Inaugurato l'ospedale di Carlo e Gabriella: "Lì il loro cuore"

A Juba il taglio del nastro per la struttura sanitaria voluta dai coniugi Spini e dall'associazione Africa Tremila

La loro destinazione era il Sud Sudan. Nella città di Juba avrebbero dovuto inaugurare una nuova struttura sanitaria che sarebbe diventata un punto di riferimento per la popolazione. Ma Carlo Spini e la moglie Gabriella Viciani, non ci sono mai arrivati. Sono morti nel disastro aereo di Addis Abeba dello scorso marzo. 

"Parte del cuore dei nostri genitori è lì", spiegarono i figli in seguito alla tragedia. E oggi più che mai il loro ricordo ha fatto battere il cuore di chi li conosceva, perché si è svolta l'inaugurazione ufficiale di quella struttura. Quell'ospedale è intitolato a loro e a Matteo Ravasio, anche lui membro dell'associazione Africa Tremila e anche lui morto nel terribile volo. 

"Lontano dalla nostra idea di Ospedale, ma una grande risorsa per chi non ha nulla. Ogni centimetro quadrato è stato fatto con l’aiuto di molti, per cui sentitelo anche vostro". 

Così uno dei figli della coppia commenta le immagini. Al taglio del nastro era presente Elisabetta, una dei figli. La targa originale è andata persa nel disastro, la portava con sé Matteo. Ma oggi ne è stata collocata un'altra: "Three angels"  c'è scritto. In memoria dei tre angeli che così fortemente l'hanno voluta.

L'incidente aereo

Carlo e Gabriella avrebbero fatto tappa prima in Kenia e poi sarebbero arrivati a Juba. Erano andati in Africa per monitorare due progetti portati avanti dall'associazione di cui Carlo era presidente.

Era la mattina del 10 marzo quando si sono imbarcati nel  volo interno che doveva portarli fino a Nairobi.  Ma l'aereo, un boeing dell' Ethiopian Airlines, è precipitato vicino Bishoftu, nella regione di Debre Zeit, a circa 62 chilometri a Sud-Est di Addis. Era decollato alle 8,38 e i contatti radio si sono interrotti alle 8.44 locali, 6 minuti dopo il decollo. Il pilota, stando a quanto emerso nelle ore successive, aveva chiesto di poter effettuare un atterraggio di emergenza, poi il velivolo è precipitato.
 

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