Un vino di qualità che conquisti Italia ed estero: sboccia l’idea del Vermiglio d’Arezzo

Sono state assaggiate 10 etichette a base sangiovese, di annate recenti e di più vallate aretine alla cieca: sono state così individuate alcune caratteristiche comuni che dovrebbero essere rintracciate nel Vermiglio d’Arezzo: bevibilità ed eleganza, spiccata freschezza, tannino rotondo.

Mattia Cialini
Mattia Cialini
Invia per email  |  Stampa  |   4 ottobre 2016 7:55  |  Pubblicato in Cultura, eventi e spettacolo, Arezzo


Il progetto è abbozzato, le idee sono chiare e l’ambizione è grande. L’asso in bottiglia su cui il territorio scommette è il Vermiglio d’Arezzo: un vino caratterizzato da eleganza, piacevolezza e bevibilità. Il nome suggerito pesca nella storia della letteratura aretina, il “vermiglio” era il rosso citato dal biologo e letterato Francesco Redi nella sua opera in versi “Bacco in Toscana” del 1685.

Come le grandi denominazioni della Toscana (Morellino di Scansano, Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano), il Vermiglio di Arezzo si basa sul vitigno principe della regione, il sangiovese. Un uvaggio che nell’Aretino riesce ad esprimere caratteri unici per stile e qualità di beva. E che peraltro è di casa: una delle ipotesi più accreditate sulla genesi del nome vede discendere il termine “sangiovese” dall’antico “sangioveto”, l’uva di San Giovanni Valdarno.

L’idea del nuovo prodotto è stata lanciata in tandem dalla Strada del Vino “Terre di Arezzo” guidata da Saverio Luzzi che raggruppa i produttori di tutte le vallate aretine e l’Associazione italiana sommelier – delegazione di Arezzo, capitanata da Massimo Rossi.

L’idea è valorizzare un vino che rappresenti il territorio: negli ultimi 10 anni la produzione enologica aretina è cresciuta enormemente a livello qualitativo. Il vino sfuso prodotto si è ridotto in favore di quello imbottigliato, le vigne dei colli aretini fungono sempre meno da serbatoio per le denominazioni limitrofe. Ci sono cantine che attraverso duro lavoro e investimenti sono riuscite ad ottenere riconoscimenti (e interessanti fette di mercato) all’estero.

Ma oltre ad alcune etichette pregiate, pionieri dell’eccellenza che i prodotti aretini sono in grado di raggiungere, gli attori del vino della provincia vogliono mettere in piedi un progetto forte e condiviso. Il sangiovese ha la stoffa giusta per realizzare prodotti di ottima qualità sartoriale, ma non impossibili sul mercato (10-12 euro la bottiglia).

Sabato pomeriggio, in occasione della manifestazione Wine Expogusto di Arezzo Fiere e Congressi sono state gettate le basi per il progetto, che potrebbe prendere forma dapprima con un’indicazione in bottiglia da parte delle cantine della Strada che rispondono ai requisiti, per poi arrivare, chissà, a una denominazione di origine. Nell’occasione, alla presenza di sommelier (Cristiano Cini, Luca Radicchi), agronomi (Marco Pierucci) e produttori (Aldo Liquori, Saverio Luzzi),  sono state assaggiate 10 etichette a base sangiovese, di annate recenti e di più vallate aretine alla cieca. Sono state così individuate alcune caratteristiche comuni  che dovrebbero essere rintracciate nel Vermiglio d’Arezzo: bevibilità ed eleganza, spiccata freschezza, tannino rotondo. La strada è tracciata, vedremo come sarà battuta.

@MattiaCialini

 Mattia Cialini 
Mattia CialiniNato nel 1983, lacustre trapiantato in Toscana. Vivo ad Arezzo, mi sento a casa anche al Trasimeno e in Maremma. Laureato in comunicazione di massa all'Università di Siena. Amo scrivere, ho la fortuna di farlo per mestiere dal 2002. Sommelier Ais
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