Brindisi stranieri con il vino d'Arezzo: è boom export. E c'è l'asso Vermiglio da calare

Un brand nuovo, un'idea attorno alla quale giocare gli assi del vino che il territorio ha in mano. Piace l'idea del Vermiglio d'Arezzo, un sangiovese contraddistinto dai caratteri impressi dai terroir delle colline aretine: eleganza, bevibilità...

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Un brand nuovo, un'idea attorno alla quale giocare gli assi del vino che il territorio ha in mano. Piace l'idea del Vermiglio d'Arezzo, un sangiovese contraddistinto dai caratteri impressi dai terroir delle colline aretine: eleganza, bevibilità, vena acida vibrante e tannino non invadente.

La genesi del brand

Un marchio che potrebbe raccogliere sotto il suo ombrello un'etichetta di tutte (o quasi) le cantine della Strada del vino Terre d'Arezzo, visto l'ampia diffusione del vitigno in zona. Il sangiovese è un'uva difficile da coltivare per ottenere alta qualità nel bicchiere, una sfida impegnativa ma che potrebbe spalancare le porte di un successo nuovo per il mondo del vino aretino, in grande fermento negli ultimi anni. Le cantine sono fiorite, la qualità si è innalzata. La Strada del Vino e l'Ais di Arezzo sostengono il progetto e credono nel suo successo. L'idea è basata su un vino con stile, ben fatto e senza la necessità di importanti abbinamenti a tavola. Il Vermiglio dovrà essere un vino accessibile, nella sostanza, nella forma e nel ragionevole prezzo, lasciando ad altri presunti quarti di nobiltà da sbandierare.

Un nuovo simbolo di Arezzo

L'operazione, da poco incardinata, non trascura i dati che vedono un consumo crescente di vino di qualità, anche nella provincia aretina. Negli ultimi quarant'anni (dati Assoenologi) l'assunzione di vino è crollata, passando da 120 litri all'anno per persona a 40 (un terzo), ma si acquistano sempre più prodotti in bottiglia, rispetto allo sfuso. Un vino smart, non esclusivo ma contemporaneamente non banale, potrebbe allargare la platea del consumo consapevole. Anche nel territorio di produzione. Come? Legandosi a pratiche diffuse, aprendosi, vista la sua immediatezza, a un nuovo pubblico. Permettendo, grazie alle doti di versatilità, l'abbinamento a piatti, sia moderni sia tipici.

Anche una Doc?

saverio-luzzi Saverio Luzzi, Strada del vino Terre di Arezzo

Il settore vitivinicolo aretino si fonda su una superficie vitata complessiva di circa 6.200 ettari, di cui 15% di vino comune da tavola, il 25% di vino a Igt e il restante 60% di vino a denominazione d'origine, per un quantitativo totale di oltre 200 mila ettolitri all'anno – recita una nota della Camera di Commercio di Arezzo -. E rappresenta uno dei punti di forza della politica di sviluppo agricolo e rurale del territorio. Come potrebbe inserirsi in questo contesto il Vermiglio d'Arezzo? Al momento, oltre alla Docg Chianti, presente anche nella sottozona Colli Aretini e in versione Superiore e Riserva, ci sono 5 Doc provinciali: Colli dell'Etruria Centrale e Valdichiana (non sempre sfruttate a dovere), Vinsanto del Chianti, Cortona, che ha trovato grande fortuna con il vitigno syrah, e l'ultima nata, il Val d'Arno di Sopra, riconosciuta nel 2011 che va da Piandiscò a Castiglion Fibocchi e da Cavriglia a Civitella, includendo come sottozona l'ormai ex Doc Pietraviva. Il Vermiglio, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe essere un vino trasversale, in grado di abbracciare tutte le zone vocate della provincia di Arezzo, intercettando le caratteristiche comuni del sangiovese prodotto sia nei dintorni di Arezzo che in Valdarno o in Valdichiana. Il marcio Vermiglio potrebbe essere lanciato come semplice indicazione della Strada del vino in bottiglia e magari diventare un giorno un'ampia Doc.

Accattivante per l'estero

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E chissà che un vino del genere non riesca a stuzzicare i gusti esteri, in tandem a un confezionamento adeguato del brand. D'altronde se i consumi interni calano (pur nell'aumento del consumo di qualità), l'export di vino aretino è in continua crescita. I dati della Camera di Commercio riferiti al complesso delle esportazioni di bevande (ma il vino rappresenta la fetta più grossa, circa il 90%) parlano di un'impennata di oltre 6 punti percentuali tra il 2013 e il 2014 (+6,4%), più lieve la crescita tra il 2014 e il 2015 (+4,7%), ma le prospettive future sono ottime: i dati relativi al primo semestre 2016 indicano un incremento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente dell'11,7%. E le zone inesplorate (come la Cina, il cui mercato è in grande espansione) sono ancora molte, visto che più o meno il 50% delle esportazioni aretine si concentra in Germania. Chissà che il Vermiglio non aiuti ad iniettare ulteriore appeal.

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@MattiaCialini

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