Morì dopo l’aggressione di un altro paziente: nuovo rinvio dal gup per i 6 sanitari della Fratta

In sei – la dottoressa presente quella notte in reparto sulla quale pende l’accusa di omicidio colposo e 5 funzionari Asl accusati di cooperazione colposa in omicidio colposo – attendevano di conoscere la decisione del gup sul rinvio a giudizio. La prossima udienza è fissata per il 20 aprile.

Nadia Frulli
Nadia Frulli
Invia per email  |  Stampa  |   16 febbraio 2017 10:47  |  Pubblicato in Cronaca, Valdichiana


Un avvicendamento tra giudici fa scattare un altro rinvio. Così fino al prossimo 20 aprile il gup non si pronuncerà sulla richiesta di rinvio a giudizio per 6 persone (un medico e 5 funzionari) dell’ospedale della Fratta accusati di “omicidio colposo” e “cooperazione colposa in omicidio colposo” per la morte di Sergio Botti, l’anziano morto nel 2014, 16 giorni dopo essere stato aggredito da un altro paziente.

Questa mattina, presso il tribunale di Arezzo, c’era attesa per sapere se gli imputati sarebbero stati prosciolti o meno. Ma alcuni avvocati della difesa, tra i quali Antonio Bonacci, hanno chiesto di rinviare in vista di un avvicendamento: il procedimento infatti, fino ad adesso celebrato di fronte al gup Annamaria Loprete, dovrebbe passare di mano ad un altro giudice. Pertanto i difensori hanno chiesto di attendere.

La dottoressa presente quella notte in reparto (sulla quale pende l’accusa di omicidio colposo) e 5 funzionari Asl (accusati di cooperazione colposa in omicidio colposo) in sintesi sono accusati di non aver correttamente applicato i protocolli che garantissero per i pazienti psichiatrici gravi la prevenzione di atti autolesionistici o che comportassero danni ad altri.

Quella terribile notte tra l’8 e il 9 luglio, infatti, un 35enne paziente psichiatrico in fase acuta, piombò nel reparto dove era ricoverato l’anziano (Medicina Generale), da un reparto contiguo. Gli infermieri che dovevano seguirlo aggrediti e il giovane scappò ed entò nella camera dell’anziano.  Botti era disteso nel suo letto, e qui fu aggredito: percosse e una forte pressione sul petto. Lesioni che, unite alle precarie condizioni di salute che lo avevano portato a quel ricovero, 16 giorni dopo ne decretarono la morte. Poco tempo dopo anche il giovane paziente psichiatrico si uccise.

Di questa triste storia oggi, resta da capire se ci fu la responsabilità dei referenti della Asl nella prevenzione di una situazione estremamente delicata.

L’accusa è sostenuta dal pm Julia Maggiore. I sei indagati sono difesi dagli avvocati Luca Fanfani, Antonio Bonacci, Giuseppina Macrì, Alessandro Serafini, Gianluca Rossi. La famiglia dell’anziano, assistita dall’avvocato Donata Pasquini si costituirà parte civile. E’ probabile un nuovo rinvio prima della decisione.

 Nadia Frulli 
Nadia FrulliUna laurea, un master e tanta voglia di raccontare la propria città.
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