le prospettive per gli anni a venire: Sudwave mira ad arrivare a Barcellona entro il 2021 (dopo l'esperienza di Arezzo Wave en Paris nell'aprile del 2020) ed ha un nuovo format in mente per Arezzo, che unisca la musica classica con le note rock, rinascimento e sperimentazione. Un connubio di arte e tradizione, ricco di collaborazioni enogastronomiche e culturali, per esportare la tradizione aretina e toscana in tutte le piazze europee conosciute da Sudwave.

A suggellare i diversi momenti di musica e incontri di questa quattro giorni rimane intanto una compilation digitale, con incise le registrazioni live del concerto di domenica 10 novembre allo Spazio Seme. Più di un’ora di musica, sei giovani partecipanti, le loro voci si sono intrecciate con quelle di special guest della scena musica italiana: protagoniste le canzoni famose dello storico festival di Woodstock del 1969. Un ricordo che tutto il pubblico di Sudwave può portare con sé, ma soprattutto la prima pietra per i ragazzi che hanno partecipato a Woodstock Wave 50, unici interpreti delle celebri canzoni e promesse della futura musica nazionale.

“ L'intento di SudWave è quello di porre Arezzo al centro di un percorso non solo nazionale ma anche europeo e internazionale, – dichiara Mauro Valenti, direzione Fondazione Arezzo Wave - Una sorta di mostra mercato dove acquistare la migliore musica che arriva dal sud del continente. Vogliamo ripartire da questi nuovi risultati, come quello legato al Giffoni Film Festival – che ospiterà tre ragazzi aretini nella prossima edizione del 2020, il rinnovato rapporto con le istituzioni – insieme alla Fondazione Guido d’Arezzo e al sindaco Ghinelli, Mibact e Siae – i cui bandi hanno dato sostegno alle attività di Fondazione Arezzo Wave en Paris, e ringrazio anche Spazio Seme e Arezzo Factory, fisicamente vicini in questa avventura. Tutto questo dà una credibilità sempre maggiore al nostro lavoro, soprattutto quando andiamo a presentarlo ai miglior festival europei”. 


Ecco la tracklist: Francesco Lettieri si esibisce con “Darling be home soon” di John Sebastian, Tommaso Dugato ha scelto “Beautiful People” di Melanie Safka, Jessica Caldari “White Rabbit” dei Jefferson Airplane, Kevin Koci con “Mr.Tambourine Man” di Bob Dylan, Gaia Mazzoli con “Try” di Janis Joplin  e Anastasia Brugnoli canta “BlackBird” di Crosby, Still & Nash. Come ospiti eccezionali del concerto live si sono aggiunti la mezzosoprano Valentina Volpe Andreazza, che ha cantato “We shall overcome” di Joan Baez, Finaz e Nuto con un medley ispirato a Jimi Hendrix, e in chiusura Petra Magoni che ha cantato la bellissima “Piece of my heart” di Janis Joplin e “With a little help from my friends”, portata da Joe Cocker sul palco di Woodstock. Esibizione finale corale, sul palco anche il vocal coach Gianni Bruschi, con “Freedom”, spiritual divenuto celebre con Richie Evans.

Il corso di vocal coaching ispirato al leggendario festival è stato curato da Fondazione Arezzo Wave e Spazio Seme, promosso da Mibact e gestito da Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE): due settimane di masterclass dallo scorso martedì 29 ottobre fino al concerto finale del 10 novembre, i 6 ragazzi – tutti under 35 – sono stati guidati dal vocal coach di Spazio Seme Gianni Bruschi e da altri grandi maestri della scena musicale italiana.

Insieme a loro sul palco la resident band di Arezzo Factory che ha accompagnato i giovani nelle settimane e sul palco è formata da: Marco Faralli alle tastiere, Mauro Maurizi al basso, Andrea Cetica alla batteria e Francesco Cucini alla chitarra.

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