Aisa: "Raddoppio dell'impianto? No, si va verso lo zero spreco nella centrale di recupero"

La scheda tecnica sul progetto che ha preparato Aisa

Dopo il documento di Filippo Gallo e Donato Caporali e l'intervista del presidente di Aisa Giacomo Cherici, arriva anche la nota tecnia di Aisa che spiega il progetto depositato in Regione.

Perché il progetto

Come pubblicato nel sito della Regione Toscana, Aisa Impianti ha presentato un progetto e la conseguente attivazione della procedura di valutazione di impatto ambientale di ammodernamento ed implementazione delle sue filiere industriali per rispondere alla necessità di incremento dei rifiuti da raccolta differenziata, quali l’organico, la carta ed il cartone, vetro e plastiche, che il nostro territorio sta generando e che genererà nel prossimo futuro per effetto dell’attivazione dei sistemi di raccolta incentrati sulla differenziazione del rifiuto. 

La reale esigenza è centrare l’obiettivo di legge del 70% di raccolta differenziata e tale obiettivo senza impianti adeguati non si può raggiungere se vogliamo che i nostri cittadini non siano gravati da costi economici ed ambientali altissimi. 

Cosa significa in termini pratici raggiungere il 70% di raccolta differenziata senza che si generino condizioni di emergenza impiantistica e nel rispetto del principio di autosufficienza?:

  • significa avere comunque rifiuti indifferenziati provenienti dal territorio per 60mila tonnellate l’anno (il 30% dei rifiuti prodotti);
  • significa avere tutti gli scarti della pulizia delle raccolte differenziate (i cosiddetti sovvalli) che sono circa altre 35mila tonnellate l’anno. 

Per un totale complessivo di circa 95mila tonnellate annue che necessitano di essere trattate dal nostro impianto.

Cosa chiede Aisa?

Perché l’azienda nel progetto di implementazione presentato in regione non ha richiesto tali quantitativi ma solo un incremento reale di 15mila oltre la capacità attuale? Perché ha progettato anche la realizzazione di una “fabbrica di materia” ovvero di un processo di selezione dei rifiuti ancora più spinto di quello attuale per l’estrazione di tutto quanto sia ancora riciclabile e comunque di valore presente nei rifiuti indifferenziati.

Il progetto proposto prevede in sintesi quanto segue:

  1. maggiorazione della linea di compostaggio per il trattamento della raccolta differenziata della frazione organica (+35mila ton/anno);
  2. inserimento di un “Best Avaible Technique” per il pretrattamento mediante digestione anaerobica dei quantitativi di cui sopra prima del processo di compostaggio, trattamento che serve per estrarre biometano (previsto 1,8 milioni di metri cubi annui di biometano) da mettere a disposizione dei cittadini. Una quantità di biometano prodotta da fonte rinnovabile che corrisponde a circa 95mila pieni di una media vettura;
  3. miglioramento dell’efficienza della linea di recupero energetico, senza costruire nuovi forni, attraverso interventi tecnici interni all’impianto che consentiranno sia un incremento della potenza termica fino a 22,5 MWt (corrispondente al fabbisogno energetico annuo di 35.000 cittadini) che un ulteriore miglioramento dell’attuale sistema di abbattimento dei fumi;
  4. incremento dell’efficienza del sistema di selezione meccanica per estrarre dal rifiuto indifferenziato ulteriori materiali riciclabili che altrimenti andrebbero persi (plastiche, vetri, metalli, metalli non ferrosi, altri tipi di frazione organica, ecc.) che consentirà di recuperare ulteriori 36.000 tonnellate annue di raccolta differenziata (vetro, plastica, barattoli, ecc.).

Zero spreco, non profitti ma abbattimento dei costi

Il progetto di implementazione dell’impianto di San Zeno si inserisce perfettamente nella vision di Aisa Impianti denominata “Zero Spreco” che l’azienda ha attivato negli ultimi anni con convegni pubblici, dibattiti, iniziative culturali ed altro proprio per sensibilizzare i cittadini alla cultura della riduzione, del riciclo e del recupero dei rifiuti.

Aisa Impianti è una società pubblica partecipata dai comuni del territorio e non deve fare profitti ma bensì abbattere il costo industriale della lavorazione dei rifiuti ed il loro trasporto per contenere la pressione tariffaria sui cittadini relativa alla gestione dei rifiuti il tutto nel rigoroso rispetto delle normative ambientali di settore.

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