Crac Castelnuovese, oltre 50 perdono il lavoro. Sindacato: “In un anno fatturato più che dimezzato”

Tra il 2015 e il 2016, secondo quanto appreso da fonti sindacali, dei 20-30 milioni annui che solitamente costituivano il bilancio della Castelnuovese ne sono stati incassati meno della metà. 6 per l’esattezza. Troppi pochi per coprire le spese e i debiti (40 milioni) e garantire un futuro all’attività che ha rappresentato per i valdarnesi un caposaldo dell’economia della vallata e della provincia intera.

Claudia Failli
Claudia Failli
Invia per email  |  Stampa  |   19 maggio 2017 13:24  |  Pubblicato in Economia, Valdarno

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La cassa integrazione, per alcuni di loro, durerà fino al 2 luglio. Poi il futuro si prospetta quanto mai incerto e difficile.
Come un fulmine a ciel sereno è piombata sul Valdarno la notizia della dichiarazione di fallimento per La Castelnuovese la cooperativa presieduta (dal 1995 al 2014) da Lorenzo Rosi, ultimo numero uno della vecchia Banca Etruria.

I primi scricchiolii, a quanto pare avevano iniziato a farsi sentire già da mesi. “In un anno – spiega Gilberto Pittarello, Filca Cisl – il fatturato era calato del 65 per cento. Recentemente i membri della cooperativa avevano presentato un concordato al tribunale del lavoro di Arezzo ma, il giudice lo ha respinto dichiarando di fatto il fallimento dell’impresa”.

Tra il 2015 e il 2016, secondo quanto appreso da fonti sindacali, dei 20-30 milioni annui che solitamente costituivano il bilancio della Castelnuovese ne sono stati incassati meno della metà. 6 per l’esattezza. Troppi pochi per coprire le spese e i debiti (40 milioni) e garantire un futuro all’attività che ha rappresentato per i valdarnesi un caposaldo dell’economia della vallata e della provincia intera.
“Un anno fa – prosegue Pittarello – ci è stata rappresentata questa difficilissima situazione. Abbiamo intrapreso un cammino per tentare di salvare la coop e tutelare i posti di lavoro. Abbiamo bloccato da subito la possibilità di attivare la mobilità preferendo per la cassa integrazione”. E così infatti è stato.

Sotto la guida dei commissari Daniela Saitta e Massimo Borri la società cooperativa ha tentato di salvarsi elaborando il piano di concordato. “La speranza – spiega ancora Pittarello – per molti era il fatto di avere ancora commesse importanti. Una realtà consolidata e solida come La Castelnuovese contava di riuscire ad appianare i propri rapporti con i creditori lavorando duramente”. Ma è il diniego è arrivato proprio ieri dall’aula del tribunale.

Il piano presentato, secondo il giudice aretino, sarebbe stato troppo lacunoso e troppo incerto. “Non vi sono state trovate – ha spiegato il rappresentante dei lavoratori – le giuste garanzie ed è per questo che ha dichiarato il fallimento”.

L’ex presidente Lorenzo Rosi

Una fine tragica per i cinquantanove dipendenti che fino ad oggi sono stati in forza (chi in cassa integrazione e chi no) alla cooperativa edile. “Per loro – spiega ancora Pittarello – si prospetta due anni di disoccupazione. I primi tre mesi i lavoratori percepiranno il 75% dello stipendio mentre, a partire dal quarto mese, il compenso diminuirà del 3% ogni mese. Uno scenario difficile e molto preoccupante anche perché va a colpire lavoratori che hanno più di 50 anni e che quindi, hanno più difficoltà ad inserirsi nuovamente nel mondo del lavoro”.
Come curatori fallimentari sono stati nominati gli avvocati Leozappa e Lener del Foro di Roma. A loro spetta adesso il compito di traghettare la soc. coop verso le prossime scadenze.

Il fallimento arriva in un momento difficile per l’economia edile e, soprattutto, all’indomani degli scandali e delle vicende giudiziarie che hanno riguardato la vecchia Banca Etruria della quale appunto, Lorenzo Rosi è stato l’ultimo presidente.
“La domanda è – prosegue ancora Gilberto Pittarello – Se Rosi non fosse stato uno dei presidenti di questa cooperativa, la vicenda sarebbe finita così? Ovviamente non possiamo dare alcuna risposta al quesito ma solo porci degli interrogativi. Sicuramente sul futuro della Castelnuovese ha pesato anche la forte crisi che sta attraversando da anni il settore edile. Una crisi che, purtroppo, non sembra avere mai fine”.

Il prossimo 25 maggio tutte le rappresentanze sindacali del settore edile saranno protagoniste di una manifestazione a Roma proprio per ricordare le necessità impellenti del settore.

 Claudia Failli 
Claudia FailliValdarnese di nascita e aretina di adozione. Cittadina del mondo grazie al web (cit.). Appassionata di fotografia, video e social network. Il mondo lo guardo da un oblò ma non mi annoio nemmeno un po'.
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