Lavoro: impennata dei contratti a termine. Ad Arezzo calano l'export e le ore di cassa integrazione, il rapporto Ires

La disoccupazione cala, così come diminuiscono le ore di cassa integrazione. Ma cala anche la percentuale di esportazioni effettuate in un anno. Lo scenario è quello che viene particolareggiato dalla Cgil Toscana che nel suo annuale rapporto...

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La disoccupazione cala, così come diminuiscono le ore di cassa integrazione. Ma cala anche la percentuale di esportazioni effettuate in un anno.

Lo scenario è quello che viene particolareggiato dalla Cgil Toscana che nel suo annuale rapporto Ires, dove delinea la situazione del comparto economico e del lavoro in tutta la regione.

Secondo quanto evidenziato, dal 2016 al 2017 cresce l'incidenza dei contratti a termine nel mercato del lavoro in Toscana. In parallelo la quota degli avviamenti a tempo indeterminato si è ridotta dal 22,1% al 16,2%.

Positivo il saldo fra avviamenti e cessazioni per quasi 36mila unità, dettato da contratti a termine (+57mila) e apprendistato (+10mila), mentre per i tempi indeterminati il saldo parziale è negativo (-33mila). L'insieme degli avviamenti e delle cessazioni, secondo Ires, consegna un saldo positivo di 4.700 occupati per uno stock complessivo di circa 1,6 milioni di persone occupate (+1,1%). Si riduce il numero dei disoccupati attestandosi all'8,6%, ma di questi quasi il 50% è senza lavoro da più di un anno.

L’accelerazione del commercio internazionale, che dovrebbe mantenersi anche per tutto il 2018, pur in un contesto globale in cui non mancano elementi di incertezza e fibrillazione, ha sicuramente influito sul buon andamento economico di una regione fortemente vocata all’export come la Toscana.

Per quello che riguarda invece la cassa integrazione, viene registrata una riduzione pari al 56% delle ore erogate. Un risultato largamente migliore della corrispondente media nazionale, che vede una diminuzione del 39%: in questo quadro gli interventi di integrazione guadagni necessari in Toscana per il 6,1% sul totale nazionale, rispetto al precedente dato del 8,4%.

Ormai la stragrande maggioranza degli avviamenti avviene tipologie contrattuali che non sono “a tempo indeterminato” bensì “a termine”, con un peso sull’insieme delle assunzioni pari al 68% del totale e con un incremento in termini percentuali di 5 punti sul dato del 2016.

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Cassa Integrazione: CIG ai minimi (salvo che nel commercio e nel poligrafico-editoriale)

Grazie ad una diminuzione del -64% della cassa integrazione straordinaria e ad una del -86% della cassa in deroga (e nonostante un aumento della cig ordinaria del 3%), complessivamente, nel primo trimestre dell’anno, una riduzione del 56% delle ore di cassa integrazione erogate. Anche rispetto alla dinamica nazionale (-39%) la diminuzione è notevole, e consente la riduzione della quota toscana di cig al 6,1% rispetto all’8,4% dello stesso trimestre dell’ano precedente. In valori assoluti, i dati toscani segnano una riduzione da 8,5 a 3,8 milioni di ore, diminuzione che si ottiene grazie soprattutto ai dati del settore metalmeccanico (da 4,4 a 1 milione di ore) e al settore della moda (o tac: da 1,4 a 400mila ore integrate). Con valori differenziati, la tendenza ad una forte riduzione di Cig la possiamo riscontrare in tutti i settori, con due eccezioni: da una parte il settore cartario-editoriale, che vede i livelli di cig moltiplicarsi per 5 (grazie soprattutto al settore poligrafico-editoriale fiorentino) e dall’altra quello commerciale (da 300mila a 800mila ore). Nelle province di Pisa, Lucca, Livorno, Grosseto e Arezzo la contrazione delle ore autorizzate è del 75% o più; si dimezzano all’incirca nelle province di Pistoia e Prato, una lieve riduzione riguarda Massa Carrara (-11%), ed un lieve incremento (+2%) Firenze, che tuttavia aveva un dato di partenza modesto.

Indennità di disoccupazione: le prestazioni a sostegno del reddito in Toscana

Ecco i dati dei percettori (percettori attivi, valore assoluto) di prestazioni di sostegno al reddito in Toscana. Nella tabella 1 vengono riportati i dati relativi al I trimestre del 2018 e del 2017, ricordando che si riportano i dati relativi ai totali delle suddette prestazioni senza considerare le diverse tipologie. Dai dati riportati in Toscana si riscontra una sostanziale stabilità nel numero di tali soggetti, ovvero solo una lievissima diminuzione dello 0,07%. Considerazioni possono essere estendere al dato delle singole province.

