Difendiamo e rafforziamo i nostri ospedali: ce n’è bisogno

“Va aperto un rinnovato rapporto tra la sanità pubblica ed i cittadini del territorio teso a contribuire tanto alla protezione quanto al rafforzamento dei nostri preziosi ospedali, di tutti i nostri ospedali, e che abbia come obbiettivi finali prima di tutto la sempre migliore tutela dei pazienti, come è ovvio, ma anche una sempre migliore vita lavorativa degli operatori”.

Roberto Maruffi
Roberto Maruffi
Invia per email  |  Stampa  |   8 febbraio 2017 12:09  |  Pubblicato in Economia, Arezzo


Siamo tutti annichiliti per la tragica scomparsa della signora Cinzia Patricolo avvenuta la scorsa settimana presso l’Ospedale San Donato. Scomparsa tanto drammatica quanto preoccupante visto che la signora si trovava ricoverata in ospedale da molte ore. In questo momento, per serietà, possiamo soltanto unirci al dolore della famiglia ed attendere l’accertamento dei fatti da parte della Magistratura. Nel contempo dobbiamo fare in modo che questo tragico lutto non rischi di venir archiviato in breve tempo come il dolore di una famiglia, o come  un possibile fascicolo giudiziario. In altre parole, ed anche al di là di questa terribile tragedia, dobbiamo porci l’obbiettivo di come poter comunque contribuire a migliorare le risposte ai bisogni delle persone da parte del nostro preziosissimo ospedale pubblico, vero e proprio presidio per tutte le famiglie del territorio, e dei cui operatori tutti conosciamo ed apprezziamo la professionalità. D’altra parte i continui, e sconsiderati, tagli alla spesa pubblica partoriti dagli insulsi governi nazionali degli ultimi anni hanno ferito gran parte della macchina pubblica in tutto il Paese. Basti pensare alle tante persone morte qualche settimana fa all’interno dell’Hotel Rigopiano travolto da una valanga che, con uno spazzaneve in più, non si sarebbero neppure bagnate la suola delle scarpe. E non ci vuole molto ad ipotizzare che anche la sanità pubblica abbia patito le conseguenze dei dissennati tagli nazionali alla spesa pubblica. D’altra parte anche i sindacati hanno più volte sottolineato l’esigenza di un aumento del numero dei dipendenti in servizio nei nostri ospedali. E a questo proposito preoccupa anche il recentissimo grido di allarme di Calcit in ordine al destino della Pet-Tac, cioè a quella apparecchiatura che consente, tra le altre cose, di individuare la presenza di metastasi nell’organismo. E Calcit, per chi ancora non lo dovesse sapere, solo nel 2016 ha donato alla nostra unità sanitaria più di un milione e mezzo di euro, grosso modo tre miliardi di lire. Quindi una voce più che autorevole che tanto ha fatto, e tanto sta facendo, per la sanità pubblica di questo territorio. Pet-tac acquistata, tanto per memoria, con una spesa di due milioni di euro, quattro miliardi di lire, da Calcit con i denari raccolti nel nostro territorio una decina di anni fa, e che viene utilizzata da oltre mille abitanti della nostra provincia tutti gli anni. Un fiore all’occhiello per la nostra sanità pubblica non presente, per esempio, né a Siena né a Grosseto, che sono le altre due provincie che compongono da un anno a questa parte l’unità sanitaria locale. E che senza Calcit non sarebbe stata presente neppure da noi, tanto per essere chiari. E per venire all’oggi, visto che l’apparecchiatura dovrà essere sostituita a breve, Calcit si è preoccupato che quella nuova non abbia a materializzarsi miracolosamente in quel di Siena, magari per antipatiche motivazioni burocratiche, privando il nostro territorio di uno strumento indispensabile.  Né vanno trascurate le preoccupazioni che affiorano qua e là nel territorio su possibili riduzioni delle prestazioni negli ospedali della provincia. Insomma, e per non la fare troppo lunga, per più ragioni va aperto un rinnovato rapporto tra la sanità pubblica ed i cittadini del territorio teso a contribuire tanto alla protezione quanto al rafforzamento dei nostri preziosi ospedali, di tutti i nostri ospedali, e che abbia come obbiettivi finali prima di tutto la sempre  migliore tutela dei pazienti, come è ovvio, ma anche una sempre migliore vita lavorativa degli operatori. Anche perché, e per concludere, nessun impoverimento dei nostri ospedali sarà tollerato dalle nostre comunità. Né ora, né mai.

 Roberto Maruffi 
Roberto MaruffiCommercialista.
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