Song to Song Voto: 5/10

C’era una volta Terrence Malick. Così inizia Song to Song. Come una favola disneyana ma che tanto favola non è quando è chiaro, a visione ultimata, che il regista statunitense abbia perso (almeno per il momento) la sua creatività lungo la strada.

Luca Buricchi
Luca Buricchi
Invia per email  |  Stampa  |   17 maggio 2017 15:49  |  Pubblicato in Cultura, eventi e spettacolo, Arezzo


Ad Austin, in Texas, l’aspirante musicista BV (Ryan Gosling) cerca il successo supportato dalla compagna cantautrice (Rooney Mara).
La conoscenza del produttore Cook (Michael Fassbender) sembra essere la strada giusta.
Tra i tre si instaura un legame che va oltre il semplice rapporto professionale e che, col tempo, coinvolgerà anche la giovane cameriera Rhonda (Natalie Portman) inseguendo il successo tra rock ‘n’ roll, seduzione e tradimento.

Questo a grandi linee è tutto quello che si racconta nell’ultimo film di Terrence Malick, né più, né meno.
129 minuti che sembrano un’eternità (e dire che siamo stati pure fortunati, pare che la first cut si aggirasse intorno alle 8 ore)
Non mi sarei mai aspettato di iniziare una recensione di un film di Terrence Malick con un tono così sarcastico; eppure è accaduto, e non si tratta nemmeno di un caso di omonimia, è lo stesso Malick del bellissimo La Sottile Linea Rossa o del meraviglioso esordio La Rabbia Giovane.

Nel 2011 il critico cinematografico Roger Ebert (che sarebbe scomparso due anni dopo) l’ha definito “uno dei pochi registi i cui film non sono mai meno che capolavori”.
Fino al 2011 sarei stato d’accordo con lui (anche se in quell’anno uscì proprio The Tree of Life, che bello era bello, ma a mio modesto avviso già mostrava per il regista i prodromi di un cambiamento) ma chissà se il compianto Ebert oggi sarebbe della stessa idea dopo che To the Wonder (2012), Knight of Cups (2015), Voyage of Time (2016) e appunto l’ultimo Song to Song (2017) hanno troppo in comune e ben poco da raccontare.

C’era una volta Terrence Malick.
Così inizia Song to Song. Come una favola disneyana ma che tanto favola non è quando è chiaro, a visione ultimata, che il regista statunitense abbia perso (almeno per il momento) la sua creatività lungo la strada, finendo in un cul-de-sac che poco pare avere in comune con il cineasta sempre alla ricerca di quella perfezione (quasi maniacale), di quelle riflessioni filosofiche e spirituali (mai naif o fini a se stesse) o di quello stile registico spesso ermetico ed impenetrabile delle sue prime opere.

Che qualcosa fosse cambiato, come già scritto, era evidente dopo il suo The Tree of Life. Malick è uno che ha costruito la sua carriera e che si è fatto notare sin da subito, finendo tra i nomi dei grandi registi ammirati dalla critica, nonostante abbia diretto appena cinque film nei primi quaranta anni di attività.
Si direbbe uno che si prende tutto il tempo necessario ad elaborare ed infine realizzare la sua idea di modo che non risulti mai al di sotto della perfezione.
Poi, dopo The Tree of Life, ci siamo abituati a vedere un suo nuovo film al cinema quasi una volta all’anno. Addirittura ancora meno se pensiamo alla realizzazione, dal momento che Song to Song è stato girato in contemporanea a Knight of Cup (Christian Bale, protagonista proprio di Knight of Cup, doveva infatti comparire anche in Song to Song, scena che poi è stata eliminata). Voyage of Time è invece nato da scene scartate di The Tree of Life che a sua volta ha visto iniziare la propria produzione utilizzando scene dello stesso Voyage of Time quando era solo in fase embrionale e con il titolo provvisorio Q.
Insomma, questo periodo della cinematografia di Malick pare più una trovata commerciale per battere cassa e accontentare i fan che continuano ad osannarlo, che cinema d’autore.
Anche perché ad essere sincere, questo Song to Song, se non fosse costellato dalle star hollywoodiane del momento, dubito che in molti andrebbero a vederlo.

Ci sono Michael Fassbender, Ryan Gosling, Rooney Mara e Natalie Portman, tutti belli, bellissimi, fotografati magnificamente da Emmanuel Lubezki (Gravity e Revenant, giusto per dirne due, e già collaboratore di Malick) ma mai empaticamente travolgenti.
Come manichini si limitano ad apparire affascinanti all’occhio (in)discreto della macchina da presa.
Ci sono pure Cate Blanchett e Val Kilmer (che dopo The Doors di Oliver Stone sale di nuovo sul palco) e molti grandi artisti come Iggy Pop, John Lydon, Arcade Fire, Alan Palomo, Iron & Wine, Fleet Foxes, i Black Lips e Patti Smith, che interpretano se stessi.
C’è pure Austin, la città della musica che per anni ha attratto i migliori artisti e spiriti liberi.
Purtroppo però non c’è Terrence Malick che si limita, qui, con uno straccio di soggetto, a portare avanti due ore di film che pare non abbiano una sceneggiatura ma solo un continuo flusso di coscienza.
Ci sono carezze, sguardi, primi piani sui volti e ci sono battute che più frasi fatte non si può, manca una cosa fondamentale però: quel Terrence Malick che proiettava esperienze.

Voto: 5/10

Song to Song (USA 2017, sperimentale/drammatico 129′)
Regia: Terrence Malick
Sceneggiatura: Terrence Malick
Cast: Rooney Mara, Ryan Gosling, Michael Fassbender, Natalie Portman

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 Luca Buricchi 
Luca BuricchiNato nel 1983 ad Arezzo rimane folgorato dalla settima arte già all'età di sette anni quando, dopo una maratona dedicata alla trilogia originale di Star Wars, capisce che nel mondo c'è ben altro dei soliti Holly e Benji o Heidi con cui stava crescendo. Vedere film diventa quindi una missione, dai grandi classici ad introvabili e bizzarri. Appassionato di libri, fumetti, videogame e di tutto quello che può saziare la sua curiosità. Dal 2008 inizia a collaborare per alcuni anni con la webzine filmhorror.com occupandosi di news, recensioni e la realizzazione di un lungometraggio. Partecipa ad un'edizione del CyBorg Film Festival per la ricerca di sponsor. Ha scritto alcuni racconti brevi fantascientifici ed horror.
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