"Da questi dati - si evince dal rapporto Ires - i commenti che si può tentare di effettuare riguardano sostanzialmente la rilevazione della presenza di una situazione di stasi nel mercato del lavoro in relazione agli ammortizzatori sociali, che può essere forse il risultato di un “lieve miglioramento” nella situazione lavorativa della popolazione regionale. Senza dubbio, la suddetta affermazione deve essere confrontata con quello che succederà nel corso dell’anno".

Infine, nella Tabella 2 si presentano invece i dati dei percettori di prestazioni di sostegno al reddito in Toscana con la disaggregazione per tipologia di prestazione di sostegno al reddito e per provincia. Rispetto al I trimestre del 2017 e solo in relazione alla Naspi, nel I trimestre del 2018. Come si evince dalla Tabella 2, non si rilevano cambiamenti degni di nota, salvo dei lievi aumenti nella C.M. di Firenze, Prato e Pistoia, e delle lievi diminuzioni ad Arezzo, Grosseto, Lucca e Siena.

Export: forte aumento nel 2017

L’andamento dell’export del 2017, rispetto al 2016, risulta piuttosto positivo: la crescita complessiva dei settori analizzati (agricoltura, meccanica, moda, industria estrattiva e la così detta altra industria) è stata del 4,2%.

"Si tratta di un buon risultato, che tuttavia, - fanno sapere nel rapporto - risulta inferiore a quello del III trimestre (2017 rispetto al 2016), in cui la variazione era del +6,1%. In particolare: nel 2017 l’export della meccanica, nel suo complesso, diminuisce del -7,2% rispetto all’anno precedente, attestandosi ad un valore delle esportazioni di circa 11,7 MLD di euro. Tuttavia, l’andamento dei settori che la compongono è piuttosto vario: risulta diminuire, infatti, il volume delle esportazioni dei metalli di base e dei prodotti in metallo (-14,7%). Diminuiscono anche le esportazioni degli apparecchi elettrici (-3,1%) e quelle dei macchinari e apparecchi non altrimenti classificati (-8,2%). In crescita, invece il settore dei mezzi di trasporto (+3,7%) e quello dei computer e apparecchi elettronici (+0,4%). Per quanto concerne il TAC, il 2017 (rispetto al 2016) fa registrare un forte aumento delle esportazioni (+7,8%). In fortissima crescita risulta anche l’export dell’industria estrattiva che fa registrare un +38,2%. Anche l’agricoltura incrementa il proprio export del 6,3%".

Infine, l’Altra Industria fa registrare una crescita impetuosa: pari al 14,1%. La disaggregazione del dato su base provinciale mostra andamenti dell’export di tipo altalenante: fra il 2016 e il 2017 le esportazioni risultano positive in tutte le Province tranne che a Massa Carrara (-8,8%), Pistoia (-0,7%) e Arezzo (-3,2%). La variazione maggiore riguarda Siena (+23,6%) e Grosseto (+20,1%). Per contro, i valori positivi più bassi riguardano la Provincia di Prato (+2,0%), Pisa (+3,3%), e Lucca (+4,1%). Le stime Le stime inerenti l’import e export sono basate sui dati di Prometeia.

"Tali informazioni, essendo frutto di modelli macro-econometrici, vanno prese con le dovute cautele - continuano dal rapporto - Tuttavia, dagli indicatori in nostro possesso, le esportazioni della Toscana a fine del 2018 dovrebbero attestarsi attorno ai 33,3 MLD (Prometeia ha rivisto al leggero ribasso le stime che nel trimestre precedente erano pari a 34,6 MLD di euro). Nei due anni successivi queste cresceranno rispettivamente del 5,5% (variazione 2018-2019) e del 7% (variazione 2019-2020), giungendo a 37,5 MLD nel 2020 (si tratta di una stima di crescita di circa il 12,8%). La forte crescita dell’export di cui abbiamo dato conto sopra non si distribuisce uniformemente fra le Province toscane: infatti, nel periodo 2018-2020 le esportazioni aumenteranno notevolmente a Pistoia (+20,9%) e Prato (+17,9%). Gli aumenti più contenuti riguardano Grosseto (+6,5%) e Siena (+8,5%)".

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