Oro, prodotti chimici, turismo: le conseguenze dell'Hard Brexit sulle imprese di Arezzo

Il Regno Unito è il quinto mercato di sbocco per l'export aretino: metalli preziosi (215 milioni di euro), moda (145 milioni di euro), oreficeria e gioielleria (37 milioni) e prodotti chimici (20 milioni)

Dopo tre anni di discussioni e rinvii che hanno minato la credibilità delle istituzioni britanniche, il prossimo 31 ottobre , salvo ulteriori sorprese, sarà il giorno della “Brexit”. E sarà, in assenza di una uscita condivisa con l’Unione Europea, una “Hard Brexit” con conseguenze negative immediate sull’interscambio commerciale e sulla libera circolazione delle persone. Per preparare le aziende aretine, la Camera di Commercio, assieme alla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha organizzato per mercoledì 9 ottobre alla Borsa Merci di Arezzo, con inizio alle ore 10, un seminario dal titolo “Brexit: scenari, impatto, problemi e prospettive per le aziende”.

Dopo i saluti istituzionali del Presidente dell’Ente camerale Massimo Guasconi e del Segretario Generale Giuseppe Salvini sono previsti gli interventi di Simone Manetti Bartoli e Marco Sanna dell’ Ufficio delle Dogane di Arezzo.

Lo scenario della Brexit

Il Regno Unito rappresenta il quinto mercato per le aziende esportatrici della nostra provincia: i flussi di merci, nel 2018, si sono attestati a 560 milioni di euro (8,3 % del totale). In particolare esportiamo metalli preziosi (215 milioni di euro), moda (145 milioni di euro), oreficeria e gioielleria (37 milioni) e prodotti chimici (20 milioni).

Questo quadro - spiegano dalla Camera di Commercio - sarà certamente condizionato, nel breve termine, dalla svalutazione della sterlina, cosa che renderà meno competitivi i nostri prodotti. Nel medio e lungo termine invece potrebbe penalizzare l'export italiano anche l'eventuale reintroduzione delle barriere tariffarie e non tariffarie, barriere che peraltro interesseranno anche la stessa mobilità dei lavoratori.

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Le possibili ricadute sul turismo

Una trasformazione interesserà probabilmente anche i flussi turistici provenienti dalla Gran Bretagna, quinto paese, sempre nel 2018, di provenienza dei turisti nella nostra provincia con 14.730 arrivi e quarto per numero di pernottamenti con 67.953 presenze. Anche in questo caso l'eventuale svalutazione della sterlina nei confronti dell'euro con conseguente modifica del potere di acquisto potrebbe incidere sulle scelte dei britannici riguardo alle destinazioni turistiche. Queste valutazioni troveranno una prima conferma nelle prossime settimane, cruciali per delineare prospettive e esiti a medio termine dell’abbandono britannico dell’Unione Europea.

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