Le stime dell'evasione fiscale? Ridicole e infamanti

Evasione fiscale, problema vero, quantificazioni ridicole. Non ultima, la Commissione Europea si è spericolata in una infamante stima dell’evasione fiscale italiana. Sono decenni che mi imbatto in presunte stime dell’evasione tra di loro...

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Evasione fiscale, problema vero, quantificazioni ridicole. Non ultima, la Commissione Europea si è spericolata in una infamante stima dell’evasione fiscale italiana. Sono decenni che mi imbatto in presunte stime dell’evasione tra di loro accomunate soltanto dall’essere sempre diffamanti, sempre regolarmente al rialzo, sempre spacciate per accurate, e sempre diverse. In sintesi, prive di attendibilità.

Eppure, in nome della lotta all’evasione, abbiamo subito negli ultimi venti anni un’alluvione di strumenti di tortura fiscali e para fiscali. Se la stima europea avesse una parvenza di fondatezza, dobbiamo dare piena ragione a chi come me sostiene, da un quarto di secolo, che le tagliole normative colpiscono, e non solo in campo fiscale, soltanto le persone perbene? Facciamo un po’ di ordine, soprattutto mentale.

L’evasione fiscale, come qualsiasi altro fenomeno sommerso, è stimabile, proprio perché sommerso, solo con quantificazioni di larghissima massima. Non è difficile da capire: per quantificarla con la pretesa puntualità, occorrerebbe individuare ogni singolo evasore. Purtroppo in Italia vengono prese per buone, per quanto sembri incredibile, anche quantificazioni dell’evasione basate su percezioni, quindi ben oltre la soglia del ridicolo. Interessante è notare la tecnica dell’operazione, che si ripete sempre uguale.

Qualcuno partorisce, apparentemente senza motivo, una stima dell’evasione fiscale purchessia, ma sempre roboante. I giornali e le televisioni la propalano con grande sdegno. Li posso anche capire, la pubblicità va venduta. Pedina indispensabile dell’operazione è la classe politica nazionale, purtroppo popolata, in gran parte, da torsoli privi di competenze. Che si spaventa facilmente ad ogni stormir di foglie, correndo inerme a far approvare l’ennesima tagliola, sempre dannosa come le precedenti, che proprio in quel momento, guarda la coincidenza, le viene messa sotto il naso da qualche burocrate ministeriale.

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Cerchiamo di intenderci, l’evasione fiscale è un fenomeno grave, e da combattere, ma non a suon di bubbole. Sapete a cosa servono queste pseudo stime, oltre che a favorire importanti carriere sia politiche che burocratiche? A preparare un’altra spremitura a carico delle persone perbene, e ad erodere la poca privacy rimasta. In questo caso, che è leggermente diverso dal solito, l’operazione è anche parecchio evidente: punta a non far muovere dalla cuccia il governo italiano che sta timidamente balbettando di ridurre qualche tassa. Ma torniamo alle stime creative dell’evasione. Per chi non si fida delle mie parole: lo sapete chi ha detto che l’evasione fiscale non è quantificabile? Ve lo dico io, il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble. Il dottor Schauble ha giustamente detto che non è possibile stimare l’evasione fiscale se non per ordini di grandezza, ed ha evitato, per serietà, di fornire numeri. Evitando di sparare numeri a casaccio, pur sempre antipatici, ha anche difeso, visto che stava parlando della Germania, l’immagine della sua nazione. Così si fa. Tutta un’altra qualità, rispetto all’autolesionismo, oltreché all’assenza di amor di patria, di gran parte della nostra classe politica nazionale. Le politiche economiche tedesche, e del dottor Schauble in particolare, non sono di sicuro nelle mie corde, ma dobbiamo dare a Cesare quello che è di Cesare.

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