Orafo dichiara 5mila euro l'anno, ma ha 14 milioni all'estero

Il patrimonio accumulato in circa vent'anni è depositato in Svizzera e in Liechtenstein

Scoperti circa 14 milioni di euro in conti esteri, accumulati negli ultimi vent'anni (dal 1999) e sconosciuti al Fisco italiano. Li ha individuati la Guardia di Finanza di Arezzo, attraverso una serie di accertamenti, iniziati nel 2018 e portati a compimento da una verifica domiciliare lo scorso febbraio. I soldi sono riconducibili a un orafo aretino - B.M. di 53 anni - che negli ultimi tempi ha fatto dichiarazioni dei redditi trascurabili, tra 5 e 10mila euro all'anno, oppure, addirittura, nulla. Ma quei conti (intestati anche a un fantomatico Gargamella) sarebbero - secondo i finanzieri, riconducibili all'orafo, classe 1963 e residente ad Arezzo.

Nel corso degli anni - spiegano dalle Fiamme Gialle - aveva accumulato una ingente fortuna svolgendo un’attività commerciale orafa, operando prevalentemente con l’estero, in completa evasione di imposta ed utilizzando per il deposito dei propri guadagni illeciti istituti di credito localizzati in Stati, al tempo, considerati paradisi fiscali, come la Svizzera ed il Liechtenstein. Ma al termine di accertamenti finalizzati alla prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Arezzo hanno intercettato l’esistenza di tali disponibilità estere abilmente occultate al fisco italiano. Visto l’elevato profilo di rischio individuato, le Fiamme Gialle hanno avviato mirate indagini tese a ricostruire l’entità di tali disponibilità, sia attraverso l’incrocio e lo sviluppo delle risultanze delle banche dati in uso al Corpo che mediante l’analisi della documentazione acquisita nel corso delle operazioni di accesso domiciliare eseguito nei confronti del soggetto che, nonostante le ingenti liquidità a lui riconducibili, manteneva un profilo basso e anonimo continuando ad operare come mero gestore in un’azienda di galvanica nell’aretino.

La chiave di volta dell'inchiesta, è stata il ritrovamento - come spiegato dal capitano Giuseppe Parisi del Nucleo polizia economico-finanziare, sezione verifiche complesse - di un modulo nella casa dell'uomo, attraverso il quale, nel 2017, avrebbe voluto attivare la procedura di voluntary disclosure. Tentativo, che poi non è stato portato a compimento.

Tra i documenti è stato rinvenuto un modulo, firmato dal soggetto, che attestava il possesso di tali somme, rivenienti - continuano le Fiamme gialle - da evasione perpetrata nel corso degli ultimi 20 anni, finalizzata a regolarizzare queste ingenti disponibilità attraverso l’adesione all’istituto della collaborazione volontaria, c.d. voluntary disclosure, procedura mai perfezionata. Seguiva, quindi, una verifica fiscale nei confronti della ditta del soggetto, resa difficoltosa dall’assenza di un impianto contabile e dalla continua reticenza mostrata dal suo titolare, che portava a ricostruire la redditività sottratta a tassazione in Italia per oltre 14 milioni di euro, con un’evasione all’Iva ammontante a circa 3 milioni di euro. Il servizio rientra nelle attività poste in essere dalla Guardia di Finanza a contrasto delle condotte di evasione fiscale internazionale più insidiose, a tutela dell’economia legale della provincia. 

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