Morì nel cantiere per l'esplosione di una bombola: tutti assolti

A quasi nove anni di distanza si è chiuso il procedimento a carico di tre persone: il titolare della ditta edile, il coordinatore della sicurezza e il geometra preposto del cantiere

Foto d'archivio

Nessun colpevole. Per la morte di Sauro Zappalorti, 49enne che perse la vita sul lavoro, non ci sono responsabilità. Si è concluso questa mattina il processo per l'incidente che avvenne in un cantiere edile di Arezzo, in via Toniolo, nel 2010. 

A quasi nove anni di distanza si chiude il procedimento a carico di tre persone accusate di omissioni, negligenze, imperizie e mancata osservazione delle norme di sicurezza. Si tratta del titolare della ditta edile, il coordinatore della sicurezza e il geometra preposto del cantiere. 

Il pm Luigi Niccacci nell'udienza dello scorso luglioaveva chiesto  tre condanne da 4 mesi per ciascuno. 

La tragedia 

Era il dicembre 2010 quando in via Toniolo si verificò la tragedia.  Sauro Zappalorti, 49enne capocantiere di una ditta edile di Torrita di Siena si stava occupando della ristrutturazione di una palazzina in via Toniolo. Etano le 8 del mattino, poco dopo l'inizio dei lavori, quando una bombola da 15 litri di gas propano (usato per asciugare le pareti imbiancate) iniziò a perdere. La fuoriuscita saturò, in breve, l'aria di uno dei locali della palazzina. Un'improvvisa scintilla causò la deflagrazione, il crollo del tetto della struttura e la morte dell'operaio.

La sentenza è stata pronunciata questa mattina: tutti assolti. 

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