E il lenzuolo di Clelia diventa un’esposizione interattiva. Via al Premio Pieve

Nella giornata di apertura del 32° Premio Pieve Saverio Tutino, l’Archivio dei diari presenta l’exhibit interattivo multimediale realizzato da “dotdotdot” per animare il racconto della più importante opera autobiografica esistente, il Lenzuolo di Clelia Marchi. Taglio del nastro venerdì 16 settembre alle 16.30 a Pieve Santo Stefano, Arezzo

Redazione Arezzo Notizie
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Invia per email  |  Stampa  |   15 settembre 2016 12:29  |  Pubblicato in Cultura, eventi e spettacolo, Valtiberina


Venerdì 16 settembre una storia incredibile, racchiusa all’interno dell’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano, si arricchirà di un nuovo capitolo. A distanza di 30 anni dall’incontro tra la contadina Clelia Marchi e il fondatore dell’Archivio Saverio Tutino, lo studio milanese di interaction design “dotdotdot” realizza un exhibit interattivo multimediale che anima il racconto del lenzuolo-diario di Clelia. Un’esperienza destinata a diventare indimenticabile per tutti i visitatori del Piccolo museo del diario (www.piccolomuseodeldiario.it) percorso esperienziale che racconta l’epica dell’Archivio e delle storie di vita che custodisce a Pieve Santo Stefano.

La storia di Clelia, e dell’Archivio, è una storia antica, che affonda le radici nel secolo passato. Nel 1912 a Poggio Rusco in provincia di Mantova nasce Clelia Marchi. Nel 1928 Clelia sposa Anteo Benatti. I due giovani, contadini, mettono al mondo 4 figli e ne perdono altrettanti. Dopo un lungo matrimonio e un intenso amore, nel 1972 Anteo muore in un incidente stradale. Nel 1984 Clelia, sopraffatta dal dolore per la perdita del marito, trascorre notti insonni e trascrive su un lenzuolo matrimoniale, come fosse un diario, la storia della sua vita. Nel 1986 Clelia porta a Pieve Santo Stefano il suo lenzuolo-diario e lo dona all’Archivio diaristico nazionale. Nel 1992 i contenuti del lenzuolo sono trascritti e pubblicati in un libro, edito da Mondadori. Nel 2006 Clelia muore, all’età di 94 anni. Nel 2012 il suo lenzuolo viene collocato in una teca realizzata da Goppion, come la “Monna Lisa” al Louvre, e viene esposta come opera d’arte nel palazzo del Comune di Pieve Santo Stefano.

Nel 2016, l’exhibit che animerà alcuni oggetti emblematici della narrazione racchiusa tra le righe del lenzuolo. Il “taglio del nastro” della nuova installazione avverrà in concomitanza con l’inizio del Premio Pieve Saverio Tutino 2016, il festival della memoria dedicato alle scritture autobiografiche inedite, venerdì alle 16.30 nel palazzo Comunale di Pieve Santo Stefano (AR). Ad accompagnarlo il professor Camillo Brezzi, direttore scientifico dell’Archivio, la scrittrice Melania G. Mazzucco e Rosanna Mai, ex assessore alla Cultura di Poggio Rusco ma soprattutto amica e accompagnatrice di Clelia Marchi ai tempi del primo arrivo a Pieve Santo Stefano.

Il legame profondo che unisce l’Archivio al lenzuolo è chiaro sin dalla prefazione di Saverio Tutino a “Gnanca na busia”, la prima edizione del libro nato dal lenzuolo, edita dalla Fondazione Mondadori (e riproposta nel 2012 nella nuova versione del volume intitolato “Il tuo nome sulla neve” da Il Saggiatore). [L’Archivio] era il posto giusto per conservare quel lenzuolo “graffito” con mano ostinata e leggera da una contadina della bassa padana: un documento che conoscevano in pochi e che costituiva una preziosa testimonianza del bisogno di molte persone di lasciare una traccia di sé. A Pieve, quell’oggetto di memoria avrebbe trovato la sede adatta per raggiungere lo stato di soggetto: tra gli altri diari non si sarebbe trovato chiuso in un museo, ma immerso in un vivaio della memoria.

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