Continua l’abbacinato silenzio sulla cessione di Banca Etruria

“Inutile prendersi in giro: chiunque acquisirà la chiavi di Banca Etruria deciderà di volta in volta secondo le convenienze del momento, e senza tanti complimenti al di là delle belle parole che, almeno in un primo momento, non mancheranno di sicuro”.

Roberto Maruffi
Roberto Maruffi
Invia per email  |  Stampa  |   10 gennaio 2017 12:41  |  Pubblicato in Economia, Arezzo


Sembra incredibile ma il territorio non sta battendo ciglio davanti alla sparizione di Banca Etruria quale entità autonoma. Mentre per quanto riguarda la partita del rimborso dei risparmiatori che hanno investito nelle obbligazioni subordinate della banca è tutt’ora in corso una giustissima battaglia che non potrà concludersi sino all’integrale rimborso di tutto e di tutti, dal lato degli azionisti il silenzio è tombale, abbacinato. Eppure anche questi sono, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, dei risparmiatori che hanno investito si badi bene in una società cooperativa, che era anche una banca quotata in borsa e vigilata da tante illustri autorità. Ed anche volendo prescindere dal chiaro dettato della Costituzione posto a tutela del risparmio, sembra che sfugga come l’esproprio di una banca a degli incolpevoli risparmiatori era una prassi forse accettabile nella defunta Unione Sovietica, ma non certamente in una economia occidentale. E questo a prescindere da quello che ne vorrà pensare la Corte di giustizia dell’Unione europea, anche questa una istituzione sulla quale qualche ragionamento sarà bene iniziare a fare. E nonostante alcuni sempliciotti che, dando sfoggio di fine strategia, si sono precipitati a ricordare le caratteristiche della qualifica di azionista con una lettura formale del Codice Civile che, per evidenti profili di giustizia, non può attanagliarsi al caso in questione. E, inoltre, nonostante che anche per gli azionisti si stia riscontrando quello che noi diciamo da oltre un anno, ovvero che al momento del patatrac potevano essere provate strade diverse, come indubitabilmente dimostrano le recenti vicende di Monte dei Paschi e delle banche venete dove addirittura si parla di un ristoro parziale degli azionisti che hanno visto il valore delle loro azioni deprimersi, pur senza aver subìto l’umiliazione dell’esproprio. Ora è pur vero che nel caso delle banche venete l’ipotesi del ristorno parziale, che poi sarà una transazione tombale, è dovuta anche all’esigenza di evitare cause legali per danni da parte dei vecchi azionisti tutt’ora tali. Nel caso di Banca Etruria l’esigenza potrebbe apparire meno forte per la separazione intervenuta ex lege tra la vecchia Banca Etruria in liquidazione coatta e la Nuova Banca Etruria, ma il tempo si incaricherà di precisare anche questi aspetti. Sempre per parlare di disparità di trattamento è noto che le stesse Poste Italiane si stanno acconciando a risarcire alcuni risparmiatori che hanno acquistato dei fondi immobiliari venduti negli scorsi anni presso gli uffici postali. E allora, come la mettiamo? Per poi tacer del fatto che tutti gli arzigogoli e tutte le alchimie finanziarie che il sistema bancario e lo Stato stanno almeno provando a mettere in atto con le banche sopradette, talvolta invero malriuscite come il fallimentare aumento di capitale “privato” di un mese fa su Monte dei Paschi dove Lorsignori non sono stati capaci di raccattare neppure un euro nei mercati internazionali, potevano e dovevano, si perdoni la ripetizione del concetto, essere almeno tentate sulla vecchia banca Etruria. Dove invece venne impancata una operazione con molti aspetti da chiarire e con molte particolarità, basti solo pensare al trattamento riservato in occasione della valutazione dei crediti in sofferenza. Pare infatti, se le notizie di stampa rispondono al vero, che il Fondo obbligatorio delle BCC avrebbe acquistato nel corso del 2016 crediti in sofferenza valutandoli il 45%; a colpo d’occhio probabilmente al valore che risultava dai bilanci delle singole banche. Quindi una scelta ben diversa da quel 20% circa che, a quanto si dice, sarebbero stati valutati nel novembre 2015 i crediti in sofferenza della vecchia Banca Etruria e delle sue consorelle. E per inciso, quale sarebbe allora la vera valutazione di “mercato” dei crediti in sofferenza delle banche? E sempre per inciso, dove era nel caso delle BCC l’occhiuta vigilanza sul “mercato” della Commissione europea? O sono tutte pagliacciate ad uso dei più boccaloni? Comunque, se questo rispondesse al vero, potrebbero ballare dai conti delle quattro banche “risolte” a novembre 2015, seppur calcolati all’ingrosso, oltre due miliardi di euro. Insomma una cifra che, anche senza altri interventi, avrebbe modificato totalmente lo scenario. E allora, avrebbero o non avrebbero gli azionisti espropriati, oltre che naturalmente gli obbligazionisti subordinati, tutte le ragioni per essere arrabbiati? Ma soprattutto  sembra  che sfugga al territorio come il ridursi della banca sostanzialmente ad una filiale, od un insieme di filiali, di una realtà più grande, qualunque essa sarà, sia foriero di conseguenze ben più gravi, tanto nell’immediato quanto nel futuro, della perdita subìta nell’immediato dai risparmiatori. Inutile prendersi in giro: chiunque acquisirà la chiavi di Banca Etruria deciderà di volta in volta secondo le convenienze del momento, e senza tanti complimenti al di là delle belle parole che, almeno in un primo momento, non mancheranno di sicuro.  Già da ora  tramite le solite veline giornalistiche si parla, come se nulla fosse, di chiusura di filiali, di significativi esuberi, ovvero licenziamenti, di personale in Banca Etruria e nelle altre due banche che dovrebbero costituire, a quanto si capisce, il pacchetto completo di cessione. Insomma si prepara il terreno. E il territorio non batte un colpo, salvo qualche flebile lamento per dovere d’ufficio qua e là. Nonostante che la vecchia Banca Etruria, e le sue tre compagne di sventura unitamente ai risparmiatori che vi avevano investito ed al personale dipendente, siano state, come è ogni giorno più evidente, per lo più  vittime di uno sconsiderato esperimento economico e sociale europeo ed italiano che ci auguriamo non debba mai più ripetersi. Insomma, cornuti e contenti, come nei peggiori esempi della commedia all’italiana. Dante Alighieri che ci appellò botoli ringhiosi si rivolterà nella tomba. Micro cani da borsetta, tutt’al più. Ma  di sicuro non è finita qui.

 Roberto Maruffi 
Roberto MaruffiCommercialista.
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