Banca Etruria non è più nostra. Per i dipendenti si vedrà

Il singolare cambiamento di nome non va ascritto a scarsa fantasia pedemontana: è la dimostrazione plastica, forse involontaria, che l’ex Banca Etruria sarà soltanto una propaggine dell’impero

Roberto Maruffi
Roberto Maruffi
Invia per email  |  Stampa  |   16 maggio 2017 12:43  |  Pubblicato in Economia, Arezzo


Si narra che al momento della perdita di Granada, e di quella meraviglia che è l’Alhambra, ad opera degli spagnoli il sultano sia scoppiato in lacrime. Si narra anche che sia stato ripreso dalla madre che avrebbe detto: non piangere come una donna per quello che non hai saputo difendere come un uomo. Anche se qui non ci sono grazie a Dio né sultani né califfi, vera o falsa che sia questa storia di sicuro ricorda le tristi vicende che hanno accompagnato gli ultimissimi anni di vita della vecchia Banca Etruria. Senza voler ripercorrere da capo tutti i noti eventi, è certo che il territorio ha dormito sonni profondi dinanzi ad un evento epocale. Pochissimi, oltre ai risparmiatori direttamente colpiti nei propri giusti interessi, si sono – ci siamo – realmente battuti per una spaventosa ingiustizia che ha travolto intere famiglie di risparmiatori. Pochissimi si sono – ci siamo – realmente battuti per far presente che la perdita della banca sarebbe stata comunque un colpo gravissimo sul presente e sul futuro del territorio. Pochissimi si sono – ci siamo – realmente battuti per far comprendere che l’esproprio subìto dai risparmiatori che avevano investito nelle obbligazioni subordinate e nelle azioni della vecchia Banca Etruria è stato solo l’inizio del sacco del risparmio degli italiani, al momento soltanto tamponato in qualche modo in attesa, tutt’al più, delle elezioni politiche del prossimo anno. Tuttavia la battaglia non è stata inutile, anzi, una parte significativa dei risparmiatori ha attenuto una parte del maltolto, ma solo dicendo grazie alle buone maniere e non certamente per il buon cuore di Lorsignori. Ma per una parte importante di essi resta l’arbitrato, almeno quando Lorsignori si degneranno di farci sapere cosa ci sarebbe, secondo loro, da arbitrare. E per moltissimi, azionisti e non solo, resteranno i tribunali, come prevedemmo sin dal primo momento. E poi, consentiamoci una digressione, fa sorridere il notare come a giochi ampiamente fatti, e dopo che i buoi sono usciti dal recinto indisturbati, ci sia chi pensi che i nuovi proprietari della vecchia Banca Etruria saranno in qualche modo mossi a compassione in ordine alla tenuta dei livelli occupazionali ed al radicamento nel territorio della banca che fu. Poveri illusi. Ubi Banca ha sempre correttamente fatto capire di voler fare un affare nel rilevare le tre banche in “risoluzione”. Ed è giusto che sia proprio così, ci mancherebbe altro, si tratta di una società quotata che deve fare il proprio interesse. Ed anche il singolare cambiamento di nome non va ascritto a scarsa fantasia pedemontana: è la dimostrazione plastica, forse involontaria, che l’ex Banca Etruria sarà soltanto una propaggine dell’impero. Propaggine che solo il tempo ci dirà se di maggiore o di minore importanza. Questa è la situazione. E’ però anche vero come il custodire i risparmi presso Banca Etruria era una abitudine nei nostri territori. Un’abitudine lesionata, certo, ma che era comunque un grandissimo asset competitivo per la banca. Ed anche in questo caso il tempo si incaricherà di dirci se i nuovi padroni del vapore saranno interessati a recuperare questo aspetto, o se prevarranno altre, pur rispettabili, logiche d’impresa. Ma in ogni modo non è detto che l’ipotesi di iniziare con riduzioni di personale, chiusura di filiali e di centri direzionali – come ampiamente si teme – si debba rivelare cammino facendo una buona idea. E poi, facendo un passo indietro, c’è tutta la partita complessiva che ha interessato la vecchia Banca Etruria che è bel lungi dall’essere chiusa, come anche le cronache di questi giorni ci ricordano. Perché la più che singolare procedura di “risoluzione” che ha travolto la nostra banca – e che ha contribuito a lesionare il sistema bancario italiano per la gioia della grande finanza internazionale – dovrà essere compresa meglio nelle sedi opportune. Procedura di risoluzione, e dintorni, sulla quale non è detto che non ci possano essere delle sorprese. E magari delle sorprese anche significative. Ma per tornare all’oggi, è chiaro che una mattanza nel personale – ed una evidente perdita di radicamento nel territorio – non passerebbero sotto silenzio, anche al netto delle prevedibili “distrazioni” di molti organi di informazione. Non tutti hanno dormito in questi lunghi mesi, né hanno intenzione di iniziare a farlo. Insomma, per il territorio una parte significativa del lavoro comincia ora. Forza e coraggio.

 Roberto Maruffi 
Roberto MaruffiCommercialista.
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