Banca Etruria, riprende dopo sei mesi il processo per truffa: attesa per la sentenza

Sono 13 gli imputati: direttori di filiale e dirigenti. Oggi il collegio potrebbe anche emettere la sentenza

Si riparte da sei mesi fa. Da quando il procedimento per truffa - che vede impitati dirigenti e direttori di filiale della ex Banca Etruria -si è fermato in attesa che il giudice Angela Avila, spostato alla sezione Gip Gup, tornasse a presiedere il collegio giudicante.

Questa mattina con una attesissima udienza, riprende il processo. Si riannodano i fili e si va avanti. Dritti fino alla sentenza che, teoricamente potrebbe arrivare anche quest'oggi. Non è da escludere però un altro possibile rinvio per concludere le repliche finali. Ma entro settembre la decisione dovrebbe arrivare: anche perché il giudice è in attesa di un trasferimento ad altra sede. 

L'accusa di truffa

Secondo l'accusa i 13 impiutati - per truffa e istigazione alla truffa - costiuivano la "cabina di regia" che impartiva direttive per piazzare i titoli subordinati di Banca Etruria. Per loro la pm Julia Maggiore,  al termine di una corposa e dettagliata requisitoria, ha chiesto le condanne. La pena più pesante - una stangata - è stata chiesta per il responsabile della direzione territoriale aretina Luca Scassellati e per il direttore dell'area Mercato Baiocchi Federico Baiocchi: 3 anni e 800 euro per istigazione alla truffa. Due anni e mezzo - e 700 euro di multa - invece per i coordinatori di zona Samuele Fedeli e Luigi Fantacchiotti. Infine, per altri 9 tra direttori di filiale e impiegati, la pm ha chiesto una condanna a 1 anno e sei mesi e una multa di 600 euro. Assolto Paolo Mencarelli (responsabile del dipartimento privat).

Le richieste arrivano in merito alle vicende che hanno riguardato 11 risparmiatori che hanno deciso di andare fino in fondo al processo. Altri hanno rimesso la querela. 

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