Fabi: “Tagli al personale? Facciamo chiarezza e parliamo del piano industriale di Ubi”

Fabio Faltoni della Fabi di Arezzo chiede chiarezza sul futuro dei dipendenti delle banche ponte che saranno acquisite da Ubi. “Si parla di esuberi senza conoscere un piano industriale”

Redazione Arezzo Notizie
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Invia per email  |  Stampa  |   8 gennaio 2017 12:10  |  Pubblicato in Economia, Arezzo


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“Tagli al personale nelle tre banche ponte che saranno acquisite da Ubi? Non mi meraviglio, ma facciamo chiarezza su alcuni punti.” Così Fabio Faltoni della FABI di Arezzo commenta le indiscrezioni sugli esuberi tra i dipendenti di Banca Etruria, Banca Marche e Cari Chieti nel passaggio alla nuova proprietà.

“Nella vicenda Nuova Banca Etruria, e di Banca Marche e CariChieti – in attesa del via libera delle autorità europee alla vendita a UBI Banca – tornano a galla gli esuberi di personale che sarebbero già stati individuati, un volta chiusa l’operazione. Stavolta, il numero uscito fuori da indiscrezioni di stampa si attesterebbe a 900, circa il 19% degli attuali 4.800 dipendenti delle tre banche-ponte.
Innanzitutto, non ci meraviglia che UBI stia già valutando, tra le altre tante questioni, anche quella legata ai costi del personale e, quindi, agli eventuali esuberi, anche se però il numero del personale in eccesso deve sempre derivare da un piano industriale, e non viceversa. Prima di parlare di costi dei dipendenti, vorremmo vedere le carte, vorremmo sapere di cosa si sta parlando, di quali piani e progetti, parlare cioè di filiali, di presenza nel territorio e di centri direzionali. I dipendenti non sono certo carne da macello e nemmeno un dettaglio, in una società di servizi.”

Tante le domande che Faltoni pone:

Per esempio, in che modo avverrà l’acquisizione? assorbimento immediato delle tre banche, o scadenzato nel tempo, tutte assieme o in maniera progressiva, e nell’arco di quanti mesi o anni? Poi, gli esuberi come saranno da spalmare nelle tre banche, in quanto tempo? Esuberi a 5 o 7 anni? Tante sarebbero le domande, ma per ora ci fermiamo qui, dimostrando come tirar fuori numeri sugli esuberi senza parlare del resto abbia poco senso, serva solo a creare ingiustificato allarmismo; e di tutto abbiamo bisogno, noi dipendenti, tranne che di qualcuno che sparga terrore.

La storia recente di Banca Etruria ha già visto uno snellimento, ricorda Faltoni della Fabi:

“Su Nuova Banca Etruria possiamo ricordare i quasi 400 prepensionamenti a seguito dei due Fondi Esuberi attivati nel 2012 e nel 2015, con un piano di uscite che terminerà nel 2019; ricordiamo che, degli attuali 1.500 dipendenti, già 130/140 hanno firmato per la pensione anticipata. In pochi anni (2012/2019), e solo ed esclusivamente per i due piani suddetti, la forza lavoro si sarà ridimensionata di più di un quinto. I prepensionamenti dei bancari sono pagati totalmente dal nostro settore, senza pesare per un euro sui conti pubblici.
Come non bastasse, e strettamente collegato ai costi per le uscite anticipate, i dipendenti della banca aretina si sono caricati di evidenti decurtazioni di stipendio, con le Giornate di Solidarietà, una specie di cassa integrazione di settore.
Da sindacato pragmatico quale siamo, non perdiamo la testa e nel contempo rifiutiamo allarmismi, ma prima di parlare di esuberi – che ovviamente dovranno essere sempre e solo volontari – vogliamo vedere le carte, vogliamo cioè metterci al tavolo con i futuri proprietari, e speriamo che accada presto. Siamo certi che UBI, una volta presentata l’offerta vincolante di acquisto, non vorrà venire ad Arezzo a fare strame del personale della banca, che invece andrà valorizzato. Tra l’altro, proprio UBI – una ex banca popolare com’era l’Etruria – ha sottoscritto poche settimane fa un importante accordo coi sindacati, che prevede negli anni 1.300 prepensionamenti volontari (su un gruppo che conta più di 17.500 dipendenti), 100 assunzioni stabili di colleghi “precari” e 200 nuove assunzioni; è impegnata – entro giugno – nell’assorbimento delle sette banche-rete nella sua capogruppo e sta armonizzando i vari contratti integrativi.
Insomma, quando si parla di progetti seri, concreti, quando si parla di crescita e di percorsi professionali, di logiche condivise con i rappresentanti dei lavoratori, noi facciamo nostra parte.”

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