Strage di Bologna: "5 milioni di dollari dai conti di Gelli e Ortolani ai Nar". Le vittime: "Processo che cambia la storia"

L'avvocato di Gelli: "Procura di Bologna tratta in inganno, inquinamento evidente"

I genitori di Roberto Procelli se ne sono andati senza sapere che la strage nella quale il giovane morì a soli 21 anni aveva dei precisi mandanti. Tra loro c'era anche il capo della P2, Licio Gelli. Due storie, quella del venerabile e quella del soldato di leva, che si sono drammaticamente incrociate alla stazione di Bologna il 2 agosto del 1980. Quando una bomba - per la quale l'aretino Gelli è stato indicato come mandante finanziario, insieme a Umberto Ortolani, dalla Procura generale di Bologna - esplose alla stazione, spezzando 85 vite. Quella mattina, Procelli era in piazza. Il suo corpo fu trovato vicino ad una cabina telefonica: aveva appena chiamato il padre per dire che stava tornando a casa. 

A quaranta anni di distanza però la storia di quel terribile attentato, potrebbe essere riscritta.  La notizia della chiusura delle indagini ha portato con sé un'ondata di emozione. A partire naturalmente da quella dei familiari delle vittime. 

"L'addebito provvisorio per strage a carico di Paolo Bellini ce lo aspettavamo - Andrea Speranzoni, l'avvocato che rappresenta i parenti delle vittime della strage - ed ora abbiamo la conferma definitiva, ma l'ipotizzato concorso in strage con personaggi quali Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi è una novità assoluta che ci fa ritenere che questo processo possa veramente cambiare la storia di questo Paese".

Cinque milioni di dollari per finanziare la strage

Gli inquirenti hanno scavato tra documenti degli anni Ottanta, hanno ricostruito movimenti di denaro di conti intestati, tra gli altri a Gelli. E le loro conclusioni sono state che milioni di dollari transitarono dagli Stati Uniti verso i conti del "venerabile" e di Ortolani, per poi arrivare indirettamente a finanziare le attività dei Nar. Quanti soldi? Tanti, tantissimi: cinque milioni di dollari

Coordinato dal procuratore generale Ignazio De Francisci, il pool di magistrati ha è arrivato ad analizzare documenti bancari sequestrati decenni fa. Tra i preziosi fogli, che possono cambiare la recente storia d'Italia, c'era anche un atto denominato "Documento Bologna". Fu sequestrato nel 1982 a Licio Gelli, quando fu arrestato. Tra le righe di un manoscritto i finanzieri hanno scoperto il numero corrispondente ad un conto corrente aperto da Gelli a Ginevra. Un conto che aveva chiari riferimenti a Bologna.

L'avvocato di Gelli: "Procura tratta in inganno"

Lo storico legale di Licio Gelli, Raffaello Giorgetti, intervistato da AdnKronos ha commentato:

"Secondo me la Procura generale di Bologna è stata tratta in inganno da un inquinamento che mi pare evidente: questa è una mia supposizione. Premesso che non conosco gli atti ritengo che questa nuova ricostruzione sia frutto di grossi equivoci. Secondo me è impossibile arrivare a delle conclusioni e a una verità giudiziale dopo 40 anni. Ho molti dubbi".

Prosegue poi Giorgetti:

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"Una volta testualmente il Gelli mi disse prima che fosse coinvolto in questo processo: 'E' impossibile che sia una strage commessa da un italiano ma può essere stata commessa solo da terroristi stranieri'. E anche la sua condanna per calunnia la ritengo frutto di un grave errore giudiziario".

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