In coda alla Posta pur di uscire di casa, la denuncia di un dipendente: "C'è chi chiede l'estratto conto"

Alcuni operatori degli uffici postali aperti in provincia di Arezzo descrivono situazioni paradossali: "Servirebbero le multe a chi sta in fila senza avere un motivo realmente valido"

"Per favore, restate a casa se non avete urgenze". L'appello accorato è di un gruppo di dipendenti di Poste Italiane della provincia di Arezzo che, in questi giorni di emergenza da coronavirus, hanno assistito a code agli sportelli per operazioni, il più delle volte, differibili.

"Succede in tutte le zone dell'Aretino in cui le Poste - 100 sportelli in tutta la provincia - sono rimaste aperte. Ci sono sono file lunghissime da parte di utenti - spiega uno degli impiegati al telefono - che nelle ultime giornate potrebbero rimanere tranquillamente a casa".

Addirittura, racconta, c'è chi si è recato allo sportello per farsi fare una stampata dell'estratto conto. "Ma questa - dice il dipendente esasperato - non è affatto una necessità". Come molte altre del resto.

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"In realtà - spiega ancora - sono davvero poche le operazioni che devono essere portate a termine in questo momento, in ogni caso potrebbero essere espletate tranquillamente online. Negli altri casi dovrebbero partire multe e denunce, come previsto. Le pensioni sono state già pagate, molti dei bollettini in scadenza possono essere pagati più avanti. Non è il momento di creare assurde code in sportelli in cui, in alcuni casi, non ci sono neppure i separatori di plaxiglass che dividono l'utente da noi operatori, esponendoci a rischi. Le mascherine vengono distribuite alla spicciolata e nei giorni scorsi non tutti i lavoratori le avevano  disposizione. Insomma, la situazione di emergenza dovrebbe sconsigliare tutti a uscire di casa se non necessario: peraltro, prima di dirigersi alle Poste, si può fare una telefonata all'ufficio o mandare una mail, per capire se una certa operazione sia fondamentale o meno".

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