Star Wars episodio VIII: gli ultimi Jedi

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Luca Buricchi
Luca Buricchi
Invia per email  |  Stampa  |   15 dicembre 2017 11:31  |  Pubblicato in Cultura, eventi e spettacolo, Arezzo


Per evitare qualsiasi tipo di spoiler (perchè fare spoiler è peccato ma farne su Star Wars è la quintessenza del male), questa volta voglio affrontare la recensione con un approccio che non sia la solita angiografia minuziosa di tutte le componenti del film, permettetemi quindi una scrittura che abbia un più ampio respiro.

Bene, detto ciò iniziamo.

Siamo giunti a quel periodo dell’anno, quello in cui esce un nuovo episodio della Saga di tutte le saghe. Da quando due anni fa, dopo che la Disney nel 2012 ne ha acquisito il marchio insieme alla Lucasfilm, Star Wars sta cercando di rilanciare la sua immagine. Uno svecchiamento si direbbe, così come va tanto di moda adesso apostrofare certe operazioni atte a modernizzare grandi classici.

Alla Disney non sono di certo stupidi, non a caso è notizia recente che abbiano acquistato, per quasi 53 miliardi di dollari, anche gran parte delle proprietà intellettuali della Fox (Deadpool, X-Men, I Simpson, Avatar, Alien e molte altre) per contrastare l’avanzata di Netflix sulle piattaforme streaming.

Con tutta probabilità, almeno per il momento perchè “di doman non c’è certezza”, i format acquistati resteranno gli stessi senza colossali stravolgimenti.

Il punto però è un’altro.

Disney, come tutte le altre multinazionali dell’intrattenimento, vuole fare grana, su questo non ci piove, e mi pare che siamo anche tutti d’accordo sul dire che sia pure logico e giusto.

Tutt’altra cosa però è il destino che riserverà alle “creature” che ha ottenuto.

Con destino intendo il rispetto, la voglia e l’impegno con cui certi “marchi” verranno manipolati e sfruttati.

Ora: non voglio certamente fare del moralismo da quattro soldi, da appassionato di cinema quale sono, con alle spalle oltre vent’anni di famelico appetito per qualsiasi opera filmica che l’umano scibile possa aver partorito, sono bene a conoscenza delle dinamiche che smuovono il mercato cinematografico dietro ai grandi blockbuster.

Si fanno film spendendo tanti soldi per poterne incassare molti di più. E questo è sicuramente un bene, ma lo è solo e soltanto se il prodotto fornito è di qualità. Non dico per forza un capolavoro, ma che almeno possa essere definito del buon cinema.

Come ho già detto altre volte quando parlo dell’opera magna di George Lucas mi piace pensare che il mondo si divida in due grandi categorie: quelli a cui piace Star Wars e quelli che ancora stanno sbagliando.

Una “conditio sine qua non” l’equilibrio necessario tra il Lato Chiaro e quello Oscuro non sarebbe possibile. Non a tutti può piacere (pochi a dire il vero) e va bene così, altrimenti (quelli che ancora sbagliano) come potrebbero ricredersi e imparare dai propri errori?

Ma poi Lucas dopo 35 anni (e sei episodi) vende il suo cucciolo, ed allora è tempo di cambiamenti e di una rivoluzione.

In casa Disney pensano di portare avanti la continuity con una nuova trilogia da intervallare ogni anno con uno spin-off, per un totale di sei film in tutto che ruotino attorno alla “galassia lontana lontana”.

La gioia di tutti i fan (me compreso) è di quelle incontenibili, però poi esce Episodio VII – Il Risveglio della Forza (il primo della nuova trilogia) diretto da J.J. Abrams. Tornano Han Solo, Chewbacca, Leia, Luke Skywalker, R2-D2, C-3PO e una cascata di momenti nostalgici. A loro si uniscono i nuovi volti, quelli che dovranno prendere in mano le redini della nuova trilogia: Rey, Finn, Poe Dameron, Kylo Ren, il robottino BB-8 e tanti altri. Il risultato è un fan service mediocre. Tanta è la voglia di omaggiare il passato che il film finisce per essere una copia del primo indimenticabile Guerre Stellari del 1977 ma l’epicità e l’atmosfera tipiche della saga si respirano appena.

L’anno dopo arriva il primo degli spin-off, Rogue One: A Star Wars Story diretto da Gareth Edwards. Ad oggi sulla carte è il meno “starwarsiano” della saga. Non ci sono Jedi e non ci sono spade laser ma riesce a miscelare sapientemente i contenuti da space opera tipici di Star Wars a film bellici come Quella Sporca Dozzina o ai più recenti Bastardi Senza Gloria e Fury. Il risultato è sbalorditivo.

