Slot “taroccate”, cambia il giudice e dopo un anno il processo riparte da capo

E’ uno dei tanti casi di processi che, proprio nei prossimi mesi, ripartiranno da zero in seguito al trasferimento di un giudice del tribunale di Arezzo

Nadia Frulli
Nadia Frulli
Invia per email  |  Stampa  |   16 febbraio 2017 14:35  |  Pubblicato in Cronaca, Arezzo

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La vicenda risale al 2008: slot machines “truccate”, dieci persone – delle quali tre aretine – accusate di associazione a delinquere finalizzata al peculato, e indagini delle Fiamme Gialle, coordinate dalla Dda, partite da Siena e arrivate nell’Aretino. Nel 2016 è iniziato il procedimento penale: calendarizzate le udienze, iniziato l’ascolto dei testi. Ma a causa del cambio del collegio giudicante, l’intero procedimento ripartirà da capo.

E’ uno dei tanti casi di processi che, proprio nei prossimi mesi, ripartiranno da zero in seguito al trasferimento di un giudice del tribunale di Arezzo. Il cambiamento del collegio implica infatti la possibilità per i difensori di richiedere di incardinare nuovamente i procedimenti per poter presentare alla nuova triade di giudici tutti gli incartamenti. E molti decidono di avvalersi di questa possibilità.
Così anche il processo per le slot – è stato deciso nell’udienza di alcuni giorni fa – riparte: il 30 maggio, di fronte ai giudici Avila (presidente di collegio), Faltoni e Lombardo (che ha sostituito Tafuro). E lo fa dall’ascolto dei testi di pm e parte civile (Lottomatica). Torna indietro di alcuni passi. Torna al marzo del 2016, quando entrò in aula a deporre il primo teste chiamato dal Pm Andrea Claudiani: il maresciallo della Guardia di Finanza che ha scoperto l’organizzazione.

La vicenda
Da quanto emerso dalle indagini, coordinate dalla Dda (Direzione distrettuale antimafia), gli imputati avevano con Lottomatica un contratto di gestione della rete. Ogni euro che entrava nella slot era così ripartito: 75 centesimi ai giocatori, il 13 per cento rappresenta il Preu e l’11 per cento viene suddiviso tra società che gestisce la rete e proprietari dell’attività che ospita le slot. Fin qui tutto normale. I gestori però avevano installato nelle slot un software che permetteva di nascondere molte giocate: anche il 50 per cento. Così percentuali destinate monopolio e proprietari delle attività venivano calcolate su un totale giocate molto inferiore. Il resto finiva nelle tasche dei gestori.

L’intero meccanismo venne alla luce in seguito ad alcune intercettazioni disposte durante una inchiesta sul riciclaggio. Tra i legali degli aretini ci sono Niki Rappuoli e Domenico Capalbo.

 Nadia Frulli 
Nadia FrulliUna laurea, un master e tanta voglia di raccontare la propria città.
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