San Giovanni, chiuse tre case d’appuntamento. Denunciati un italiano e due donne cinesi

Operazione dei carabinieri nella zona d’oltrarno a San Giovanni. L’accusa è di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione nonché favoreggiamento della permanenza sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari irregolari. Per ogni prostituta tra i quindici e i venti clienti alla settimana

Redazione Arezzo Notizie
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Invia per email  |  Stampa  |   10 agosto 2018 11:40  |  Pubblicato in Cronaca, Valdarno


Tre case d’appuntamento chiuse e tre persone denunciate, un italiano e due donne cinesi. L’accusa è quella di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, aggravato e in concorso, nonché favoreggiamento della permanenza sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari irregolari. L’operazione è stata condotta dai carabinieri di San Giovanni Valdarno con le tecniche di osservazione e pedinamento. L’indagine ha avuto inizio nei primi mesi del 2018, quando i militari sono venuti a conoscenza di una presunta attività di prostituzione esercitata da donne provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese, in zona “oltrarno” di San Giovanni.

Sono stati avviati, con discrezione, gli accertamenti preliminari volti a stabilire a chi fosse riconducibile la proprietà immobiliare in questione e chi ne avesse la materiale conduzione: ciò ha consentito di risalire a un primo soggetto italiano, sposato con una cinese. Verificata la fondatezza delle notizie ricevute, sono stati individuati i clienti in uscita dalla “casa di prostituzione”, pedinati e fermati a debita distanza. Varie e improbabili le scuse accampate per tentare di celare l’evidenza. In un secondo momento tutti hanno confermato ciò che avveniva nell’abitazione, per poi riferire dell’esistenza di una seconda e una terza “casa di prostituzione”.

Gli elementi raccolti nel tempo sono stati più che sufficienti a formare un quadro indiziario concreto con cui l’autorità giudiziaria ha concordato, emettendo un decreto di perquisizione al quale è stata data esecuzione nella giornata di ieri e che ha portato al sequestro di elementi utili a confermare il castello accusatorio. Sono stati rinvenuti cellulari “di lavoro”, ricevute di pagamento per siti web di annunci erotici ed è stato anche quantificato il volume degli “appuntamenti”, che in media si aggirava tra i 15 e i 20 alla settimana per prostituta.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, le prostitute variavano nel tempo e nel numero mentre è stato accertato che nell’esercizio del meretricio, oltre alle due maitresse, era attualmente impiegata anche una loro connazionale sprovvista di permesso di soggiorno, alla quale era richiesto il 50% dell’incasso derivante da ogni prestazione sessuale.

Variegata la clientela identificata, comprendente un ampio ventaglio di soggetti di varia levatura culturale sociale, dal libero professionista al medico, all’impiegato pubblico. Tra i fermati anche artigiani, disoccupati, uomini in età avanzata. Quasi tutti con una famiglia alle spalle.

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