Attesa del decreto, Confindustria chiede uno slittamento: "Servono tempi tecnici per terminare le lavorazioni in corso"

C'è anche la richiesta che siano salvaguardate dal rischio di chiusura le imprese che operano a ciclo continuo

Sono ore di grande confusione in Italia e anche nel tessuto economico aretino che cerca di capire cosa succederà da qui a qualche ora. Dopo l'annuncio del presidente del consiglio Giuseppe Conte di una chiusura più stringente che coinvolgerebbe gran parte della realtà protuttiva, non è ancora stato pubblicato il decreto che dovrebbe fare luce, nel dettaglio, sulle categorie merceologiche ammesse all'apertura perché considerate fondamentali, come alimentari e farmaceutiche.

Di certo c'è la resistenza del mondo delle imprese. Confindustria a livello di tutta la Toscana chiede chiarezza e punta l'attenzione su alcune esigenze prioritarie per le aziende presenti nel territorio. Un documento firmato da tutte le associazioni degli industriali toscane e anche da Confindustria Toscana Sud recita così:

Chiarezza a molte ore di distanza dalle dichiarazioni di Conte

Il sistema confindustriale toscano, consapevole della gravità della situazione e con grande senso di responsabilità verso il paese e verso la sicurezza dei propri collaboratori, chiede chiarezza sulle disposizioni annunciate ieri sera dal presidente del consiglio Giuseppe Conte, vista anche la preoccupante insufficienza delle informazioni a distanza di molte ore dall’annuncio del decreto;

Come chiudere?

Le imprese toscane sottolineano, inoltre, alcune esigenze prioritarie del sistema produttivo per evitare il rischio che la situazione generi conseguenze irreversibili per la futura prosecuzione dell’attività. Le imprese toscane chiedono, anzitutto, tempi tecnici adeguati per chiudere o terminare le lavorazioni in corso, rinviando l’entrata in vigore del decreto di almeno 72 ore.

Il ruolo delle prefetture e non solo i codici Ateco

Attraverso la nota di Confindustria, le imprese toscane, chiedono, inoltre, assoluta chiarezza sulle aziende che, pure se non espressamente inserite nella lista dei codici Ateco anticipata dai giornali, possano proseguire la loro attività perché funzionale alla continuità e al buon funzionamento di quelle ritenute essenziali. In ogni caso, che le aziende che devono rimanere aperte non siano individuate solo in base ai codici Ateco, ma sulla base anche delle esigenze delle rispettive filiere, anche internazionali, partendo da quelli che sono definiti i “servizi essenziali”. Considerano, a questo proposito, fondamentale il ruolo delle Prefetture per una applicazione del provvedimento che non sia pregiudizievole agli stessi settori considerati essenziali. 

I cicli continui

Le imprese della regione sollecitano la necessità di fare salve tutte quelle attività manutentive, legate a cicli produttivi e non, finalizzate a mantenere efficienti e in buono stato i macchinari e gli impianti per non pregiudicare la capacità delle imprese di essere produttive alla ripresa delle attività, nonché alle attività di vigilanza. 

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Le misure di supporto necessarie

Infine le aziende toscane sottolineano l’importanza del credito e della liquidità, per evitare che la situazione abbia un impatto irreversibile sulle imprese, raccomandando al contempo estrema chiarezza e garantendo immediata operatività al ricorso alla cassa integrazione, sia attraverso efficaci modalità di richiesta (ordinaria, straordinaria e in deroga), sia in relazione alle risorse disponibili.

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