Omicidio via Della Robbia. Ferrini di fronte al giudice per la convalida dell'arresto

Sconvolta la comunità di Pratovecchio Stia dove l'uomo è cresciuto e dove viveva da sempre lavorando in quella stessa azienda che gestiva insieme alla famiglia all’imbocco della Consuma

Quella di Maria e Federico è soprattutto una storia triste.
Una vicenda atroce, brutale certamente, ma allo stesso tempo penosa nella sua infinita miseria.

Lui 37 anni, imprenditore nel settore agroalimentare. Lei 60enne, arrivata dal Brasile, sposata e dedita alla prostituzione.
I due si sarebbero conosciuti un paio di anni fa e poco dopo avrebbero iniziato una relazione affettiva. Un rapporto burrascoso, complicato, tanto che negli ultimi periodi, secondo quanto confessato da Federico Ferrini presunto assassino della donna, lei aveva iniziato a ricattarlo. "Pagami, dammi 200mila euro o dico a tutti che vai con le prostitute".
Un peso troppo grande per il 37enne del Casentino che, dopo la rottura con Maria, aveva incontrato un'altra donna.

Sarebbe stato questo a far scattare la molla. La vergogna, la necessità di tutelare la propria reputazione e i propri affetti.

Cliente, amante e ricattato. Sei ore di appostamento poi il raptus

Così la sera del 25 agosto si è appostato con la propria auto di fronte all’appartamento di Maria in via Andrea Della Robbia. L'ha aspettata fino alle 3,30 del mattino. Poi con una spranga in mano ha bussato alla sua porta. Agli inquirenti avrebbe detto che quel pesante pezzo di metallo gli sarebbe servito per aprire nel caso in cui la donna non lo avesse fatto entrare. Lei però lo ha accolto in casa senza paura.

I due avrebbero iniziato a discutere. Lui voleva essere lasciato in pace lei, forse, tornare insieme. Quello che avrebbe dovuto essere un chiarimento è presto diventato una lite. Una discussione furibonda. E sarebbe stato proprio in seguito alle parole volate tra i due che Federico ha preso di nuovo la spranga in mano ed ha colpito la 60enne alla testa. Tre volte. Poi le ha legato il collo al bandone del letto ed è uscito di casa.

La confessione è arrivata venerdì scorso quando i poliziotti della squadra mobile di Arezzo lo hanno prelevato dalla propria azienda agricola a Pratovecchio e condotto in questura. Qui ha ammesso di essere stato lui ad uccidere Maria Aparecida Venancio de Sousa. Dichiarazioni che però il casentinese non ha riferito di fronte al pm titolare dell'inchiesta Chiara Pistolesi ma, soltanto alla polizia giudiziaria e per tanto non hanno valore di confessione. Uno sfogo arrivato come un fiume in piena. In base a quanto dichiarato agli agenti è stato trasferito al carcere San Benedetto con un decreto di fermo di indiziato firmato dal pubblico ministero.

Qui attende la convalida dell'arresto che dovrebbe avvenire questa mattina nell'aula del giudice per le indagini preliminari Fabio Lombardo presso il tribunale di Arezzo.

Sconvolta la comunità di Pratovecchio Stia dove l'uomo è cresciuto e dove viveva da sempre lavorando in quella stessa azienda che gestiva insieme alla famiglia all’imbocco della Consuma.
Chi lo conosceva dice di lui che era un uomo mite, buono, un gran lavoratore e che mai avrebbe pensato di vederlo coinvolto in una vicenda simile. Con il suo stand, "Il paradiso della ciccia", Ferrini era conosciuto in ogni angolo della provincia perché la sua presenza nei mercati e nelle manifestazioni all'aperto era una costante. In questi giorni, oltre a dover essere impegnato in un evento in provincia, si stava preparando per prendere parte alla Fiera del Mestolo. Ma la sua piazzola, da oggi, rimarrà vuota.

Federico Ferrini è assistito dal legale Gionata Giannini.

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