Quasi una tonnellata d’oro rubato riciclato, maxi operazione delle Fiamme Gialle. Aretino coinvolto

L’organizzazione che fondeva l’oro proveniente dai furti messi a segno delle abitazioni piemontesi e poi lo trasformava in verghe reimmettendolo nel mercato grazie alla complicità di una società ungherese.

Nadia Frulli
Nadia Frulli
Invia per email  |  Stampa  |   14 febbraio 2017 16:09  |  Pubblicato in Cronaca, Arezzo


C’è anche un aretino coinvolto nella mega inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Torino che questa mattina ha portato a termine 11 arresti, 60 perquisizioni, e sequestrato 800 chili d’oro e 6 milioni di euro. Numeri da capogiro per una organizzazione, scoperta e stroncata dal Nucleo di Polizia tributaria, che operava in Piemonte e all’estero. Questa mattina, oltre cento militari hannop concluso arresti e perquisizioni in varie regioni italiane.

E’ stato il procuratore torinese Armando Spataro a illustrare le tappe delle indagini svolte in collaborazione con i magistrati di Eurojust (che hanno coordinato le indagini in Ungheria e Slovenia).

L’aretino avrebbe avuto un ruolo di rilievo all’interno dell’organizzazione che fondeva il metallo proveniente dai furti messi a segno delle abitazioni piemontesi e poi lo trasformava in verghe reimmettendolo nel mercato grazie alla complicità di una società ungherese, della quale era titolare un italiano, che emetteva false  fatture di vendita, ricevendo i pagamenti.

L’oro in realtà non è mai uscito dai confini italiani ma “risultava venduto da un operatore estero a una società nazionale, mediante un’operazione di acquisto intracomunitaria. La compravendita documentata – spiega la guardia di finanza – era fondamentale per il gruppo perché permetteva di far uscire il denaro contante che sarebbe servito per finanziare i successivi acquisti illeciti di oro”. Con quei soldi, infatti, venivano pagati in contanti e in nero i ricettatori. E qui entrava in gioco l’aretino – pare un procacciatore – che sarebbe stato l’anello di raccordo tra i riciclatori di Arezzo, che ne ha coordinato l’attività e, in una seconda fase dell’operazione, ha favorito l’accreditamento della cartiera ungherese presso un’impresa nazionale leader del settore.

“Il guadagno dell’organizzazione – spiega la Guardia di Finanza di Torino – si realizzava immettendo nuovamente l’oro ripulito sul mercato ufficiale, vendendolo, con regolari transazioni, a quotazioni di mercato ad altre società nazionali leader del settore. In definitiva, le indagini hanno permesso di ricostruire un’intera filiera di approvvigionamento di oro procurato illecitamente – circa 750 kg per un valore di oltre 25 milioni di euro -, dai ricettatori fino alle società professionali, gettando la luce sull’origine e sulla destinazione del metallo prezioso.  Per la buona riuscita delle indagini è stato fondamentale, trattandosi di reati che hanno visto coinvolte società di altri Paesi dell’UE, il coordinamento garantito dall’organismo di cooperazione internazionale Eurojust con sede a L’Aia, presso il quale si è tenuta, recentemente, una riunione di coordinamento con la presenza delle autorità degli stati membri interessati, e che ha anche odiernamente svolto funzione di raccordo nella raccolta degli esiti delle attività svolte nei diversi paesi interessati. La presente indagine evidenzia quanto si dimostri fondamentale la funzione di coordinamento svolta da Eurojust in vicende nelle quali le condotte illecite si manifestino in più paesi, coordinamento che deve senz’altro essere implementato”.

 

 

 Nadia Frulli 
Nadia FrulliUna laurea, un master e tanta voglia di raccontare la propria città.
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