Strage di Bologna, un video amatoriale ha fatto riaprire le indagini. Polcri: "Procelli sempre nei nostri ricordi. Attendiamo la verità"

Ogni anno Anghiari ricorda il giovane morto nell'attentato insieme ad altre 84 persone. Alle celebrazioni c'è sempre il cugino Walter: era anche lui di leva quell'anno.

Un filmato girato da un turista tedesco, in Super 8, avrebbe permesso la riapertura delle indagini sulla strage di Bologna. Il video amatoriale ha ripreso il primo binario e inquadrerebbe volti di persone che potrebbero aver avuto un ruolo importante nell'attentato.

Emergono di giorno in giorno nuove indiscrezioni sulle indagini che la Procura generale di Bologna ha appena concluso, arrivando a un soprendente epilogo. Tra i mandanti infatti il pool di magistrati ha indicato anche Licio Gelli, considerato inseme ad Umberto Orlando il finanziatore della strage. Come? Facendo arrivare indirettamente 5 milioni di dollari da conti svizzeri soldi ai Nar. La Procura generale di Bologna ha seguito le tracce lasciate 40 anni fa dai soldi. Ma solo oggi, con l'ultima di una serie di inchieste è stato alzato il velo su chi avrebbe dato "l'ordine". 

Intanto la comunità di Anghiari si stringe intorno al ricordo di Roberto Procelli, il 21enne che perse la vita nell'esplosione. 

"La comunità di Anghiari ricorda sempre Roberto - dice il sindaco Alessandro Polcri - ogni anno ci sono più iniziative in sua memoria. Dal concerto del 2 agosto, alla partecipazione alle commemorazioni bolognesi insieme ai familiari".

Oggi di familiari di Roberto ne restano pochi. Mamma Elda e babbo Rinaldo sono morti dal alcuni anni, senza sapere chi fossero i mandanti dell'attentato.

"Erano persone che vivevano questo grande dolore con estrema discrezione - racconta Polcri - ricordo la loro grande dignità nell'affrontare quanto la sorte gli aveva riservato. Senza mai esprimere sentimenti di odio verso chi aveva messo quella bomba, ma con un grande desiderio di verità". 

Un cugino del giovane, Walter, è sempre presente alle iniziative della comunità. Ricorda spesso che anche lui in quei mesi dell'estate 1980 era di leva, erano infatti coetanei. Quando sentiva Roberto gli diceva di sentirsi sfortunato, perché non poteva tornare a casa nei fine settimana come invece il cugino poteva fare. Invece fu proprio un permesso a costargli la vita. Quella mattina del 2 agosto infatti il 21enne aveva appena chiamato i genitori dal telefono pubblico della stazione: avvisava che sarebbe tornato. Ma nella sua Anghiari non tornò mai.

"Oggi tutta la comunità - prosegue il primo cittadino - spera che la verità su questo fatto emerga. Non solo la verità processuale, ma anche quella storica. Per ridare dignita a tutte le vittime e una risposta a tutti gli anghiaresi che custodiscono con grande affetto il ricordo di Roberto".

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