Obbligo dell'origine in etichetta, Coldiretti: "Più tutela per il Made in Arezzo"

L'associazione: “E’ una nostra grande vittoria che consentirà di valorizzare la produzione nazionale e aretina"

Con l’approvazione del Dl Semplificazioni diventa legge l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti in commercio, come richiesto dal 96% dei consumatori italiani. Ad affermarlo è la Coldiretti in occasione del varo definitivo da parte della Camera della norma contenuta nel decreto legge che estende a tutti i prodotti alimentari l’obbligo di indicare in etichetta il luogo di provenienza geografica. “E’ una nostra grande vittoria che consentirà di valorizzare la produzione nazionale e aretina, garantire scelte di acquisto consapevoli ai cittadini e combattere il falso Made in Italy” commenta il presidente della Coldiretti di Arezzo Lidia Castellucci nel sottolineare che l’Italia si pone così all’avanguardia in Europa nella battaglia per la trasparenza dell’informazione”.

Grazie all’obbligo dell’indicazione in etichetta – spiega la presidente – sarà possibile conoscere finalmente la provenienza della frutta impiegata in succhi, conserve o marmellate, dei legumi in scatola o della carne utilizzata per salami e prosciutti fin ad ora nascosta ai consumatori, ma anche difendere l’efficacia in sede europea dei decreti nazionali già adottati in via sperimentale in materia di etichettatura di origine di pasta, latte, riso e pomodoro.

La norma - sottolinea il direttore della federazione aretina Mario Rossi – affida a disposizioni nazionali l’attuazione dell’obbligo che, sulla base del Regolamento quadro sull’etichettatura n. 1169 del 2011, tiene conto della necessità di assicurare la tutela della salute pubblica e dei consumatori, di prevenire frodi e di consentire il corretto svolgimento delle attività d’impresa sulla base di una corretta concorrenza. Sono previste sanzioni in caso di mancato rispetto delle norme che vanno da 2mila a 16mila euro, salvo che il fatto costituisca reato.

In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare – spiega la dirigenza aretina - sul mercato il valore aggiunto della trasparenza e il valore di ciò che le imprese tutti i giorni producono - in una situazione in cui ancora 1/4 della spesa degli italiani resta anonima. L’etichettatura di origine obbligatoria è stata introdotta per la prima volta in tutti i Paesi dell’Unione Europea nel 2001 dopo l’emergenza mucca pazza nella carne bovina per garantire la trasparenza con la rintracciabilità e ripristinare un clima di fiducia. Da allora molti progressi sono stati fatti anche grazie al pressing della Coldiretti ma resta l’atteggiamento incerto e contradditorio dell’Ue che obbliga a indicare l’origine in etichetta per le uova ma non per gli ovoprodotti, per la carne fresca ma non per i salumi, per la frutta fresca ma non per i succhi e le marmellate, per il miele ma non per lo zucchero. 

Una misura importante anche di fronte al ripetersi di scandali alimentari nell’Unione Europea dove si sono verificati nel 2018 quasi dieci allarmi sul cibo al giorno che mettono in pericolo la salute dei cittadini e alimentano psicosi nei consumi per le difficoltà di confinare rapidamente l’emergenza. Le maggiori preoccupazioni – precisa Coldiretti – sono proprio determinate dalla difficoltà di rintracciare rapidamente i prodotti a rischio per toglierli dal commercio con un calo di fiducia che provoca il taglio generalizzato dei consumi che spesso ha messo in difficoltà ingiustamente interi comparti economici, con la perdita di posti di lavoro. L’esperienza di questi anni – conclude Coldiretti - dimostra l’importanza di una informazione corretta con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine nazionale dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti.

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