Arriviamo così ad oggi.

È di nuovo Natale e un nuovo capitolo della saga arriva nelle sale, Episodio VIII – Gli Ultimi Jedi, esordio nella galassia per Rian Johnson (quello del bellissimo Looper e Brick). Le domande lasciate dal precedente capitolo sono molte: chi è veramente il Leader Supremo Snoke, quali sono le origini di Rey, perchè Luke se n’è andato e Kylo Ren, si lascerà tentare dal lato Chiaro?

Diciamolo subito, non tutto troverà una risposta, ed alcune cose, per la piega che prenderanno gli avvenimenti nel corso del film, forse mai la troveranno.

Comunque cosa da poco rispetto al disastro dei 152 minuti complessivi.

La storia in breve vede un manipolo di navi della Resistenza scappare dal Nuovo Ordine che li segue a ruota. Le speranze di salvezza dopo un primo scontro sono quasi nulle, così Poe, Finn e la new entry Rose Tico, decidono di tentare il tutto per tutto in una missione disperata. Intanto Rey, che l’avevamo lasciata nell’isola in cui si era autoesiliato Luke Skywalker, tenta di convincerlo ad addestrarla all’uso della Forza che pare crescere in fretta dentro di lei.

Gli Ultimi Jedi si muove così, in tre direzioni distinte che proseguono separate fino alla fine prima di ricongiungersi. La battaglia iniziale nello spazio tra Nuovo Ordine e la Resistenza è bella, ma non si grida di certo al miracolo (ancora inarrivabile quella vista all’inizio di Episodio III – La vendetta dei Sith, ad oggi una delle più belle della saga e del cinema di fantascienza in generale). L’uso della CGI non è di quelli mirabolanti e più di una volta si ha la sensazione che quello che abbiamo intorno sia finto. Non va di certo meglio con la scenografia che spesso risulta spoglia e poco curata, con buona pace del tanto decantato ritorno agli effetti da vecchia scuola dell’Episodio VII debitore di quello che Lucas chiamava “universo realistico”, e che dopo il primo Star Wars del ‘77 ha praticamente influenzato qualunque produzione fantascientifica. Fortunatamente questo è un problema limitato solo ad alcune location, ma c’è e si vede. La fotografia, mai così anonima nell’intera saga, non aiuta.

La trama poi pare non decollare mai veramente. Manca l’epica, manca una mitologia solida e credibile, ma soprattutto manca quella crescita lenta dei personaggi che ha lo scopo di portarti con pathos ed emozione fino ai momenti chiave della storia. Tutto in questa nuova saga è troppo frettoloso tanto che pure Star Wars pare si stia omologando alla nuova natura dei blockbuster hollywoodiani del “tutto e subito”, della serialità da fast food che tanto piace al pubblico di giovanissimi.

Certe svolte narrative importanti vengono trattate in modo eccessivamente sbrigativo lasciando che siano alcune stupide battute a fare il lavoro che dovrebbe invece, almeno nel cinema, essere prerogativa della potenza delle immagini e di un tessuto narrativo più completo e pacato.

Non c’è cosa più sbagliata nell’opera filmica del far dire ai personaggi cose che avrebbero un maggior effetto se mostrate con una sequenza.

Gli ultimi Jedi purtroppo delude profondamente, e lo fa soprattutto perché manca di quelle caratteristiche che un buon film dovrebbe avere. Non è un caso infatti che abbia voluto elencare subito i difetti tecnici prima di parlare di come Episodio VIII tratti la saga originale. Questo perchè Gli ultimi Jedi fallisce prima come film che come capitolo della saga.

Non sono un tradizionalista che odia i cambiamenti, sono uno che ama Star Wars tanto quanto ama il Cinema, ma purtroppo questo nuovo capitolo, sotto molti aspetti, non può essere considerato tale. È usare un marchio, un nome, un logo, una saga, anzi, la Saga, per trainare il vero obbiettivo: merchandising.

Lo sò cosa state pensando: ma quello bello mio c’è sempre stato. Vero. L’Impero colpisce ancora (per me il più bello dell’intera saga) è stato praticamente salvato dalla vendita dei gadget che portarono nelle casse di Lucas qualcosa come 20 milioni di dollari, denaro necessario a tappare i buchi di una produzione che aveva ormai superato abbondantemente il budget di partenza.

Ma un conto è il merchandising unito ad un’opera di qualità, e un conto è produrre qualcosa che non abbia una vera anima.

Mi dispiace dirlo ma Gli ultimi Jedi non trasuda assolutamente la passione di chi c’ha lavorato, e questo, in un prodotto da milioni di dollari, fa assolutamente la differenza.

