"Non ci credo, il giorno più brutto della mia vita. Addio Tom"

Il vicesindaco di Arezzo Gianfrancesco Gamurrini era insieme a Thomas Lorenzetti ieri quando si è verificato l'incidente mortale. Ha provato, invano, a rianimare l'amico. Oggi affida ai social i suoi pensieri

Uno scatto della gita di ieri postato dal vicesindaco Gamurrini

Un lungo messaggio pubblicato sul proprio profilo facebook per esternare il proprio dolore e ridordare l'amico scomparso. Il vicesindaco di Arezzo Gianfrancesco Gamurrini era insieme a Thomas Lorenzetti ieri durante l'uscita in moto conclusasi tragicamente nel comune di Chiusdino, nel Senese, con l'incidente mortale. Thomas, 39 anni, imprenditore castiglionese attivissimo per il territorio e che aveva legato il proprio nome al locale Velvet Undergound, è morto, nonostante i soccorsi e un tentativo di rianimazione proprio di Gamurrini.

"Ci conoscevamo da non molto, ma posso dire che nell'ultimo periodo stava nascendo una bellissima amicizia oltre ad una profonda e reciproca stima. Specialmente negli ultimi giorni non è mai mancata una telefonata o un messaggio per dire due cazzate piuttosto che per parlare di alcuni progetti a cui stavamo pensando", ha scritto Gamurrini.

"Eri un sognatore, come me, e forse è stato proprio questo a farci avvicinare. Un ragazzo senza peli sulla lingua, schietto e diretto, forse anche troppo per alcuni, ma era l'innegabile caratteristica che ti contradistingueva, e ciò che a me piaceva di più. Eclettico, curioso, amante della vita, un motore sempre a mille.
Eri estremamente esuberante ma al contempo una persona con grandi valori e un'immensa sensibilità.
Nei discorsi più seri non mancava occasione per parlarmi della tua Fede, mi dicevi che era la meglio in tutto e dei tuoi desideri per il vostro futuro.
Sai, ieri, dopo ore in cui non ero in grado di far uscire nient'altro che lacrime, ho parlato con lei e le ho raccontato quello che mi avevi detto proprio una settimana fa, quando ci siamo presi un caffè insieme.

Aspettavamo questo giorno come una chimera, dopo il lungo lockdown ci siamo incontrati mercoledì per parlare dei nostri progetti ed abbiamo pianificato anche questo tanto agognato giro in moto.
L'euforia di stare una giornata fra amici, di ridere e fare qualche curva insieme era tanta e tu non stavi nella pelle dalla voglia di salire sul tuo bolide.
Durante l'ultima sosta che abbiamo fatto mi hai detto che la mia sospensione posteriore lavorava bene mentre quella della moto di un altro amico che era con noi non era un granché. Fra me e me ho pensato 'sei fanatico quanto me'...
Poi siamo ripartiti col solito sorriso, lo stop successivo doveva essere per mettere costume e infradito.
Ma dopo pochi metri è successo ciò che non avrei mai pensato potesse accadere.

Tom! Tom! mi senti? Sono io! Guardami!
Persone che si fermano e mi aiutano a soccorrerti negli eterni minuti di attesa dell'ambulanza. Nel caos più totale di medici e soccorritori, non sentivo nulla, ero concentrato su ciò che potevo fare nella speranza di vedere una tua reazione, convinto che avresti sparato qualche cazzata non appena ripresa conoscenza. Non volevo smettere di farti il massaggio cardiaco, ti chiamavo, Tom cazzo! Tom! Poi hanno continuato i soccorritori per un tempo infinito.
Alle 12.28 il medico ha detto 'basta così'.

Non è possibile, non è vero! Mi è crollato il mondo addosso, non ho capito più nulla ed ho perso il senso della realtà. È solo un bruttissimo sogno! Non riesco a smettere di piangere, non ce la faccio, la testa mi scoppia!

Da ieri la mia vita è profondamente cambiata, quanto è successo non è razionale e non so se riuscirò mai ad elaborare ed a convivere con tutto ciò.
Non capivo e tutt'ora non comprendo, sono frastornato, mi faccio mille domande e non so cosa rispondermi. Se fossimo partiti 5 minuti prima? se avessimo deciso di andare da un'altra parte? Se, se... Forse non sarebbe successo nulla. Però nulla cambia le sorti, nulla riavvolgerà il giorno più brutto della mia vita.

Purtroppo ho dovuto conoscere la tua famiglia nella peggiore occasione possibile.
Non sapevo cosa dire, non mi uscivano parole, ma tuo padre Sergio ha avuto più coraggio di me e mi ha detto: "stava facendo ciò che gli piaceva, sicuramente era felice e sorrideva" e poi "il vulcano si è spento".

Ti chiedo scusa se non sono riuscito a fare di meglio, ce l'ho messa tutta e sono stato con te fino all'ultimo secondo.
Sicuramente ora ci stai guardando dall'alto e che troverai il modo di farti notare anche li e di far sorridere chi è vicino a te.

Eri troppo "ingombrante" per non sentire la tua assenza, mi mancherai.

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Ciao vulcano, ciao Tom!".

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