"Neve e Coronavirus, ma non ci fermiamo". Agostini: "Oggi più che mai i fornai sono un riferimento"

Daniele Agostini, amministratore delegato dell'azienda di famiglia, racconta una giornata di lavoro. La partenza a notte fonda durante l'emergenza Coronavirus per rifornire i fornai aretini e non solo. "Timori? Solo quando torni a casa"

Sono le 3:30. Fuori è notte fonda e, guardando a quanto accaduto oggi, nevica quando suona la sveglia di Daniele Agostini. E' l'amministratore delegato dell'azienda di famiglia, una realtà che ha mosso i primi passi nel 1961 grazie al padre Bruno e che è poi cresciuta fornendo materie prime e macchinari a forni e panificatori, ma nonostante il ruolo che ricopre in azienda si siede dietro a una scrivania. Ogni giorno percorre almeno 200 km per raggiungere i propri clienti tra Arezzo, Siena, alcune zone vicino a Firenze e nelle regioni limitrofe. D'altronde i forni sono tra quelle attività essenziali che possono restare aperte stando all'ultimo decreto.

"Ma la produzione ne risente, sia in termini di quantità che di varietà soprattutto per quanto riguarda i dolci - precisa subito Daniele - per quanto riguarda il pane se prima c'erano varie infornate per dieci tipologie di prodotti, ad esempio, adesso, molti si limitano a realizzarne la metà o comunque solo quelli che sanno di poter vendere senza avere troppi 'avanzi' a fine giornata. Garantiscono, in un momento difficile, un servizio facendo sacrifici. Ci sono imprenditori che non hanno dipendenti, altri che hanno fatto ricorso ad ammortizzatori e strumenti perchè è calato il giro di affari. In città ci sono market e supermercati, ma nei paesi e piccoli centri abitati nelle nostre vallate i forni sono un punto di riferimento delle comunità. Purtroppo questo non è ancora chiaro a molti".

Anche pasticcerie e pizzerie ne risentono.

"Sono completamente ferme. Dobbiamo pensare all'emergenza ma anche al dopo e spero che ci possano essere degli strumenti rapidi ed efficaci affinché il cliente non faccia conto di superare questo brutta situazione sperando di non versare il credito al proprio fornitore poiché si andrebbe ad innescare un meccanismo a cascata che ci 'ucciderebbe' tutti e questo va evitato poiché ci sono migliaia di posti di lavoro in bilico. Dobbiamo pensare a tutti i posti di lavoro e non solo di alcuni...".

Quanto è cambiato il rapporto con i clienti?

"Alla base di tutto c'è un rapporto di stima reciproca prima ancora che di lavoro. C'è la consapevolezza di essere tutti sulla stessa barca di voler andare avanti, come ho già detto, per garantire un servizio, anche se non sono molti quelli che capiscono i sacrifici che sta facendo questa categoria. Poi è chiaro che si sono dei timori. Alcuni clienti se non hanno urgenze o bisogno di ingredienti ad esempio mi chiamano dicendomi di non passare, che preferiscono essere loro a chiamare come poi effettivamente fanno. Brutto sentirselo dire? All'inizio ci puoi restare un po' così, ma poi capisci’.

Le è capitato di essere fermato per dei controlli dalle forze dell'ordine?

"Alcune volte - racconta Daniele - solitamente parto con il modulo, anzi la certificazione, già compilata dall'azienda, così risparmio tempo al posto di blocco. Però ho notato una discordanza. Una volta mi hanno restituito la copia, facendomi attendere in auto. Un'altra volta invece mi hanno fatto ripartire senza restituire il modulo che avevo presentato".

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La sua azienda come si è organizzata per affrontare questa emergenza?

"Abbiamo sistemato il magazzino, una prassi che era comunque all'ordine del giorno anche prima dell'emergenza. Poi sia per esigenze di lavoro che per motivi si sicurezza abbiamo diviso i dipendenti e collaboratori in due gruppi. Si tratta di 12 persone che quindi si alternano ogni 15 giorni".

Le materie prime arrivano con regolarità?

"Vediamo nei prossimi giorni perchè la filiera è vasta. Chi produce farine ad esempio necessita dei mezzi di trasporto e così via. Se si blocca un ingranaggio diventa difficile".

Lei non ha paura di lavorare dovendo uscire e stare a contatto con molte persone?

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"Timore è la parola giusta - confessa Daniele - però solo quando torni a casa perchè lo sguardo della moglie, la battuta del figlio ti fanno pensare al fatto che vieni da fuori, che hai incontrato varie persone. Per me è così, ma credo sia lo stesso anche per gli agenti della nostra azienda. Poi quando la notte parti non ci pensi e ti concentri sul lavoro e cerchi dare un servizio ai tuoi clienti che sono al loro posto come facciamo noi".

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