Non basta mettere qua e là easter egg o “nerdate” che richiamino la Trilogia Originale per accontentare i fan se poi questi sono messi molto spesso a caso e senza una vera contestualizzazione.

C’è troppa CGI fatta male, poca colonna sonora veramente memorabile (sempre di John Williams), troppi momenti demenziali che stemperano l’atmosfera, non si riesce a creare empatia vera con i personaggi, il Nuovo Ordine è ridotto a macchietta (l’Impero si che faceva paura), le creature sono poco originali e quando poi sul finale, con l’unica vera location d’impatto (il pineta Crait ricoperto da uno strato di sale bianco sopra il suo suolo rosso) fanno la comparsa strane creature che sembrano uscite dai Pokémon di Satoshi Tajiri (cit. da chi era con me a vedere il film), si raggiunge il limite.

Non tutto è da buttare: il rapporto tra Kylo e Rey, l’equilibrio della Forza o la piega che prende la storia di Luke. I produttori e il regista però si ricordano troppo tardi che stanno girando un episodio di Star Wars e allora a quel punto lo sconforto del fan è già ben nutrito.

Gli ultimi Jedi è un film che piacerà di sicuro alle nuove generazioni ma molto meno (o per nulla) ai fan di vecchia data.

Capisco che la Disney dopo un capitolo di raccordo come Il risveglio della Forza voglia cambiare rotta (a conti fatti questo è veramente il primo film della saga in cui ci sono cambiamenti rivoluzionari) passando il fardello della neofita saga ad una nuovissima schiera di fan (e di futuri compratori del marchio). Tutto questo è comprensibile e sarebbe pure accettabile se al buio della sala mi fossi trovato di fronte ad un buon capitolo di Star Wars. Purtroppo così non è stato. C’è chi parla di “coraggio nel voler cambiare”. Ok, il cambiamento ci deve essere, il vecchio deve cedere il passo al nuovo, ma coraggio non è sinonimo di buono. Per fare un esempio Blade Runner 2049, sequel di un’altra pellicola iconica, ha avuto il coraggio di omaggiare il vecchio, mantenendone l’ossatura, pur introducendo vistose novità. Il risultato: un film bellissimo. Gli ultimi Jedi purtroppo non lo fa, al netto della visione l’intento dei produttori, e quindi della saga, pare  quello di voler abbracciare i futuri fan lasciando però fuori gran parte dei vecchi.

Peccato.

Per il prossimo Natale ci troveremo ancora qui a parlare di quello che sarà il successivo spin-off nella speranza che almeno quello, così come è stato per Rogue One, mantenga un pò della vecchia atmosfera.

Fiducioso come sempre, perchè Star Wars quando si ama non si abbandona mai, mi riservo il dubbio per l’ultimo capitolo della nuova trilogia atteso per il 2019, e chissà che le sorti di questa nuova saga che pare destinata ad esaurirsi nel tempo non possano risollevarsi.

Questa volta non voglio mettere un voto finale alla recensione (che per quanto mi riguarda sarebbe insufficiente), ma preferisco che si analizzi quanto sopra, e al netto di tutto domandarsi se la nuova strada intrapresa al momento da Star Wars sia quella che vogliamo. La mia risposta è NO.

Lascio ad ognuno di voi la vostra.

Star Wars: Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi, USA, 2017)

Regia: Rian Johnson

Sceneggiatura: Rian Johnson

Cast: Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Andy Serkis, Lupita Nyong’o, Domhnall Gleeson, Anthony Daniels, Gwendoline Christie, Kelly Marie Tran, Laura Dern, Benicio Del Toro, Peter Mayhew, Jimmy Vee, Tom Hardy e Billie Lourd.

Film al cinema

Natale da chef 4/10

Poveri ma ricchissimi 4/10

Super Vacanze di Natale 1/10

 Luca Buricchi 
Luca BuricchiNato nel 1983 ad Arezzo rimane folgorato dalla settima arte già all'età di sette anni quando, dopo una maratona dedicata alla trilogia originale di Star Wars, capisce che nel mondo c'è ben altro dei soliti Holly e Benji o Heidi con cui stava crescendo. Vedere film diventa quindi una missione, dai grandi classici ad introvabili e bizzarri. Appassionato di libri, fumetti, videogame e di tutto quello che può saziare la sua curiosità. Dal 2008 inizia a collaborare per alcuni anni con la webzine filmhorror.com occupandosi di news, recensioni e la realizzazione di un lungometraggio. Partecipa ad un'edizione del CyBorg Film Festival per la ricerca di sponsor. Ha scritto alcuni racconti brevi fantascientifici ed horror.
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