Caso Martina, medico legale e consulenti in aula: "Nessun dna estraneo trovato, salma deteriorata". "Caduta non compatibile con suicidio"

L'esumazione della salma, i nuovi accertamenti autoptici, le poche risposte avute dopo mesi e mesi di distanza dalla tragedia. Sono stati momenti dolorosi e particolarmente toccanti quelli rivissuti questa mattina in aula durante la nuova udienza...

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L'esumazione della salma, i nuovi accertamenti autoptici, le poche risposte avute dopo mesi e mesi di distanza dalla tragedia. Sono stati momenti dolorosi e particolarmente toccanti quelli rivissuti questa mattina in aula durante la nuova udienza del processo sulla morte di Martina Rossi, la studentessa ligure che perse la vita il 3 agosto 2011 precipitando da un balcone dal sesto piano dell'hotel Santa Anna di Palma di Maiorca. Due giovani di Castiglion Fibocchi, Alessandro Albertoni (difeso da Tiberio Baroni) e Luca Vanneschi (difeso da Stefano Burichi), sono imputati nel procedimento con l'accusa di morte in conseguenza di altro reato. Secondo la tesi del procuratore Roberto Rossi infatti la giovane sarebbe morta tentando di sfuggire ad un tentativo di violenza sessuale.

Questa mattina in aula sono sfilati in aula, di fronte al collegio presieduto dal giudice Angela Avila, i consulenti della procura: il medico legale Marco Di Paolo, la genetista Spinetti, l'ingegnere Marco Sartini e il tossicologo Carlo Bottari.

Ed è stato proprio il medico legale a spiegare che le speranze di trovare prove o tracce di dna estraneo alla ragazza nella seconda autopsia, quella eseguita dopo l'estumulazione nel 2014, sono presto svanite. Alcune infiltrazioni di acqua avevano interessato anche la tomba della giovane e il corpo era troppo deteriorato. "Durante le manovre - ha raccontato il medico legale - ci si è accorti tardivamente della situazione".

E' emerso inoltre che la prima autopsia, quella svolta in Spagna, fu "sbrigativa", e non furono cercate tracce biologiche diverse da quelle della ragazza nelle zone erogene e nell'apparato genitale. Tracce che nemmeno i consulenti della procura sono riusciti a trovare con gli esami che sono riusciti a portare a termine, anche se con grossi limiti dovuti al deterioramento dei tessuti e all'azione delle infiltrazioni di acqua.

Attenzione particolare è stata posta ad una frattura riportata sul lato sinistro del volto, nella zona mandibolare (una frattura verticale trasversale). Secondo un consulente di parte civile, poteva essere stata causata prima della caduta, in una ipotetica colluttazione. Inoltre, se la frattura fosse stata causata da un pugno avrebbe causato la perdita di conoscenza della giovane. Secondo il medico legale, dunque, sarebbe stata compatibile con il volo dal sesto piano, che ha causato numerosi e gravi traumi a Martina.

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Fondamentale per l’accusa invece la deposizione dell’ingegner Sartini che ha svolto una perizia sulla caduta della giovane, secondo la quale, la “parabola" non si può assimilare a quella di qualcuno che si è gettato spontaneamente. Il corpo di Martina è stato trovato troppo vicino alla struttura dell’albergo da dove è caduta, sarebbe volata dal sesto piano “quasi a candela senza proiezione orizzontale”. Se invece si fosse gettata volontariamente, sostiene la perizia, ci sarebbe dovuto essere “uno slancio verso l’esterno”, cioè una sorta di parabola nella traiettoria dovuta alla spinta che si sarebbe data.

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