Crac Banca Etruria, i finanziamenti a Rigotti nel mirino. Oggi nuova udienza: il caso Isoldi

A Firenze, in corte d'appello, prosegue il procedimento per ostacolo alla vigilanza. Attese le richieste dell'accusa per Fornasari, Bronchi e Canestri

Un'udienza fiume, con la quale la ricostruzione delle vicende che hanno portato al crac di Banca Etruria è scesa nei dettagli. Quattro ore per affrontare il tema di vari prestiti che furono dati ad alcune società. Una di queste faceva capo all'imprenditore Alberto Rigotti. E in un caso, gli stessi soldi del finanziamento servirono per chiudere il conto aperto con l'istituto di credito aretino. 

Va avanti a ritmo serrato il procedimento per il crac di Banca Etruria. Al centro dell'udienza di ieri del maxi processo, che vede sul banco degli imputati numerosi ex membri del cda, c'erano i finanziamenti accordati dal 2006 al 2009.  Otto affidi per milioni di euro, sui quali sono state svolte minuziose indagini da parte della Guardia di Finanza. E proprio il luogotente delle Fiamme Gialle Franco Muffato ha illustrato i vari passaggi con i quali i soldi erano stati elargiti a fronte però di garanzie che non si sono poi rivelate sufficienti. Tra le società, anche quelle facenti capo a Rigotti o a lui riconducibili, che andavano dall'editoria all'energia alternativa.

Poi il capitolo relativo al finanziamento per Villa San Carlo Borromeo. Due i testi chiamati a deporre: un investigatore delle Fiamme Gialle e un membro della curatela. 

Oggi il processo va avanti con il capitolo Isoldi.

Sempre oggi, ma presso la Corte d'appello di Firenze, prosegue il procedimento per ostacolo alla vigilanza con la conclusione dell'accusa e quindi con le richieste della procura. In questo filone sono imputati Giuseppe Fornasari, Luca Bronchi e David Canestri. 

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