Fiere dell'oro a rischio vendita. Ghinelli: "Danno per gli imprenditori. La decisione dovrà arrivare dai soci del Centro Affari"

Il 16 dicembre scorso tre consiglieri di amministrazione della società, esasperati dai “rapporti con il presidente del consiglio di amministrazione, il cui modus operandi non può essere più tollerato” si dimettono

"Pare il caso di fare un punto di chiarezza sui recenti accadimenti che hanno riguardato, riguardano e riguarderanno Arezzo Fiere e Congressi e i suoi rapporti con il mondo imprenditoriale aretino".

Comincia così la lunga e dettagliata nota che porta la firma del sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli.
Nello scritto il primo cittadino fa il punto su quella che è la situazione riguardante l'Arezzo Fiere e Congressi realtà dove, dalla seconda metà di dicembre ad oggi, si sono verificati più e più scossoni.

Il 16 dicembre scorso tre consiglieri di amministrazione della società, esasperati dai “rapporti con il presidente del consiglio di amministrazione, il cui modus operandi non può essere più tollerato” si dimettono con effetto immediato. Fa seguito, il 24 dicembre, vigilia di Natale, una convocazione dello stesso presidente che chiama a raccolta il CdA (ridotto da sei componenti a soli due) per il 29 dicembre per discutere (e approvare) tra l’altro una “proposta irrevocabile di esercizio immediato dell’opzione di trasferimento delle manifestazioni orafe da parte di Italian Exibition Group SpA”.

"Si noti - specifica il sindaco Ghinelli - che al momento della convocazione la proposta irrevocabile non c’è, non esiste, quanto meno in una formulazione completa e dettagliata.  Esiste infatti solo una mera comunicazione del 28 maggio 2018 con la quale Ieg manifesta l’intenzione di esercitare il diritto di opzione anticipatamente rispetto a quanto previsto in contratto, con importi diversi rispetto all’odierna “proposta irrevocabile” e con la specificazione che è solo una lettera non impegnativa e non vincolante per Ieg. Ben consapevoli dei rischi che una siffatta discussione può comportare, i soci pubblici, tutti i soci pubblici, Regione, Comune, Provincia, Camera di Commercio, si riuniscono il 27 dicembre per dare l’altolà al presidente. Viene concordato un documento che in sostanza diffida il consiglio di amministrazione di AFC dall’assumere qualsiasi deliberazione circa il diritto di opzione.

Il giorno successivo, 28 dicembre, la Regione emette a firma dello stesso presidente Rossi una comunicazione al CdA di Arezzo Fiere con la quale in sostanza dà alla residua parte del CdA di Arezzo Fiere l’altolà circa la discussione dello stesso argomento, chiedendo invece la convocazione dell’assemblea dei soci per reintegrare i consiglieri dimissionari, e indicando invece lo stesso CdA, una volta nel pieno delle sue funzioni, quale organo deputato alla discussione e deliberazione circa il diritto di opzione.

Infine, sempre il 28, arriva da Ieg la “proposta irrevocabile”, di cui si dovrebbe discutere".

Questi i fatti.

Ora le considerazioni, che sono qui proposte da Comune, Provincia, e Camera di Commercio.

Qualcuno risponda alla domanda: “come faceva il presidente di AFC a convocare un CdA per discutere la “proposta irrevocabile”, quando questa non era nemmeno all’orizzonte? Perché poi questa “proposta irrevocabile” arriva la sera prima del Consiglio, e nessuno si preoccupa di farla conoscere ai soci?”. La risposta in quello che segue.

La “proposta irrevocabile” non risulta essere fin dalla prima lettura un vero e proprio affare, e comunque necessita di uno studio approfondito e di una successiva negoziazione, impossibile in pochi giorni nel periodo delle festività natalizie.

Se fosse frettolosamente accettata comporterebbe la definitiva e  irrimediabile perdita delle uniche manifestazioni che portano ad AFC un qualche reddito: Gold Italy e Oro Arezzo, senza nessuna, dico nessuna garanzia che rimangano ad Arezzo.

Il marchio “Oro Arezzo” inoltre dovrebbe essere venduto al prezzo di 1 euro, decisione peraltro questa di sola competenza della Camera di Commercio, che ne è proprietaria, e non di Arezzo Fiere che si impegnerebbe quindi per una atto di competenza  di un ente socio, appunto la CCIAA

Il pagamento delle fiere orafe sarebbe comunque effettuato con annualità da circa un milione l’una, per cui da un punto di vista finanziario la società non ne trarrebbe nessun beneficio rispetto alla riscossione dei singoli canoni previsti dal contratto vigente.

Va evidenziato infatti che in base a tale contratto Arezzo Fiere dovrebbe riscuote 1.144.000,00 nel 2019, 1.144.000,00 nel 2020 e 4.094.000 nel 2021, in caso di esercizio dell’opzione prevista dal contratto vigente, e quindi complessivamente 6.382.000.

La modifica del contratto proposta prevede invece il pagamento di cinque rate annue dal 2019 al 2023 di €uro 1.050.000 ciascuna per complessivi €uro 5.200.000.

Più di un milione in meno con una rateizzazione più lunga fino al 2023. Non ci pare un affare per Arezzo Fiere. Non si dica poi che il “nuovo” contratto può essere oggetto di anticipazione dal sistema bancario; lo è anche quello vigente.

E poi cosa è tutta questa fretta di esaminare e approvare tale proposta? Allora, è chiara la fretta, e anche il periodo in cui tutto ciò avviene: meno si diffonde la notizia e più è facile farla passare in sordina.

Non credo che il mondo imprenditoriale aretino che opera nel settore orafo sia contento di perdere, o di rischiare anche solo lontanamente di perdere le fiere orafe. Questo al netto di una considerazione di metodo: se la “proposta irrevocabile” si configura come una modificazione del contratto stipulato tra Arezzo Fiere e Italian Exibition Group, non c’è dubbio che l’organo deputato alla sua discussione, ed eventuale approvazione, non può che essere quello che lo aveva approvato nel 2017, cioè l’assemblea dei soci.

Per questo prendere iniziative fuori da questo schema è rischioso per tutti: per AFC, per il settore orafo e per l’intera città di Arezzo.

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