“Nigerian connection”: affari da 200mila euro con la cocaina ad Arezzo. I clienti? Giovani e professionisti

E’ stato fatto un grande lavoro di investigazione, per più di un anno, prima del blitz di ieri in via Romana e in altre parti della periferia aretina per stroncare la “Nigerian connection”. Sono oltre 4mila gli episodi di micro-spaccio documentati: presi singolarmente avrebbero avuto un peso esiguo, mentre tutti assieme – legati dal filo dei comuni pusher – […]

Mattia Cialini
Mattia Cialini
Invia per email  |  Stampa  |   9 ottobre 2018 7:42  |  Pubblicato in Cronaca, Arezzo

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E’ stato fatto un grande lavoro di investigazione, per più di un anno, prima del blitz di ieri in via Romana e in altre parti della periferia aretina per stroncare la “Nigerian connection”. Sono oltre 4mila gli episodi di micro-spaccio documentati: presi singolarmente avrebbero avuto un peso esiguo, mentre tutti assieme – legati dal filo dei comuni pusher – avranno altro valore in sede giudiziaria. Piccole e preziose tessere di un dettagliato mosaico, che racconta la cronaca quotidiana della vendita al minuto della droga “pesante” ad Arezzo: eroina e soprattutto cocaina. A tirare le fila del “giro” otto giovani, sette uomini e una donna, tutti provenienti dalla Nigeria, arrivati non prima di un paio di anni fa in Italia e messisi “al lavoro” per creare una rete di distribuzione di droga capillare. In città, ma anche in provincia: in Valdarno e in Valdichiana. L’identikit del compratore è mediamente giovane. Si va dai ragazzi benestanti, studenti, fino ai professionisti di mezza età.

CHI SONO GLI OTTO

L’operazione del nucleo investigativo dei carabinieri guidato da Matteo De Martis è stata denominata non a caso Nigerian connection: tutti i protagonisti destinatari di misure cautelari in carcere provengono dal paese africano. Hanno tra i 21 e i 30 anni. Uno di loro è stato riconosciuto come responsabile di un’aggressione a Campo di Marte  ad inizio settembre. Tutti sono richiedenti asilo, in passato accolti in strutture della provincia, e adesso dimoranti nell’Aretino, in affitto o presso amici. C’è un nono arrestato, un 21enne (anch’egli nigeriano), che è stato trovato con 30 grammi di droga e per questo fermato in flagranza di reato.

IL VOLUME D’AFFARI

I carabinieri hanno documentato 4mila episodi in poco più di un anno: oltre 10 al giorno. La media degli acquisti in denaro è stata di 30/50 euro a transazione. Per quanto emerso, è lecito ipotizzare affari tra i 150 e i 200mila euro. I carabinieri di Arezzo stanno approfondendo l’origine della droga spacciata, per risalire ai fornitori del sodalizio nigeriano.

L’INIZIO DELL’INDAGINE

Tutto è partito da un episodio accaduto poco più di un anno fa, una rissa avvenuta a nell’agosto 2017 tra Saione e Campo di Marte, tra persone di nazionalità nigeriana e gambiana.

Un violento tafferuglio – spiegano i carabinieri -, un regolamento di conti relativo alla spartizione del mercato dello spaccio in Arezzo.

Come detto, subito dopo scattarono arresti e accertamenti. E nei mesi, attraverso puntuali osservazioni, controlli e pedinamenti tra via Romana, Indicatore, Saione e zona Tortaia, i militari sono riusciti a ricostruire la rete:

i successivi approfondimenti hanno consentito di stabilire, mediante puntuali sequestri di sostanze stupefacenti del tipo eroina e cocaina, l’oggettiva responsabilità penale delle persone messe sotto indagine.

IL SISTEMA “INDUSTRIALE”, I MONEY TRANSFER E I KIT WEB

Secondo i carabinieri gli 8 arrestati “in concorso, in modo pressoché industriale, con carattere frequente e sistematico ottenevano consistenti proventi dall’attività illecita, velocemente trasferiti all’estero tramite il sistema dei “Money Transfer”, da esercizi commerciali della provincia di Arezzo”. C’era una precisa divisione dei ruoli: “alcuni svolgevano la funzione di esecutori materiali delle cessioni e di agenti riscossori, altri quella di incaricati dei contatti telefonici, di organizzatori degli abboccamenti e ricettori degli ordinativi, altri ancora cumulavano entrambi i ruoli occupandosi anche dell’attività di coordinamento dello spaccio al minuto”. E infine c’era il sistema di vendita. E nulla era lasciato al caso: “lo svolgimento dell’attività illecita prevedeva l’attivazione dietro richiesta telefonica del cessionario, l’accordo con lo spacciatore sull’incontro e sulla quantità di droga da vendere o cedere, ulteriore contatto di conferma, coordinamento con l’esecutore materiale della cessione. Materiale e sostanze per il “taglio” dello stupefacente erano sistematicamente approvvigionate sul web”.

@MattiaCialini

 Mattia Cialini 
Mattia CialiniNato nel 1983, lacustre trapiantato in Toscana. Vivo ad Arezzo, mi sento a casa anche al Trasimeno e in Maremma. Laureato in comunicazione di massa all'Università di Siena. Amo scrivere, ho la fortuna di farlo per mestiere dal 2002. Sommelier Ais
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