Calano i redditi degli aretini. Sai che scoperta

Calano i redditi ad Arezzo: sai che scoperta. E’ stato pubblicato uno studio del quale risulta che il reddito medio ad Arezzo non solo è piuttosto basso, ma è anche in calo. C’è da meravigliarsi? In una provincia con diecine di migliaia di...

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Calano i redditi ad Arezzo: sai che scoperta. E’ stato pubblicato uno studio del quale risulta che il reddito medio ad Arezzo non solo è piuttosto basso, ma è anche in calo. C’è da meravigliarsi? In una provincia con diecine di migliaia di disoccupati, potremmo forse sperare che i redditi medi siano alti, e magari pure in aumento? E’ di plateale evidenza che la rovinosa discesa della economia del territorio – e del resto d’Italia – che va avanti ormai da una ventina di anni, non può che portare anche a questo risultato.

E’ semplice comprendere che il declino del tessuto produttivo porta con se, automaticamente, il crollo dei redditi di tutte le attività d’impresa e professionali. Gli unici redditi che reggono, con apparente paradosso, sono quelli da lavoro dipendente. Bene che sia così, ma è, appunto, un paradosso solo apparente: reggono perché sono stabiliti dai contratti collettivi di lavoro.

Garantiti, certo, ma solo sino a che l’azienda sopravvive. Purtroppo l’impoverimento del nostro territorio non potrà fermarsi, ce lo siamo detti molte volte, se le politiche economiche del nostro Paese non cambiano radicalmente. Continuare a strangolare, ad asfissiare le aziende e le famiglie, in nome di fittizi parametri contabili europei, illegali ed incostituzionali, è gravissimo. Continuare a favorire, quanto meno di fatto, la scientifica distruzione della nostra economia da parte della concorrenza internazionale, cioè tedesca, è inqualificabile. Leggo che si parla di un’altra manovra fiscale che comporterà un’ulteriore riduzione della spesa pubblica a fronte di evanescenti riduzioni della pressione fiscale. A parte il fatto che ridurre la pressione fiscale a fronte di pari riduzione della spesa pubblica non serve a niente; inutile, nella migliore delle ipotesi, sia ai fini della ripresa dei consumi, sia ai fini del presunto risanamento dei conti pubblici. Ma, purtroppo, sarà invece dannosa.

La riduzione della pressione fiscale a livello nazionale sarà, se sarà, di pochi euro per ogni contribuente e, quindi, priva di effetti ai fini della ripresa dell’economia. Mentre invece avremo una diminuzione certa dei consumi perché la riduzione della spesa pubblica che, non so più come fare a dirlo, per sua natura si trasforma sempre in stipendi, comporterà un’ulteriore aumento della disoccupazione, ed un ulteriore effetto recessivo. Per tacere che i pochi soldi di limatura della pressione fiscale, saranno prontamente recuperati da un aumento dell’imposizione fiscale a livello locale e, indirettamente, dalla riduzione dei servizi pubblici. Per stare sul concreto, e a proposito dei tagli della spesa pubblica sui quali ultimamente si delira, qualcuno crede veramente che consentendo il controllo del colesterolo al massimo una volta ogni cinque anni, si risolva qualcosa? Va bene non sapere più dove sbattere la testa, ma anche alle scemenze ci deve essere un limite. Il tutto mentre Lorsignori cercano sempre più disperatamente di distrarre gli italiani, oggi con un magari cafone, ma a quanto pare non illegale, funerale romano, domani con qualche altra fesseria.

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A proposito dei bassi redditi medi, e per concludere, speriamo che qualche genio, gridando all’evasione fiscale, non lo prenda come uno spunto per un nuovo redditometro, o per un qualche altro strumento utile ad inventare redditi che non esistono tanto per fare cassa. Purtroppo, certi rischi sono sempre in agguato. In questo caso saremmo, come si usa dire, cornuti e mazziati.

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