"Nigerian connection", in manette anche l'ultimo uomo braccato dai carabinieri. La "piramide" dello spaccio

Anche la fuga dell'ultimo uomo è terminata. Braccato dai carabineiri non è riuscito ad andare lontano: per E.F. trentenne di nazionalità nigeriana, richiedente asilo, si sono aperte questa mattina le porte del carcere di Arezzo. Era l'ultimo dei...

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Anche la fuga dell'ultimo uomo è terminata. Braccato dai carabineiri non è riuscito ad andare lontano: per E.F. trentenne di nazionalità nigeriana, richiedente asilo, si sono aperte questa mattina le porte del carcere di Arezzo. Era l'ultimo dei destinatari dell’ordine di custodia cautelare in carcere dell’operazione “Nigerian connection”.

Il trentenne era riuscito a sfuggire al blitz compiuto ieri mattina dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Arezzo, guidato da Matteo Demartis, in via Romana. Le ricerche però non si sono mai interrotte per l'intera giornata. Ottanta carabinieri hanno passato al setaccio gli appartamenti sospetti e all'alba di ieri hanno arrestato 8 persone: 7 uomini e una donna, tutti di nazionalità Nigeriana. In tarda serata è stato fermato l'ultimo uomo, in via Vittorio Veneto.

Adesso la donna si trova a Sollicciano e gli 8 uomini, tutti tra i 21 e i 30 anni, sono stati portati presso la casa circondariale di Arezzo. La pm Chiara Pistolesi è incaricata di occuparsi del caso. Nel prossimi giorni potrebbe svolgersi l'interrogatorio di garanzia degli arrestati e la convalida dell'arresto. Il reato per il quale gli inquirenti stanno procedendo è "detenzione ai fini di spaccio in concorso".

Le indagini sono andate avanti per oltre un anno, durante il quale i militari dell'Arma hanno seguito movimenti, ricostruito passaggi (oltre 4mila episodi di micro spaccio e tentacoli che si estendevano in Valdarno e Valdichiana)e hanno ricostruito la "piramide" dell'organizzazione. Al vertice c'era un giovane che teneva i contatti telefonici con altri due: un uomo e la donna. Questi ultimi organizzavano "gli abboccamenti e ricevevano degli ordinativi". Gli altri sei scendevano nelle strade aretine e spacciavano.

"In particolare - spiegano i militari dell'Arma - lo svolgimento dell’attività illecita prevedeva l’attivazione dietro richiesta telefonica del cessionario, l’accordo con lo spacciatore sull’incontro e sulla quantità di droga da vendere o cedere, ulteriore contatto di conferma, coordinamento con l’esecutore materiale della cessione. Materiale e sostanze per il “taglio” dello stupefacente erano sistematicamente approvvigionate sul web. L’arresto ed il positivo bilancio dell’operazione è il risultato di un’indagine avviata a fine 2017 e sviluppata con le tradizionali tecniche investigative sul campo, ovvero servizi di osservazione, controllo e pedinamento".

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