Volantini "della vergogna", la condanna del comitato di Saione: "Radicalizzazione di xenofobia e violenza verbale"

Le parole di chi vive il quartiere quotidianamente, perché ci abita o ci lavora, sono pesanti. Il comitato chiede anche un maggiore impegno alle istituzioni

"Tutto il Comitato condanna e considera inaccettabile che ancora nel 2019/2020 ci siano delle persone che compiono gesti di questo tipo".

Così il comitato di Saione prende posizione in seguito ai volantini "della vergogna", che riportavano una frase razzista, distribuiti lo scorso 19 dicembre in via Piave. Indignazione, ma anche un appello forte e chiaro alle istituzioni, affinché siano più vicine a questo quartiere e alle periferie cittadine in genere. 

"Oltre però a condannarlo - affermano i membri del comitato - pensiamo anche che questa sia la dimostrazione che qualcosa nel nostro sistema non funziona. Abbiamo notato che la radicalizzazione, la xenofobia e la violenza sia verbale, sia fisica nei confronti dei più deboli e dei meno rappresentati, è correlata alla crescente distanza tra le istituzioni e i cittadini; in questo caso, si tratta della distanza tra la fascia periferica urbana e il centro storico, metafora del potere politico e della rappresentanza. Gesti come questo sono la dimostrazione di una frustrazione e di una rabbia che non ha modo di esprimersi se non con violenza.

Siamo convinti che riportando le istituzioni (volte al mutuo soccorso, alla tutela dei più vulnerabili, alla mediazione e rappresentazione) tra le strade del quartiere si possa costruire un futuro migliore. Il problema dell’Italia di oggi è la corruzione, la mafia, la politica predatoria e l’odio. I problemi del quartiere di Saione sono i problemi di tutta Italia e per risolverli non esiste una soluzione semplice. L’immigrazione è un fenomeno globale e costante che richiede mediazione ed esso ci racconta della storia del colonialismo europeo e italiano, passato e contemporaneo, che ha sottratto per centinaia di anni risorse ad altri paesi. La nostra storia è legata a quella del resto del mondo e negare il nostro coinvolgimento nell’impoverimento di altri paesi come quelli africani è un errore e mancanza di coscienza. Solo una società che non sa imparare dalla storia lo può negare. Per questo è necessario che avvenga un ripensamento radicale delle modalità di narrazione dell’immigrazione, dell’emergenza lavorativa e della rappresentazione delle necessità della cittadinanza intera. È davanti agli occhi di tutti che le retate non sono la soluzione, ma solo un tampone ad una crisi molto profonda.

Video| Il commento dei residenti e la voce di Oxfam

E' forte poi lo sdegno nei confronti dei commenti che gli stessi aretini hanno espresso in seguito alla pubblicazione della notizia. Odio, parole pesanti e il dubbio, insinuato spesso, che sia stata una situazione creata ad arte.

Non abbiamo potuto fare a meno di notare i commenti vergognosi di molte persone sotto gli articoli che raccontano dell’accaduto. Decine di persone che con il loro nome e cognome giustificano tali atti con linguaggio sprezzante e presuntuoso. A queste persone vogliamo dire che giustificare la violenza verbale, è essa stessa violenza. Che se non condannate tali atti siete voi stessi violenti e complici di gesti che solo dei codardi possono compiere. C’è molto lavoro da fare, incluso trasformare la vostra frustrazione e rabbia in qualcosa di positivo che contribuisca al futuro di tutti noi.

Due anni fa un episodio simile

Quindi il comitato inoltra 7 richieste per il 2020 a chi amministra la città.

Chiediamo che nel 2020 ci sia uno sforzo da parte di tutte le istituzioni e della cittadinanza intera a: dichiararsi apertamente anti-razzista e anti-fascista; lavorare con gli enti già esistenti per fare rete e alimentare il fuoco della partecipazione civile; Lavorare attivamente per ripensare il mercato del lavoro; ripensare il linguaggio politico in modo da convogliare la complessità e evitare le semplificazioni banali;  lavorare per dare voce alle fasce più vulnerabili della nostra città, come giovani, disabili, e migranti;  invitiamo poi i mezzi di stampa a narrare il quartiere di Saione in tutte le sue forme e non solo dal punto di vista del “degrado” e della criminalità; invitiamo l’amministrazione a dare la stessa considerazione riservata al centro storico, a tutto il resto della fascia periferica urbana.

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