"Ciao Enzo, amico e compagno di colori bianconeri": il ricordo di Romano Salvi

Il ricordo del giornalista: "Lui non amava essere definito “storico”: la sua passione gli faceva preferire la memoria orale, anche quella ricostruita con la competenza del ricercatore"

Il collega Romano Salvi ha voluto ricordare Enzo Gradassi, scomparso domenica all'età di 69 anni dopo una lunga battaglia contro una malattia che non gli ha lasciato scampo.

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Il cordoglio delle istituzioni
 

Ricordare Enzo Gradassi, ieri scomparso con la stessa dignità con la quale ha accettato la sua lunga malattia, significa affondare in mille rivoli della storia recente della città e della provincia di Arezzo. Nei quali è fluita la cronaca quotidiana di un territorio che Enzo ha spesso raccolto, con il suo proverbiale rigore e allo stesso tempo con la sua arguzia narrativa, in tante pubblicazioni tutte da rileggere. Giornalista e storico, fin dai primi anni ‘70 simbolo della comunicazione di una istituzione come la Provincia, medaglia d’oro al valore militare, oggi depotenziata da una riforma tutta da discutere, ma fulcro  della ricostruzione del dopoguerra prima e  dello sviluppo delle nuove infrastrutture materiali, sociali e culturali poi. Lui non amava essere definito “storico”: la sua passione gli faceva preferire la memoria orale, anche quella ricostruita con la competenza del ricercatore. In realtà Enzo resta il testimone di un passato raccontato nei più variegati risvolti, da quelli che hanno caratterizzato i decenni d’oro della rinascita, come li ha definiti un altro simbolo della Provincia come Giovanni Cardinali, fino agli impagabili ritratti di personaggi popolari aretini. Tra le sue testimonianze vissute a fianco del presidente Bellucci che lo aveva chiamato in Provincia nel 1965, il sostegno all’esperienza unica della riforma dell’ospedale psichiatrico condotta ad Arezzo da Agostino Pirella. Enzo ne fu, prima che testimone, protagonista. Sempre con lo stesso apparente distacco, ma con la stessa evidente passione e competenza con  cui  è stato fino all’ultimo inimitabile interprete della memoria. Per me indimenticabile il giorno in cui mi ha accompagnato alla Sala della Memoria di Civitella per donare alla sua  presidente Ida Balò, sopravvissuta all’eccidio del 29 giugno 1944,  il dvd , con la registrazione di 40 anni fa,  del ricordo di quel tragico giorno di Don Daniele Tiezzi, scampato all’eccidio, lui chierichetto del parroco, don Alcide Lazzeri, massacrato dai nazisti insieme  a 220 abitanti, per salvare i quali Don Alcide aveva invano offerto la sua vita. La Sala della Memoria ha già allegato il Dvd alla documentazione necessaria al processo di beatificazione di Don Alcide, avviato dal Vescovo Fontana. Anche questa una testimonianza dell’impegno, generoso quanto riservato, di Enzo Gradassi per la memoria e la storia della città. Ciao Enzo, amico e compagno di colori bianconeri. Posso mettere tra i miei ricordi più recenti e più leggeri la tua rivelazione di una notizia da te ricevuta  dalle segrete stanze della Juve dell’acquisto di Ronaldo? E posso aggiungere che non ti avevo creduto? Sbagliai, ma è stata l’unica volta che in tanti anni non ti ho dato fede. 

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