"Truffò Banca Etruria e fece sparire quasi mezzo milione", impiegato a processo

Un raggiro di tipo finanziario studiato alla perfezione, basato sulla creazione di dossier titoli e investimenti. Il protagonista di questa storia è un aretino, reo secondo la procura di Arezzo di aver truffato una banca: Banca Etruria.

E' accusato di aver messo a segno una truffa da centinaia di migliaia di euro. Un raggiro di tipo finanziario studiato alla perfezione, basato sulla creazione di dossier titoli e investimenti. Il protagonista di questa storia è un aretino, reo secondo la procura di Arezzo di aver truffato una banca: Banca Etruria.

Dopo le vicissitudini dell'istituto di credito cittadino, vissute sulla propria pelle da molti aretini,  la vicenda rievocata questa mattina di fronte al giudice Mantellassi, appare paradossale. Perché secondo la procura, l'aretino che adesso ha un posto sul banco degli imputati, aveva utilizzato proprio strumenti di investimento come i titoli - in relazione ai quali l'istituto era creditore d'imposta - truffandola. Come? Inducendola nell'errore e trattenendo soldi che la banca doveva versare all'erario in qualità di sostituto d'imposta. Mentre nelle sue tasche sarebbero finiti la bellezza di 485mila euro.  

L'uomo, oggi difeso dall'avvocato Marco Bufalini,  era dipendente della Banca del Vecchio (allora nel gruppo Banca Etruria) ed era incaricato di eseguire al pc una "prova di funzionamento della procedura titoli" ovvero una simulazione con la quale veniva calcolata l'imposta sostitutiva sul disaggio di emissione (un'imposta che grava su chi acquista obbligazioni e titoli di stato ed è pari al 20 per cento della differenza tra il prezzo di acquisto e il valore di rimborso alla scadenza). Tale imposta veniva accreditata sul conto corrente della madre. Allo stesso tempo l'uomo inseriva la cifra nel conto unico della banca, tramutandolo automaticamente per la banca in un debito nei confronti dell'erario. Una volta ottenuto l'effettivo accredito nel conto della madre, il dipendente metteva in atto l'ultima parte del piano: smobilizzava i titoli e modificava la natura del dossier titoli, intestandolo ad altra persona giuridica. Una modifica che bloccava il sistema, impedendo alla procedura titoli di eseguire sul conto della madre e sul conto unico della banca le operazioni di segno opposto e allo stesso tempo impedendo il pagamento dell'imposta da parte della Banca. Con questo metodo, stando a quanto emerso dalle indagini coordinate dalla pm Julia Maggiore,  nel conto intestato alla madre sarebbero stati trattenuti nel 2011 circa 101mila euro, nel 2012 oltre 96mila euro, nel 2013 oltre 130mila e nel 2014 oltre 157mila. Un totale di oltre 485 mila euro, frutto di ben 106 operazioni svolte con lo stesso metodo. 

Questa mattina in aula dovevano essere ascoltati i testi dell'accusa, ma il procedimento è stato rinviato ad aprile, quando sarà dato l'incarico ad un nuovo giudice.

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