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"La struttura Covid di via Arno è un atto di solidarietà senza nessun rischio per i residenti"

Nella missiva un gruppo di cittadini lamenta mancanza di informazioni alla popolazione e chiede massima sicurezza con l'uso di tutti gli strumenti adeguati

 

Alcuni residenti della zona di Via Arno hanno scritto al sindaco, al prefetto e al direttore generale per avere informazioni sulla struttura di Koiné adibita a cure intermedie per due pazienti Covid arrivati ieri pomeriggio dalla Rsa di Villa Fiorita, dove non potevano più restare vista la loro positività al virus. 

Nella missiva un gruppo di cittadini lamenta mancanza di informazioni alla popolazione e chiede massima sicurezza con l'uso di tutti gli strumenti adeguati.

Oltre alle notizie già diffuse che spiegano modalità e strumenti impiegati e la rete di istituzioni impegnate, anche il sindaco Ghinelli, all'interno della sua diretta video ha voluto tranquillizzare con assoluta certezza i cittadini:

"Questo non è l'albergo sanitario di cui si è da tempo parlato, e non è nemmeno la Rsa Covid che si dovrebbe costituire in provincia per gli ospiti positivi delle Rsa. Questa è una struttura che è stata messa a disposizione, in una gara di solidarietà, da Koinè che ne è la proprietaria, in via Arno. Vorrei fosse chiaro ai miei concittadini che i tre contagiati, chiusi in una casa, che li rimangono, dove sono sorvegliati, controllati e isolati, tra l'altro non sono autosufficienti, sono 'innocui', non sono in grado di produrre contagio, anche su chi sta nelle immediate vicinanze. Stanno chiusi nelle loro camere, cercano di vivere al meglio questa degenza, come non potevano farlo nelle Rsa che sono delle comunità. Prego i miei concittadini di porre attenzione a questa forma di solidarietà che di fatto non comporta alcun rischio per chi abita nelle vicinaze e ci mancherebbe altro che io gli facessi delle difficoltà ad andare in un posto piuttosto che in un altro soltanto per un vicinato che ha il nervo scoperto. Guardiamoci nelle coscienze, tutti noi potremmo essere in quelle condizioni e dovremmo poter avere la possibilità di vivere in maniera sana per tutti una degenza che non può essere vissuta nelle comunità di appartenza."

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