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La crisi del commercio al dettaglio, negozi che chiudono e fondi vuoti: il caso di via Guido Monaco

Dati amari per il commercio al dettaglio della provincia di Arezzo. Saldo negativo tra le aziende nate e quelle cessate, un distacco sempre più marcato dal più solido comparto del turismo

 

Quattrocento imprese aretine in meno del terziario nel 2019. E' questo il preoccupante saldo negativo tra le imprese nate e quelle chiuse. Un bilancio dovuto in particolar modo al commercio al dettaglio che ha uno spaccato con un segno meno davanti: in 10 anni sono andate in fumo circa 400 imprese con un calo percentuale di 8 punti.

Di contro sale il settore del turismo che si configura come una vera e propria eccellenza del territorio di Arezzo +18% le imprese negli ultimi dieci anni, con quasi 400 unità in più rispetto al 2010. Ma è ormai cosa sotto gli occhi di tutti: chiudono sempre più negozi, aprono sempre più bar e ristoranti. Ottima anche la performance dei servizi con un +14% dal 2010 al 2019.

Due zone, due esempi e 10 chiusure 

Via Guido Monaco, nella parte alta intorno al Teatro Petrarca si è sviluppata una rete di servizi legati alla ristorazione e all'accoglienza, con bar, paninoteche, ristoranti di vari livelli. Nella parte bassa resiste qualche negozio storico, ma molti aprono e chiudono e adesso ci sono numerose saracinesche chiuse, non ha resistito nemmeno il negozio di bigiotteria, ha chiuso, forse per altri motivi, la sartoria e nessuno si è affacciato per prendere in affitto di nuovo quell'ampio e luminoso fondo, nemmeno la pasticceria di cup cake è riuscita a rimanere aperta. Ha lasciato un grande vuoto anche il trasferimento in altra strada della sanitaria. C'è anche un fondo molto grande che resta vuoto tutto l'anno, tranne che per un temporary shop di Natale. Sull'altro lato il negozio di giocattoli di legno ha chiuso da tempo e al suo posto non è arrivato nessuno, il cartello affittasi è appeso al vetro.

Via Trento Trieste ha visto chiudere la cartoleria, sostituita da un fruttivendolo, ma poi ha chiuso anche il negozio di accessori per donna, così come la merceria che era lì da tanti anni. Sfitto da molto tempo anche il fondo che una volta era pieno di borse e di scarpe nella parte di fronte, in via Mino da Poppi.

Giù molte saracinesche e quelle che riaprono sono davvero poche.

Il terziario resta comunque la componente più forte dell'economia aretina

Lo testimoniano sia il numero di imprese, circa 17mila, in pratica il 60% del sistema imprenditoriale extraagricolo, sia per numero di occupati che si +5mila negli ultimi dieci anni contro il calo di 2 mila unità nell’industria) sia per ricchezza prodotta (il 66% del valore aggiunto della provincia di Arezzo, quasi 6 miliardi di euro).

Tra gli elementi salienti della ricerca che sarà illustrata questa sera, al Teatro Petrarca di Arezzo, durante gli Stati Generali del Commercio, salta agli occhi che quella di Arezzo è in Toscana la provincia più colpita dal fenomeno di deterioramento delle imprese nel 2019, facendo registrare un tasso di crescita negativo (-0,48%) dovuto a tutti i settori. Negativa, ma in misura minore, anche la crescita di Siena, Massa Carrara, Pisa e Pistoia. A crescere – ma in modo molto contenuto - sono state le province di Prato (+0,85%), Grosseto, Lucca, Firenze e Livorno.
Altro dato che emerge dalla ricerca è l’irrigidimento del rapporto con le banche: è infatti in calo la quota di imprese aretine del terziario che si recano in banca per chiedere credito, così come calano anche le risposte positive.

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