Esternalizzazione di servizi, assemblea sindacale in via Calamandrei. Cosa succede in Ubi Banca?

Dichiarazione di Fabio Faltoni, sindacalista in UBI Banca e segretario provinciale coordinatore della FABI – Federazione Autonoma Bancari Italiani

Le esternalizzazioni di alcuni servizi da parte di Ubi Banca preoccupano anche i dipendenti aretini. A lanciare l'allarme è Fabio Faltoni, sindacalista e segretario provinciale della Fabi, la  Federazione Autonoma Bancari Italiani.

Proprio alcuni giorni fa si è tenuta un 'assemblea sindacale nella sede di via Calamandrei. Ma capiamo partendo dal fatto che quando, circa due anni fa, BancaEtruria venne incorporata in Ubi Banca, circa 120 lavoratori del Gruppo Etruria (della banca aretina vera e propria, di Etruria Informatica e di Banca Federico del Vecchio) vennero trasferiti nella società UBISS – UBI Sistemi e Servizi, una società del Gruppo UBI con sede a Brescia, con circa milleottocento dipendenti in totale, suddivisi tra una decina di sedi dislocate nel territorio nazionale.

A fine luglio, con una mossa che ha sorpreso e sconcertato i sindacati e tutti i lavoratori, il Gruppo UBI ha iniziato la procedura di legge per “esternalizzare” alcune attività di UBISS e i relativi dipendenti (circa duecento in totale), per cedere cioè alcuni suoi rami d’azienda a due diverse società: Accenture e BCube. Tale iniziativa coinvolge otto città, ma non Arezzo.

Ma - seppur non coinvolti direttamente - anche i lavoratori UBISS di Arezzo si sono mobilitati il 13 scorso, con una partecipata e preoccupata assemblea sindacale in via Calamandrei, in contemporanea a iniziative simili dei colleghi UBISS di tutta Italia, proprio per dire con forza no alle esternalizzazioni, per dire no nel merito e nel metodo.

Le motivazioni 

Infatti, questa scelta aziendale - questo fulmine a ciel sereno - va contro alla logica, va contro agli impegni presi nel recente passato da UBI con i sindacati e va contro alla prassi delle buone e costruttive relazioni sindacali aziendali; non solo, ma questa scelta unilaterale, interviene nel mezzo di una trattativa per il rinnovo del Contratto Nazionale dei bancari che sta discutendo anche della materia “esternalizzazioni”.

Insomma, troppi lati oscuri, nell’apertura di questa procedura di cessioni; oscurità che fanno temere anche di peggio e che mettono in fibrillazione anche i lavoratori UBISS di Arezzo.

Come da accordi con la Banca Centrale Europea al momento dell’incorporazione di BancaEtruria, Banca Marche e CariChieti, UBI deve arrivare a fine 2020 con 19.500 dipendenti, circa 800 in meno di quelli attuali. Non vogliamo pensare che la banca intenda raggiungere questo numero perdendo pezzi per strada, invece di ricorrere agli ordinari strumenti (es. prepensionamenti volontari) usati fino ad oggi da essa e da tutte le banche; non vogliamo pensarlo, però il sospetto è molto forte.

L'appello

Con senso di responsabilità e col pragmatismo tipico del primo sindacato in UBI e nel settore bancario italiano, la FABI di Arezzo suggerisce - per il momento - di porre attenzione, di accendere un faro sulla vicenda UBISS, al Sindaco di Arezzo, alla Presidente della Provincia e al Presidente della Regione Toscana, oltre ai parlamentari del nostro territorio.

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