Ecobonus e artigiani penalizzati. Dalla Cna: "Raccolte oltre 5.000 firme per abrogarlo"

Secondo Cna non esistono scorciatoie: l’unica soluzione è l’abrogazione della misura ed è  necessario fare presto poiché la norma sta rallentando un mercato già provato da anni di crisi

Franca BinazziECOBONUS, IMPRESE A RISCHIO Binazzi CNA: già raccolte oltre 5.000 firme per abrogare l’art. 10 “E’ di pochi giorni fa il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate per l’attuazione dello sconto in fattura per Ecobonus e Sismabonus che penalizza artigiani e piccole imprese alterando la concorrenza sul mercato”. A parlare è la Presidente CNA Franca Binazzi riferendosi all’art. 10 del Decreto Crescita che prevede per i lavori di efficientamento energetico e di prevenzione antisismica uno sconto in fattura al cliente pari all’ammontare dell’incentivo fiscale che l’impresa recupererà in cinque anni. “Una iattura per migliaia di imprese locali delle filiere di edilizia, impiantistica, arredo e legno costrette ad anticipare un contributo pubblico, facendo da bancomat allo Stato. Ma le nostre imprese non sono banche, non dispongono delle risorse finanziarie né della capienza fiscale necessarie a dilazionare nel tempo il recupero di una parte rilevante del pagamento. Così l’ecobonus e gli incentivi rischiano, al contrario di quanto avrebbero dovuto prevedere, di bloccare le riqualificazioni degli edifici. Le imprese, allo stato attuale, hanno solo una soluzione: non accettare richieste di sconto in fattura legato all’ecobonus per non morire di credito”. La posizione di CNA è chiara. “E’ in atto un progetto di demolizione della struttura economica formata da piccole imprese – precisa la Presidente Binazzi – Ma è l’intera filiera della riqualificazione energetica, che in questi lunghi anni di crisi economica ha saputo navigare nel mare in tempesta continuando, per quanto possibile, a creare ricchezza ed occupazione, non c'era proprio bisogno di provvedimenti, come l’articolo 10 della L. 58/2019, che scaricano sulle spalle delle piccole imprese oneri che non possono sostenere. Così facendo si consegnerà un intero settore, o quel che ne resterà, nelle mani di pochi grandi operatori economici”. Secondo CNA non esistono scorciatoie: l’unica soluzione è l’abrogazione della misura ed è necessario fare presto poiché la norma sta rallentando un mercato già provato da anni di crisi. Da qui l’appello online lanciato da CNA per ottenere dal Parlamento l’abrogazione dell’art.10 del Decreto crescita che ha già raggiunto quota 5.000 firme. L’adesione, a colpi di 500 firme al giorno, è la reazione forte e decisa ad una norma frutto della pressione delle lobby per tagliare fuori dal gioco degli incentivi fiscali le piccole imprese”. “A ben guardare – precisa Franca Binazzi - questo provvedimento ha relegato le piccole imprese del settore ad essere il vaso di coccio tra i due vasi di ferro costituiti dai clienti, che pretendono lo sconto minacciando di rivolgersi ad altri qualora non dovessero ottenerlo, e dai fornitori che, addirittura in sede di preventivo, specificano che non accetteranno alcuna cessione di crediti fiscali. Il tutto, a vantaggio di chi ha rilevanti crediti di imposta da compensare: multiutilities e gli ex monopolisti del settore dell’energia che sembrano essere gli unici beneficiari reali di quanto disposto dall’art.10”. CNA è stata la prima associazione ad annusare il pericolo e la prima, attraverso 60 imprese, a chiedere alla Commissione Europea e all’Autorità del Garante dell’Antitrust che venga accertata la sua illegittimità per violazione del diritto comunitario-nazionale della concorrenza. Anche la Regione Toscana, sollecitata dall’associazione a metà luglio, si costituirà in giudizio di fronte alla Corte Costituzionale.

“E’ di pochi giorni fa il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate per l’attuazione dello sconto in fattura per Ecobonus e Sismabonus che penalizza artigiani e piccole imprese alterando la concorrenza sul mercato”. 

A parlare è la presidente Cna Franca Binazzi riferendosi all’articolo 10 del decreto crescita che prevede per i lavori di efficientamento energetico e di prevenzione antisismica uno sconto in fattura al cliente pari all’ammontare dell’incentivo fiscale che l’impresa recupererà in cinque anni. 

“Una iattura per migliaia di imprese locali delle filiere di edilizia, impiantistica, arredo e legno costrette ad anticipare un contributo pubblico, facendo da bancomat allo Stato. Ma le nostre imprese non sono banche, non dispongono delle risorse finanziarie né della capienza fiscale necessarie a dilazionare nel tempo il recupero di una parte rilevante del pagamento. Così l’ecobonus e gli incentivi rischiano, al contrario di quanto avrebbero dovuto prevedere, di bloccare le riqualificazioni degli edifici. Le imprese, allo stato attuale, hanno solo una soluzione: non accettare richieste di sconto in fattura legato all’ecobonus per non morire di credito”.

La posizione di Cna è chiara.

“E’ in atto un progetto di demolizione della struttura economica formata da piccole imprese – precisa la presidente Binazzi – Ma è l’intera filiera della riqualificazione energetica, che in questi lunghi anni di crisi economica ha saputo navigare nel mare in tempesta continuando, per quanto possibile, a creare ricchezza ed occupazione, non c'era proprio bisogno di provvedimenti, come l’articolo 10 della L. 58/2019, che scaricano sulle spalle delle piccole imprese oneri che non possono sostenere. Così facendo si consegnerà un intero settore, o quel che ne resterà, nelle mani di pochi grandi operatori economici”. 

Secondo Cna non esistono scorciatoie: l’unica soluzione è l’abrogazione della misura ed è  necessario fare presto poiché la norma sta rallentando un mercato già provato da anni di crisi. Da qui l’appello online lanciato per ottenere dal Parlamento l’abrogazione dell’art.10 del Decreto crescita che ha già raggiunto quota 5.000 firme.  

“A ben guardare – precisa Franca Binazzi - questo provvedimento ha relegato le piccole imprese del settore ad essere il vaso di coccio tra i due vasi di ferro costituiti dai clienti, che pretendono lo sconto minacciando di rivolgersi ad altri qualora non dovessero ottenerlo, e dai fornitori che, addirittura in sede di preventivo, specificano che non accetteranno alcuna cessione di crediti fiscali. Il tutto, a vantaggio di chi ha rilevanti crediti di imposta da compensare: multiutilities e gli ex monopolisti del settore dell’energia che sembrano essere gli unici beneficiari reali di quanto disposto dall’art.10”.

Cna è stata la prima associazione ad annusare il pericolo e la prima, attraverso 60 imprese, a chiedere alla Commissione Europea e all’Autorità del Garante dell’Antitrust che venga accertata la sua illegittimità per violazione del diritto comunitario-nazionale della concorrenza. Anche la Regione Toscana, sollecitata dall’associazione a metà luglio, si costituirà in giudizio di fronte alla Corte Costituzionale.

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