La casa vacanze all'Elba che non c'è, truffata una famiglia aretina. Poi l'odissea per fare denuncia

Una famiglia aretina è rimasta truffata da un'organizzazione di donne, finite in manette da un mese circa, per l'affitto di una casa vacanze all'Isola d'Elba, casa che in realtà non esisteva. Al danno la beffa, ossia il non riuscire a darsi una...

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Una famiglia aretina è rimasta truffata da un'organizzazione di donne, finite in manette da un mese circa, per l'affitto di una casa vacanze all'Isola d'Elba, casa che in realtà non esisteva. Al danno la beffa, ossia il non riuscire a darsi una spiegazione plausibile sul perché sia stato così difficile fare la denuncia del fatto. Ma andiamo con ordine.

La famiglia della periferia di Arezzo aveva scelto di andare all'Isola d'Elba per le vacanze di agosto, in un sito specializzato, aveva trovato la disponibilità dell'appartamento, prezzo e periodo stabilito, una chiacchierata per telefono, una caparra concordata e versata di 350 euro, poi l'attesa delle vacanze e nei giorni scorsi i tentativi di ricontattare l'affittuaria che però non si trova, la messaggistica whatsapp che è ferma al 28 giugno e il dubbio che sale.

"Volevamo chiedere alcune informazioni sull'appartamento e sulla spiaggia, prima di partire - spiega la signora truffata - ma non siamo riusciti più a parlarci, così abbiamo fatto delle ricerche e lunedì abbiamo fatto l'amara scoperta."

Già da alcuni forum on line è saltata fuori quella che ormai era l'accertata truffa di una banda di quattro donne sulle case vacanza nei luoghi più richiesti d'Italia come l'Isola d'Elba ad esempio oppure la Sardegna.

"Chattando con le persone che erano state truffate come noi ho capito cosa era successo, mi hanno raccontato che la banda era stata scoperta che erano scattati gli arresti, ma anche che per recuperare almeno la caparra dovevo sporgere denuncia, loro erano state dai carabinieri e così ho deciso di fare anche io."

Con i figli al seguito, che nelle giornate estive sono a casa, la mamma si è recata al comando dei carabinieri di Arezzo, era lunedì mattina quando in città fervevano le ricerche di un ragazzo scomparso. Così il carabiniere di turno all'ingresso della sede provinciale di via Carlo Alberto Dalla Chiesa, ha spiegato che non c'era nessuno che poteva in quel momento prendere la sua denuncia. La donna ha spiegato che era importante perché rappresentava l'unica speranza di poter riavere indietro i soldi della caparra.

Alla fine ha desistito e su invito di un militare dell'arma ha rimandato al giorno successivo. Così anche martedì mattina si è recata al comando provinciale, ma nulla.

"Anche in quel caso mi hanno detto che non c'era personale a disposizione e che non potevo assolutamente fare la denuncia, io ho chiesto se era uno scherzo, ho detto anche che avrei avuto modo di aspettare se necessario. Alla fine sono andata alla polizia."

"Sono amareggiata per la truffa sì, conclude la mamma, ma anche e forse ancora di più per il trattamento subito, capisco che c'è un problema di personale nelle nostre forze dell'ordine, ma il cittadino allora cosa deve fare?"

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Uno sfogo comprensibile per questa famiglia che seguendo la legge sta cercando di recuperare il maltolto e allo stesso tempo cercando di portare comunque al mare i propri figli.

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