Tre uomini in casa, moglie e marito rapinati di notte. Bottino da 10mila euro

Dopo mezz’ora di strattoni e minacce se ne sono andati, scappando con un’auto, probabilmente guidata da un quarto malvivente. Oltre al bottino (una penna d’oro, orologi da tasca, catenine), hanno portato via i telefoni, per evitare che fossero immediatamente chiamate le forze dell’ordine

Redazione Arezzo Notizie
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Invia per email  |  Stampa  |   15 luglio 2017 10:47  |  Pubblicato in Cronaca, Valdichiana

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Rapina in casa a Lucignano dal valore di 10mila euro. Vittime i coniugi Maccioni, Iacopo e Angela, di 65 e 60 anni.

L’episodio risale ad inizio settimana ed è stato anche denunciato su facebook da Iacopo Maccioni, ex consigliere comunale e preside in pensione. Un post lungo, che ripercorre gli attimi di paura della nottata, rivolto ai banditi, per i quali comunque non riserva sentimenti beceri: “Una rapina non può bastare.Non riuscirete a farmelo dire. Non riuscirete a suscitare in me quei sentimenti che trasformano parole in proclami e i proclami in programmi. No”.

La cronaca

Tre uomini sono riusciti a penetrare nottetempo nella sua abitazione, forzando una finestra.

Una volta dentro, intorno alle 2,10, si sono avvicinati alla camera da letto e hanno immobilizzato moglie e marito, intimando loro di consegnare denaro e preziosi.

I banditi si sono fatti aprire la cassaforte, anche se, per l’agitazione, il padrone di casa ha sbagliato più volte la combinazione, rischiando che il meccanismo di sicurezza si attivasse, bloccando lo sportello.

Attimi di panico, uno dei banditi ha bagnato con l’acqua fredda l’uomo, ritenendo fosse il modo migliore per tranquillizzarlo. Dopo mezz’ora di strattoni e minacce se ne sono andati, scappando con un’auto, probabilmente guidata da un quarto malvivente. Oltre al bottino (una penna d’oro, orologi da tasca, catenine), hanno portato via i telefoni, per evitare che fossero immediatamente chiamate le forze dell’ordine.

Il post pubblicato facebook

Una rapina non può bastare.
Non riuscirete a farmelo dire. Non riuscirete a suscitare in me quei sentimenti che trasformano parole in proclami e i proclami in programmi. No.
Certo, quando mi avete svegliato di soprassalto, alle 2.10, questa notte, opponendo una mano contro il mio volto, avete provocato delle reazioni emotive per sedare le quali occorrerà molto tempo. Certo, ogni sera quando tornerò in camera vedrò e sentirò mia moglie che mi raccomanda di restare calmo, di non reagine di fronte alla prepotenza di tre uomini, avvolti dall’oscurità. Certo, prima di prendere sonno rivedrò, finché vivrò, la luce delle torce puntate contro gli occhi per impedirmi di leggere la paura nei vostri giovani volti.
Certo, dopo che mi avete fatto aprire la cassaforte e il mio cuore ha iniziato a battere incontrollato, ho creduto che la sedia sulla quale mi sono appoggiato, sarebbe stato l’ultimo contatto con il mondo. (E comunque ricordatevi: l’acqua fresca tiratami addosso non è la terapia giusta in queste situazioni).
Certo, i battiti cardiaci, quando ve ne siete andati, superavano il numero di 100 ogni minuto e la pressione registrava 180 su 120. Certo.
Certo, quando avete preso gli ultimi orologi da tasca di una vecchia collezione, già scemata per i due furti precedenti, ci sono rimasto male.
Certo. Per la penna stilografica d’oro, una Cartier regalatami dalla suocera, 37 anni or sono, ci sono rimasto peggio. E ancor di più ho accusato il colpo per la catena da orologio di mio nonno. Volgarissimo argento. C’erano le mie iniziale poiché mi chiamo come lui. La rabbia maggiore però l’ho provata e la provo per voi, sapendo che con questi oggetti ricaverete ben poco.
Trascinandomi per il braccio da un ambiente all’altro siamo passati attraverso le due stanze che fungono da studio. Quella al piano di sopra, accanto alla camera dove avete fatto irruzione e quella al piano di sotto, non lontano dalla cucina dalla quale siete entrati. Forse avete visto qual è la vera ricchezza di questa casa. E non riesco a immaginare questa ricchezza cosa abbia suscitato in voi. Certo, per portar via tutti i libri di due vite, una di 65 e una di 60 anni, avreste avuto bisogno di un camion bello grande. E, ve lo dico per certo, mi sarebbe dispiaciuto. Molto. Comunque, quella ricchezza lì almeno sarebbe rimasta con noi, anche dopo il furto. Perché quei libri sono negli scaffali come memoria, non come soprammobili. E per essere memoria devono prima essere entrati, attraverso gli occhi, nella mente. Molti di questi, purtroppo oggi non ricordo più cosa raccontino. Dovrei rileggerli ma escono sempre libri nuovi e anch’io ambisco scriverne.
Ecco. È proprio per questo che non riuscirete a farci dire quello che molti si aspetterebbero. Siete giovani. Io sono vecchio. Lo avete sottolineato per chiedermi di dare a voi quello che a me servirà per poco più. Se altro denaro avessi avuto in casa, non per generosità ma per la paura che era tanta, certo, ve lo avrei dato. Nello stesso modo in cui vi ho portato alla cassaforte. E quando questa non si apriva non era perché volevo farla bloccare. Era solo perché al buio, senza occhiali, non vedevo quello che facevo e il terrore annebbiava la mente al punto che non ricordavo cosa dovessi digitare.
Certo. Ci avete condizionato l’esistenza per il tempo a venire. Quello che sarà. È altrettanto certo però che voi eravate tre, forse quattro, se un complice vi aspettava in auto.
Solo tre o quattro. Non di più.
E non bastate per farcelo dire.

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